Botticelliana
A noi ci frega il fatto che guardiamo la televisione anziché andare al museo. Accendiamo la scatola e vediamo culi e tette sparati per ogni dove e ci confrontiamo. Noi abbiamo le tette un po’ scese, la cellulite e un filo di pancetta, loro sono plastificate nella loro forma innaturale di gambe scheletrite, pance incavate e tette che sembrano palloncini gonfiati all’elio. E pensiamo che le donne siano quella roba lì, lisciamente adolescenziale, androgina se non fosse per le due boccie impertinenti ed erte sul davanti. E pensiamo che se vogliamo piacere dovremmo assomigliare a quelle lì, anzi pensiamo che per piacerci dovremmo assomigliare a quelle borg lì, a quelle frutte di ingegneria non genetica.
Andiamo un po’ al museo, invece. La Venere di Botticelli ha tette picole, pancetta e fianchi smilzi, le sue Grazie hanno veli che un po’ dissimulano e un po’ suggeriscono pance e culi di burrosa cellulite, Tiziano dipinge la Venere con un culo che fa provincia, con le pocce piccole e la pancina, o con la cellulite che le corona le ginocchia.
Alziamo la mira: la Yespica sarà un ricordo vago tra qualche anno, un ectoplasma che si farà sempre più evanescente fino a sparire. Ma Tiziano è stato qui per gli ultimi 400 anni e resterà qui ancora molto a lungo. Tra quindici anni i nostri umini avranno altre paraicone televisive su cui sbavare, ma i nostri pronipoti continueranno a immaginarsi a letto con le donne degli artisti del rinascimento (che è un gioco di parole elegante e fine per dire che ci si faranno ancor apippe sopra). Allora, siamo intelligenti e confrontiamoci con le sue veneri, quelle con il culo grosso, la pancetta e la cellulite sulle ginocchia.
E quando qualcuno, chiccessia, ci rinfaccerà le nostre, "imperfezioni", sputiamogli in faccia Botticelli, Tiziano e gli altri.