Sorelle d'Italia

Mammina cara

Chi si affanna a dipingere il santino della "famiglia tradizionale" finge di ignorare quanto la famiglia possa essere fonte di disagio, insicurezza, malesseri. La maggioranza dei genitori non riconosce i figli come persone separate da sé: li considera proiezioni, gemmazioni del loro essere, su cui riversare esigenze, aspettative, frustrazioni e terrori. E mai come quando i figli sono deboli la crudeltà genitoriale ha la possibilità di dispiegarsi.

Questa crudeltà la racconta quotidianamente, con piccole vignette surreali e malinconiche, questo blog. Roberta fa la logopedista, ma è una scrittrice, o forse è una logopedista che fa la scrittrice, le due attività sfumano una dentro l’altra. L’infinita capacità di empatia necessaria per aiutare un bambino che non riesce a leggere è un carburante formidabile per la scrittura. E dalle sue parole emerge un quadro meno che esaltante della maternità: madri preoccupate solo delle difficoltà di piazzare le figlie sul mercato matrimoniale, madri che si affannano a far capire che non sono loro ad aver sbagliato, è quello lì che non capisce niente, madri incapaci di schermare i figli dalla follia delle maestre. Madri, sempre, e quasi mai padri: assenti dal quadro, non si capisce se per disinteresse, eccessivi impegni lavorativi o vergogna di avere messo al mondo figli "idioti". E poi ci sono loro, i bambini: affaticati, commoventi, desiderosi di migliorare, di imparare, di riuscire a domare le lettere ballerine, ma demotivati da genitrici urlanti e maestre saccenti, incapaci di mettersi nei loro panni.

La famiglia tradizionale: una roba che Faye Dunaway con le grucce di ferro sembrava Maria Montessori, al confronto.

29 marzo 2007
13:00, giovedì
Giulia Blasi
Filed under : Segnalazioni, Società
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