In attesa
Caro Babbo Natale,
Scusa se ti scrivo con le occhiaie (so benissimo che puoi vederle, altrimenti come faresti a sapere se sono stata buona o cattiva?). E’ che stamattina alle tre meno dieci è suonato il telefono di casa, e io non l’ho sentito ma Emiliano sì, ed è andato a prendere la chiamata e l’ho sentito dire "Ah, OK. Ma tu come stai? Tutto bene?"
Ho cominciato a strillare - in realtà mi uscivano solo sibili tipo scorreggia di zombie - "E’ in travaglio? E’ in travaglio?" E lui: "No, ha perso le acque, ma era tranquilla: ti ha chiamato lei, infatti, stava andando in ospedale."
Mi sono alzata barcollando dal letto, ho raggiunto il telefono, digitato il numero di casa dei miei, e sempre con la voce da golem ho detto una cosa tipo: "Domani salto sul primo treno e arrivo."
Per il resto della notte non ho dormito quasi niente, e ho avuto degli incubi orrendi che avevano tutti a che vedere con il fatto che in realtà non stavo dormendo. Stamattina, appena mi è stato umanamente possibile, mi sono alzata. Dopo quindici secondi mi sono rimessa a letto, bofonchiando "Noncelafaccio noncelafaccio". Si vede che non era così umanamente possibile.