Sorelle d'Italia

Amico, amico, amico un cazzo

Sembra una banalità, probabilmente lo è: le donne continuano a morire solo per aver detto “no”. Vanessa Simonini, vent’anni, è morta così: a ucciderla è stato Simone Baroncini, trentacinque anni. Uno a cui il papà, probabilmente, si è dimenticato di insegnare che quando una donna non ti vuole il modo giusto di reagire è dire “OK”, risalire in macchina, riportarla a casa e non vederla più. Non strangolarla sul greto del fiume.

Che sembra ovvio, ma c’è gente che evidentemente non capisce.

La cosa agghiacciante, in tutto questo, è che lo strangolatore è incensurato: uno che non si sa se abbia una storia di violenza pregressa non denunciata, ma sicuramente uno che, in virtù del suo non essere mai finito davanti a un giudice, verrà trattato con meno severità rispetto a un violento conclamato. Qualcuno dirà che lei gliel’aveva fatta annusare e lui ha perso la testa. Qualcun altro dirà che le brave ragazze non vanno in camporella con uomini più grandi di loro che conoscono appena. Qualcun altro ancora dirà che è matto. E via di attenuanti per un gesto che, tocca ripeterlo, non si può comprendere se non lo si inscrive nel quadro più ampio di una cultura maschile del possesso, dell’incapacità di gestire la frustrazione, della conquista sessuale come prova del proprio valore. Ne moriranno altre, come Vanessa Simonini, molte altre, se non si comincia ad attaccare quella cultura.

8 dicembre 2009
12:57, martedì
Giulia Blasi
Filed under : Cronaca, Gender
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