Sorelle d'Italia

Liberté, egalité, dècolletè

Qualche giorno fa c’è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Non ho scritto niente, io, qui sopra né altrove. Ne scrivo già abbastanza tutto il resto dell’anno, anche quando non c’è niente da commemorare, nessuna bandiera da sventolare. Ne scrivo quando succede un fatterello ignobile, un episodio di cronaca come tanti altri.

Scrivo di ordinaria violenza che non fa scalpore perché siamo assuefatti a qualunque cosa. In genere la violenza dei media, quella che ci viene somministrata in poltiglia come fossimo neonati da svezzare a forza di clichè omogeneizzati. Come la violenza. La violenza è un astratto. Parlare di violenza è come ballare di architettura.

Oggi è la giornata mondiale contro l’Aids, per esempio. In che senso “contro”? Dovrebbe chiamarsi “Giornata mondiale del preservativo”. Domani sarà la giornata mondiale contro qualcos’altro, qualcosa di astratto e nobile, altisonante, paroloni invece di presa di coscienza e soluzioni. Cosa dovrei scrivere che non sia già stato trito dalla radioretelecinestampa globale? Tutti parlano assieme, tutti ascoltano tutto, nessuno capisce niente.

Bisognerebbe restaurare il minuto di silenzio e in quel minuto pensare. Darsi da fare invece di celebrare senza convinzione ricorrenze comandate e giornate mondiali e natali e intanto lagnarsi a vanvera e protestare. E il panettone era meglio senza i canditi, e si può sapere chi ha comprato quello con i canditi, e ogni anno la stessa storia. Sempre. Bisogna smetterla di razzolare come polli ghigliottinati. Il pandoro non ce li ha i canditi. Mettetevi il preservativo. Non fate ad altri. Castrazione. Rivoluzione.

2 dicembre 2009
00:25, mercoledì
Gaia Giordani
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