Emigrazione femminile
Nella piccola isola del sud dove vivo è davvero difficile trovare lavoro. Per questo, molte amiche hanno dovuto far la valigia e andare via: a Bologna, a Milano, in qualunque luogo si trovasse la possibilità di lavorare e costruirsi una vita autonoma. Ci sono alcune che sono state ben felici di essere andate via, altre lo hanno fatto per necessità.
Ho accompagnato una di queste mie amiche alla nave: era di ritorno. Ha guardato il mare, i gabbiani, i colori. Nella busta, oltre la valigia, ci sono pomodori, mozzarelle, melenzane e basilico, La nave ha lanciato gli ormeggi e lei, tra breve, sarebbe partita. Mi ha abbracciato. Quando vedo le alpi e tutto bianco intorno, d’inverno, all’inizio sembrava che il mondo sparisse, dice. Ma tutto quel bianco mi dava l’impressione che potessi immaginare meglio questo mare, la mia scogliera dove passeggiavamo, la mia casa, fa ancora. Sto bene lì, continua, ma la mia casa resta questa. Deve proprio andare. Mi dice che devo andarla a trovare: lei ci conta. Sono sempre in giro per l’Italia ma è raro che le vada a trovare: la nostalgia di quelle che eravamo è forte e la consapevolezza di essere cambiate, indurite, meno sognanti, ci fa sempre un pò male.