Sorelle d'Italia

Il personale, il politico e il parrucchiere.

All’epoca in cui frequentavo giri di donne omosessuali, c’erano due discorsi che mi rendevano idrofoba.

  1. "Ah ma guarda io non le sopporto le camioniste, quelle che non capisci se sono maschi o femmine, se noi lesbiche abbiamo una brutta fama è anche colpa loro, se si curassero di più ci accetterebbero di più."
  2. "Ah ma guarda io non le sopporto quelle tutte femminili, che non capisci se sono etero o lelle, e quelle che poi dicono che sono bisessuali, cosa credono che ci accettino perché ci mettiamo il rossetto?"

E io, campionessa di parcheggio minivan con tacco, piantavo su il sorriso ereditato dalla zia Carmen per le situazioni sociali noiose e cercavo altri lidi.

Avrei dovuto trarne una lezione, non mi troverei a corto di parole oggi.

Perché le uniche parole che mi vengono in mente, ora, sono: ragazze, stiamo affondando. Puntiamo all’essenziale.

Sei disposta a rispondere per le rime a quello che ti fischia per strada e a spiegargli (magari è convinto, eh) che no, non ti fa piacere? Sei pronta a rimbeccare l’amica di famiglia che sottintende che non sei veramente donna se non fai figli? A raccontarle del prossimo referendum (ci sarà, prima o poi)? A snocciolare statistiche sulla procreazione assistita al pranzo di Natale? A non ridere alle battute maschiliste di quel signorino anche se è tanto piacevole alla vista? A non dire che quella lì che è stata violentata un po’ se l’è cercata? A batterti anche per quella che con quel velo scuro ti fa un po’ paura?

Bene, sei delle nostre. (Scrivendo dall’Inghilterra, aggiungerei: "Cuppa tea, anyone?")

(Continua…)

16 luglio 2007
20:00, lunedì
restodelmondo
Filed under : Gender, Identità, Mass Media, Personale, Politica, Società
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