Amore è
Amore, amore, amore un cazzo: a Capodanno, durante la festa organizzata dal Comune di Roma come tutti gli anni, un gruppetto di bastardi ha violentato una ragazza. Alla faccia dellle statistiche che rendono improbabile l’aggressione da parte di uno sconosciuto, Gaia è stata acchiappata quando andava in bagno, stuprata e picchiata in ordine vario, prima di riuscire a scappare. Adesso si vergogna, dice che non sa con che faccia tornerà a casa, si difende contro le accuse di essere stata fatta o ubriaca.
Ma lei non ha fatto niente.
Fosse stata anche ubriaca, drogata, priva di coscienza sul pavimento, i suoi aggressori non sono giustificati. Uno stupro è uno stupro a prescindere dall’ebbrezza della vittima, e giuro che non ne posso più di questo moralismo d’accatto, per cui se le sostanze le prende lei, è colpa sua; e se le sostanze le prendono gli stupratori, è colpa del mondo, del Comune, della security e di Dio, ma non delle teste di cazzo che violentano una ragazza in gruppo. Gaia protesta, dice che non c’era sicurezza, che dentro la festa si poteva comprare qualsiasi sostanza. La mia intuizione è che se sei un balordo figlio di puttana, lo sei da fatto e da sobrio. E chi subisce non ha colpa di niente.