Mi prendo cura di te…
Le donne hanno un grande problema: sono destinate ai ruoli di cura. Non sempre, è vero, perchè conosco uomini che si prendono cura de* propri* compagni* , delle proprie famiglie in modo eccezionale. Negli ultimi riferimenti di analisi politica e governativa la "famiglia" è studiata apposta per essere un modello di sostituzione dei servizi che lo Stato non riesce e non vuole offrire. Le donne, ancora alla ricerca di un minimo di autonomia che consenta loro di vivere anche un po’ per se stesse, sono destinate ad essere il perno della solidarietà sociale studiata appositamente dai progetti del gruppo Bindi & Co.
La mentalità comune contribuisce non poco a bollare come destinatarie di quel ruolo le donne. Ciascuna di noi di certo (spero di no e non tutte :)) ha avuto a che fare o ha a che fare con la cura di un parente in condizioni di dipendenza fisica. Perchè le persone si ammalano, procedono in fretta o per gradi in direzione di una disabilità di cui nessuno si occupa se non come elemento accessorio di una assistenza "cristiana" irresponsabile e gestita dallo Stato.
Ci sono posti in cui molta assistenza è attribuita al volontariato. Ma spesso, troppo spesso, diciamo pure quasi sempre, sono le donne: le mamme, le nonne, le sorelle, le figlie, a prendersi cura dei propri cari. Il prendersi cura è diventato un elemento base dell’essere donna. Il non farlo viene giudicato: una colpa, un atto di egoismo, una disattenzione, un gesto di irresponsabilità, qualcosa di disumano…