Sorelle d’Italia

Madri e lavoro, ma ne vale la pena?

E’ tanto che volevo scrivere qualcosa sul solito, infinito tema "Lavoro e maternità", stimolata da questo post di Flavia. Ma poi, appunto, sono una madre che lavora e non ho avuto tempo.

E in fondo tutto quello che volevo scrivere l’ho trovato in un’intervista a Carla Signoris che, interrogata a proposito ("Ma come riesce a conciliare il lavoro di attrice con i figli, bla bla") ha risposto, più o meno così: "Da quando sono madre, se mi propongono un lavoro mi chiedo sempre: "Ma ne vale la pena?" E la maggior parte delle volte mi rispondo che no, non ne vale la pena, e rinuncio".

Mi ha colpito perché è esattamente ciò che sto pensando io. Passata l’ansia della gravidanza ("Oddio resterò blindata a casa con un neonato, piuttosto la morte"), innamorandomi di mia figlia ogni giorno di più, accertato di essere totalmente menefreghista sui temi carriera e affini, ogni giorno mi chiedo se ne valga la pena. Tanto più che per noi donne "normali", che non siamo campionesse olimpiche, artiste o non salviamo vite umane con la nostra professione, il lavoro è quasi sempre un obbligo, un tedio, un compromesso continuo e non una passione.

Potendo scegliere, avendo un’alternativa, riuscendo a pagare il mutuo anche lavorando meno o con orari diversi, io sono certa che rinuncerei al volo a questa vita sempre di corsa, sempre a metà, sempre affannata, piena di sensi di colpa, nella quale faccio mille cose, tutte male, e il tempo per me è un miraggio che si riduce a un’ora sonnolenta davanti alla tv, quando la bimba dorme. Sono arrivata alla conclusione che il maggior peso che grava sulle madri - biologico, psicologico, sociale - sia inevitabile, almeno nei primi anni di vita dei figli. E che forse alla fine ribellarsi sia come agitarsi nelle sabbie mobili: inutile e dannoso. Non sto dicendo: tutte a casa, a far figli e all’acquaio. Sto solo parlando di tirarsi fuori dal circo spesso malato di realtà lavorative aggressive, competitive, inutilmente stressanti, con orari assurdi per chiunque abbia una vita (qualunque,anche da single) e dove ti sparisce la sedia appena ti giri.

Dici: ma, e i padri? I padri, in Italia, guadagnano molto di più delle madri. E nell’ottica mutuo-bollette di cui sopra non è un particolare da sottovalutare. Gli aiuti alle madri, non ne parliamo neppure. L’elasticità delle aziende, non pervenuta. So benissimo che tutto ciò è profondamente sbagliato, ma è la realtà e non mi sembra che cambierà a breve. Per cui la mia prima necessità è recuperare qualità della vita, ora, adesso. Perché mi rendo conto che fare tutto, oggi, in Italia, è quasi impossibile. Per me, almeno: continuerò ad ammirare quelle che ce la fanno. E se poi questo sia davvero un pensiero mio o indotto dalle oggettive difficoltà che incontra una madre lavoratrice, ecco, quello meriterebbe un post a sé. Ma da quando ho una figlia, comunque, la mia scala di valori è completamente ribaltata. E se prima, non mi vergogno a dirlo, quasi disprezzavo le donne che facevano un passo indietro sul lavoro per dedicarsi di più alla famiglia, adesso le capisco. So che è un atteggiamento rinunciatario: però se inizi a chiederti se ne vale la pena, non ti fermi più.

 

 

13 Settembre 2008
15:53, Sabato
Blimunda
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