Il bromuro di Berlino
Lo ammetto: mi sfugge il motivo per cui un’insegnante debba perdere il lavoro in Italia se fuori servizio a Berlino fa del suo corpo un uso libero che in Germania non viola nessuna legge, e quindi è legittimo.
Sarò io che ho un problema con il moralismo perbenista, ma se fossi un insegnante mi verrebbe spontaneo chiedermi:
e se mi beccano con un videofonino mentre entro in un cinema per adulti e mi sbattono su YouTube, perderò il posto perchè "guardare i filmacci non è educativo"?
E se qualcuno mi sorprende a far l’amore in macchina e mi scatta foto che sbatte a mia insaputa su Flick, perderò il posto perchè "fare le cosacce non è educativo"?
E se mi filmano mentre faccio spese in un sexy shop e finisco sui cellulari dei miei studenti mentre compro un camice da infermierina, mi licenzieranno per questo? Potrò permettermi il topless in spiaggia, o di frequentare lidi per nudisti autorizzati, nella speranza di non essere ripresa mentre mi faccio baciare le terga dal sole?
E succederebbe la stessa cosa se anzichè ripresa in comportamenti che prevedono l’utilizzo del corpo in ottica sensuale venissi beccata, che so, alticcia, a fumare sigarette, senza casco in moto o a fare bungee jumping, che sono tutti comportamenti gravi, pericolosi e diseducativi? O solo l’uso del corpo in chiave sensuale è "diseducativo"?
E siamo sicuri che se partecipassi a miss italia dove un mariotto qualunque mi chiedesse di girarmi per valutarmi dal culo, perderei il posto perchè non è educativo (partecipare a miss italia, far vedere il culo, obbedire a mariotto, le tre cose insieme)?
Ma soprattutto: fino a che punto è legittimo che la mia professione sia messa a rischio da comportamenti privati che non violano alcuna legge, se non quella della privacy, e oltrettutto a mio danno?