Sorelle d'Italia

8 marzo

“Le mimose? Basta schivarle.” Così ha argutamente osservato un’inviata radiofonica, al termine del suo servizio, incalzata dal collega speaker sull’imminente festa della donna.
Voleva essere una battuta affabilmente pungente e invece ha provocato un leggero gelo.

Questo piccolo incidente, magistralmente superato dallo speaker con un repentino cambio di argomento, mi frulla in mente da qualche giorno, ormai.

Da un po’ di tempo, infatti, ho l’impressione che questo gelo, in un modo o in un altro, sia connaturato alle dinamiche relazionali, nel contesto di qualunque forma di ribellione contro la cornice festosa e mimoseggiante dell’otto marzo.
Come se, per un difetto di comunicazione, esprimere la riluttanza a festeggiare suonasse come una specie di ingratitudine, o come un accanimento a evidenziare annose discriminazioni che per un giorno, suvvia, si potrebbero anche dimenticare!

E io potrei anche sforzarmi di dimenticare per un giorno le problematiche storiche e allo stesso tempo quotidiane, e ringraziare chi mi regala le mimose e organizzare la cenetta con le amiche, ma trovo che, mai come oggi, sia necessario mantenere un’attenzione molto alta non solo per le forme di discriminazione, ma anche per quelle più insidiose della strumentalizzazione.

E non intendo solo la corteccia consumistica dell’otto marzo.

Nonostante i fronti di lotta per il riscatto femminile siano davvero molteplici, la tentazione di assimilare la violenza sulle donne esclusivamente al fenomeno dello stupro è davvero forte, martellati come siamo dai terribili bollettini dei telegiornali.

I casi delle molestie fisiche attirano facilmente molta indignazione e altrettanto facilmente creano mobilitazione, ma è altrettanto letale una società impermeabile alle rivendicazioni femminili, quelle che si basano sull’ autodeterminazione e sulla parificazione dei diritti, per intenderci.

Per questo motivo, i miei auguri alle donne colorano una dimensione ideale, sulla base delle mancanze di oggi, ma non onirica.

Auguro alle donne di essere consapevoli della propria libertà di scelta, di lottare appassionatamente contro il pregiudizio e il luogo comune, di fare della propria individualità un punto di forza, di riuscire a costruire un’esistenza secondo le proprie ambizioni e non seguendo il canovaccio di un ruolo assegnato da una presunta inferiorità biologica, e in ultimo, ma non per ordine di importanza, di non vergognarsi mai delle proprie fragilità, ma di ascoltarle, affinché possano indicare un percorso autentico di emancipazione.

8 marzo 2009
12:44, domenica
Sara Taricani
Filed under : Società
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