Uno virgola due, l’Italia delle culle vuote
Silvia Ferreri è una giovane regista che, trentenne e senza figli, un giorno ha cozzato contro una realtà che non conosceva. Il mobbing feroce ai danni delle madri lavoratrici, fatto di velate minacce, finte maternità ("sulla carta ho fatto i cinque mesi di maternità legge, in realtà ho lavorato fino a 5 giorni prima del parto e sono tornata in ufficio 15 giorni dopo", ricorda una di loro), battute pesanti, vestiti ampi per nascondere la pancia e lettere di licenziamento firmate in bianco da tenere nel cassetto, che non si sa mai.
Comportamenti illegali, prima ancora che odiosi, che fermano la natalità italiana a uno virgola due figli per madre, come dice il titolo, fanno lasciare il lavoro al 20% delle donne che hanno avuto un figlio (dati Istat) e spesso impongono di rinunciare a una desiderata seconda gravidanza pur di non rivivere il mobbing da parte dell’azienda e dei colleghi.
Il documentario, uscito in dvd, è diventato anche un libro, con la prefazione di Miriam Mafai, presentato a Roma in occasione dell’8 marzo e recentemente a Milano.
Leggerlo fa infuriare, riflettere e chiarisce che l’obiettivo delle donne, madri e non, deve essere di profonda solidarietà.
Io lo metterei fra le letture obbligatorie per i ragazzi della scuola.
E soprattutto per i direttori del personale.