Eppure…
Eppure siamo ancora in un Paese dove un uomo, vittima di un incidente, lascia moglie e figli mentre una donna lascia soltanto i figli perché nella gerarchia familiare l’uomo è ancora il capo famiglia, e in un Paese nel quale, almeno due delle mogli degli operai morti a Torino, erano casalinghe con due o tre figli ciascuna perché non si riesce più a capire se sia il lavoro femminile ad essere un lusso o lo sia mettere al mondo tre figli.
Eppure siamo in un Paese nel quale, di fronte al profondo dolore e alla prevedibile preoccupazione di una vedova con i suoi tre bambini, non ci è permesso mettere in discussione un modello familiare immutato nei secoli nonostante il millantato progresso sociale, un Paese nel quale il modello sociale vincente è ancora quello della famiglia con l’uomo che lavora e la donna che sta a casa, e un Paese che non ha il coraggio di mettere in discussione l’opportunità di mettere al mondo i figli.
Eppure siamo in un paese nel quale il senso di responsabilità del singolo, consapevole di non poterselo permettere, è molto superiore a quello dello Stato che ci invita continuamente alla riproduzione.
Un Paese dove i figli non li vuole nessuno ma nessuno lo dice.
Eppure siamo ancora in un Paese che di fronte ad un donna che vuole a tutti i costi un figlio, si parla di coraggio anziché incoscienza se per averlo rischia la vita sua e del bambino, ma ci si fa scudo dell’etica e della morale per impedirle di ricorrere a tecniche alternative di fecondazione.