Sorelle d’Italia

Ancora dalla parte delle bambine. Purtroppo.

Se non l’avete già fatto, sorelle e lettori di ambo i sessi, leggete il libro della bravissima Loredana Lipperini: "Ancora dalla parte delle bambine" (Feltrinelli Serie Bianca). Riprendendo il titolo di un’altra opera fondamentale scritta negli anni settanta da Elena Gianini Belotti, "Dalla parte delle bambine", la Lipperini torna sul condizionamento culturale al ruolo di genere delle bambine, scoprendo che questo, lungi dall’essere scomparso, si è addirittura rafforzato, negli ultimi trent’anni.  Leggere l’accuratissima analisi socio-culturale dell’autrice mi ha piuttosto turbato: sono convinta di essere una persona attenta, che sa guardare la realtà e non si fa sfuggire certe sottolineature, certi particolari delle situazioni e dei momenti storici, eppure prima che la Lipperini alzasse il velo (anzi, il coperchio del tombino…) ero sicura di vivere in un mondo in cui, dopotutto, si può ancora scegliere cosa diventare. Invece no. Non mi rendevo conto che le bambine, anche oggi, hanno ben poco da scegliere. Anche se la loro mente viene aiutata a seguire le vie della razionalità e della libertà personale, nel fortunato caso in cui siano figlie di genitori particolarmente attenti a ciò, il mondo intero congiura perchè diventino gusci vuoti con bei vestiti addosso, preferibilmente rosa, che pensino solo  a valorizzare il loro corpo perchè esso sia il passaporto per la tranquillità economica (vedi accalappiare marito ricco), perchè si lascino guidare dal maschio di turno (le belle statuine non parlano, stanno lì per essere guardate), perchè continuino a stare dove sono sempre (o quasi) state: al secondo posto.

Chiaro che l’analisi si sofferma sui prodotti culturali di più vasto consumo, la televisione, i reality show, gli spot che interrompono i programmi di prima serata,  i fumetti più acquistati, le eroine della Disney, insomma, quelli più nazional-popolari ma anche quelli, dopotutto, che rappresentano i grandi numeri, la massa, che in qualche modo fotografano le preferenze della maggioranza della popolazione. E c’è davvero poco da stare allegri.

La Lipperini parla di televisione, pubblicità, giornali, web, e il cuore femminile che legge sprofonda. Non so quante volte mi sono ripetuta, mentre leggevo, quanto fossi fortunata a non avere figlie femmine. In questo mondo qui crescere dei figli è già molto, molto difficile. Crescere una figlia, e crescerla "bene", mi sembra a questo punto un’impresa da nobel.

27 Febbraio 2008
17:47, Mercoledì
tatalla
Filed under : Cultura, Identità, Segnalazioni
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