Scacciafighismo, un’analisi sociologica
Mi viene da dire delle cose sulla parola "scacciafiga".
Sì, lo so che potrei parlare d’altro. Che ne so, delle file e file di gnocca tirata a lucido al congresso del Pdl, ad esempio. Che si mormora fosse arrivata lì a mezzo casting. E invece no, mi viene "scacciafiga", e quindi scacciafiga sia.
Definire "scacciafiga": non so se sul Devoto-Oli ci sia, ma comunque a occhio e croce direi "n. volg. spreg., che risulta ostico al genere femminile; che provoca l’allontanamento delle donne da un luogo o argomento; estraneo alla cultura e agli interessi femminili; (fig.) noioso, pedante."
Notare la finezza di quel "fig.". Allora, la cosa da dire sul termine "scacciafiga" è che, ogni volta che viene usato, qualcuna si inalbera e dice che si tratta di un termine sessista. Perché non esistono argomenti intrinsecamente estranei al genere femminile: ci sono donne fra gli ingegneri, i medici, i calciatori, i sistemisti. No, le donne fra i calciatori non sono solo quelle con le tette grosse che sculettano in televisione. E santiddio.