Non c’è bisogno di toccarla, la 194.
Non c’è bisogno di toccarla, per farla funzionare - e per ridurre pure il numero di aborti. Basta non avere paura. Basta dare i fondi necessari ai consultori; basta far tacere le beghine scandalizzate per l’educazione sessuale a scuola (e dicono quel sessuale abbasando la voce, con la pruriginosità di un film di Gloria Guida) e far arrivare ai ragazzi quel paio di dati fondamentali (pillola, preservativo, giorni fertili) in maniera diretta, tra i banchi di scuola e non di nascosto su un Cioé passato di mano con fare furtivo. Basta, se proprio vogliamo esagerare, fare dell’obiezione di coscienza una scelta ma non un privilegio (basta far sì che una donna possa di fatto accedere all’aborto e alla contraccezione di emergenza, sempre). Basta rispettare le storie delle donne che ci sono passate, che non ci sono passate per un soffio, che potrebbero passarci. Basta pensare che le donne siano cittadine in carne e ossa, non miti scolpiti nella pietra e messi su un altare.
Non c’è bisogno di toccarla, per annullarla - e, visti i dati precedenti alla introduzione della legge, far anche aumentare gli aborti e le morti per aborto o per parto: ma questo non si dice. Basta avere paura anche di parlare. Basta togliere i fondi ai consultori, o farli presidiare ai volontari del Movimento per la Vita (magari trovando per loro un ruolo pagato: son sempre voti). Basta evitare l’educazione sessuale nelle scuole, ci penseranno le famiglie o il catechismo. Basta privilegiare i medici obiettori, e mettere i quattro idioti che continuano a non obiettare a una catena di montaggio che tolga a loro e alle donne ogni dignità. Bastano le sepolture obbligatorie dei feti (e i giri di affari delle pompe funebri convenzionate, altri bei soldi, altri bei voti), giusto per ribadire l’idea che tu donna non conti nulla. Bastano un paio di sceneggiati (oh! lei voleva abortire ma lui la sposa e vivono felici e contenti! che bravi!) per spiegare a chi non c’è mai stato in mezzo che quelle lì potevano anche stare attente, e sono anche un po’ puttane. Basta pensare che le donne non siano cittadine, che al più possano arraffare qualche privilegio ma nessun diritto.
E tutto questo, senza far la fatica di cambiare una virgola della legge.