Ciao, Italia
L’ha confessato con un filo di voce alla famiglia dove lavorava da sei anni. «Non ce la faccio, l’Italia costa troppo. Qui tutto è difficile, preferisco tornare a casa». Marianna ha 24 anni, era arrivata a Roma alla fine degli anni Novanta, quando la lira non si azzardava a sbancare le casse statunitensi e nemmeno i nostri portafogli come sta facendo l’euro. Aveva trovato subito lavoro come baby-sitter. Non era particolarmente esperta ma onesta, e disponibile ad imparare.
Imparò molto con la seconda famiglia dove fu assunta. Lavorò per un anno due giorni a settimana da loro il pomeriggio e gli altri giorni al mattino nella prima famiglia. In totale guadagnava sui 500 euro al mese. Inutile dirlo, senza contributi o contratti di alcun tipo.
In quegli anni la Polonia ancora non era entrata nell’Unione Europea. Marianna prendeva le vacanze due volte l’anno: a Natale e poi a luglio, in modo da non far scadere il visto d’ingresso valido sei mesi. Cinquecento euro al mese le erano più che sufficienti per pagare una quota dell’affitto di una casa che divideva con la madre e uno zio, qualcosa da mangiare, e per quel che riguarda i soldi versati in Italia la lista finiva lì. Perché Marianna i vestiti li comprava al mercato nero dei suoi connazionali, pochi zloty potevano bastare. E lo stesso con i giornali, i cd o i libri.