La Chiesa vuole gli orfanatrofi
Dalla fine del 2006 gli orfanatrofi non esistono più. Al loro posto sono nate circa 2.800 strutture alternative tra case-famiglia e simili che accolgono dai 4 ai 6 minori. E’ un modo più vicino ai modelli familiari di concepire la cura dei bambini abbandonati ma la Chiesa ieri ha lasciato capire di non essere d’accordo e di guardare con nostalgia agli orfanatrofi. Ho chiesto a Bianca Maria Besso, orfana, abbandonata dalla madre a tre mesi, di raccontarci che cosa ricordava del suo orfanatrofio.
L’orfanatrofio si chiamava Istituto per l’infanzia e la maternità, si trovava in corso Giovanni Lanza a Torino. Era un palazzone protetto dall’esterno da un muro alto con i cocci di vetro per evitare che qualcuno si arrampicasse. Bianca Maria Besso nacque lì il 7 novembre del 1970. Non era ancora una bambina abbandonata. Sua madre aveva trascorso nell’istituto l’ultima parte della gravidanza e sarebbe rimasta ancora con lei altri tre mesi.
Un tempo esistevano le ruote: le madri lasciavano lì il frutto della loro colpa dopo averlo partorito e andavano via sicure di non essere viste. Nel 1970 le ruote erano in disuso. Nell’istituto di Bianca Maria le madri con figli non desiderati si presentavano subito dopo il parto negli orfanatrofi, firmavano alcuni documenti, abbandonavano chi dovevano abbandonare e andavano via sicure che nessuno le avrebbe tradite. Oppure si nascondevano nell’istituto per un bel po’ di tempo: dal settimo mese di gravidanza fino al terzo mese del neonato. La madre di Bianca Maria fece così: novanta giorni dopo la nascita scomparve con il suo nome, la sua storia e i motivi di quella scelta oltre il cancello dell’istituto, e Bianca Maria rimase sola.