Donne ai tempi della ruota
Roma, Italia, anno 2008: ad un certo punto nel già articolato e evoluto dibattito sulle donne e le gravidanze a colpi di ‘l’aborto è l’omicidio perfetto’, si inizia a parlare di ruote. Sì, le ruote degli esposti, dove venivano abbandonati i bambini subito dopo la nascita: sono loro l’ultima trovata della Chiesa per venire incontro alle esigenze delle madri del Terzo Millennio.
Certo, l’idea non è nuova, le alte gerarchie vaticane ne sono consapevoli. Furono inventate nel 1188 a Marsiglia e giunsero Roma dieci anni dopo, con una rapidità davvero sorprendente dati i tempi, epoche in cui ancora non esistevano i libri e le notizie viaggiavano a piedi o a cavallo insieme con i loro messaggeri. Ma forse proprio la loro anzianità può rappresentare un fattore decisivo: si tratta pur sempre di sistemi collaudati nei secoli, e quindi di sicura efficacia. In genere venivano costruite in pietra, sotto i porticati di monasteri e cappelle. Oggi si potrebbero usare materiali più moderni e scegliere luoghi meno in vista, l’importante è che le madri - meglio se disperate - abbiano un posto diverso dai cassonetti dove lasciare i loro figli (i gettatelli), girare l’eventuale ruota, suonare la campanella e andarsene con la coscienza tranquilla: il confessore di turno le assolverà per il peccato commesso.