Una mamma da Olimpiade
Per diventare una mamma da Olimpiade hai bisogno innanzitutto di un’altra mamma, la tua, disposta a fare da nonna a tempo quasi pieno a tuo figlio. Per diventare una mamma da Olimpiade, e conquistare per la terza volta la medaglia d’oro, hai bisogno di molta forza di volontà, determinazione e tutte quelle belle cose lì. Ma non solo. Hai bisogno soprattutto di un marito al fianco, un marito che non ti freni, un marito che quando tuo figlio ha quattro mesi e tu vuoi ricominciare a gareggiare ti dica: ’sì, è giusto, perché andare in pedana è la tua vita, anche ora che sei madre’. Hai bisogno di una madre che ti segua a Roma quando il tuo allenatore ti chiede di trasferirti lì per riprendere ad allenarti sul serio e tuo figlio ha ancora sei mesi e non hai né voglia, né soldi a sufficienza, per lasciarlo a una tata.
Valentina Vezzali è volata a Pechino portando con sè decine di magliette con la foto del figlio stampata sopra. Si è allenata senza mai abbandonarlo davvero. Non ha acquistato un biglietto anche per lui perché era un viaggio lungo, e poi in Asia - ha spiegato - non si fida né del cibo né delle condizioni igieniche in generale: Pietro ha tre anni, meglio che stia al mare ad agosto. Ora io so che qui in Italia dicono che le mamme non debbano mai abbandonare i figli, soprattutto quando sono così piccoli e mi chiedo: Valentina Vezzali è una cattiva madre?
Aveva promesso al figlio una medaglia, e gliela porterà. Pietro ha seguito la mamma in televisione durante la gara, è con lei durante le interviste nei collegamenti a distanza. Subirà traumi irreversibili per l’assenza della mamma? Sarebbe più felice se la sua mamma stesse sempre con lui sospirando davanti al televisore durante queste Olimpiadi, forse piangendo di notte quando nessuno potrebbe vederla?
Valentina Vezzali è un’egoista ad aver voluto inseguire i suoi sogni comunque? Oppure è una madre che al figlio farà avere tutto l’amore di cui ha bisogno, una madre normale come avrebbero il diritto di esserlo tutte quelle che vorrebbero poter amare i loro figli ma anche il loro lavoro senza doversi sentir rinfacciare dal mondo il loro egoismo?