Sorelle d'Italia

Pensaci tu, amore

Ho letto un post sulle donne insegnanti sempre più attaccate dai Direttori scolastici per le loro assenze. Dovute ai figli, neanche a dirlo. Se le insegnanti si assentano, infatti, il Direttore deve mettere i supplenti. E i supplenti costano (in 6 anni sono state tagliate del 50% le risorse riservate alle supplenze, leggo nel post), perciò non si può più soprassedere se un’insegnante sta a casa per colpa del figlio che s’è preso la febbre a 40, e la figlia pure, perché i germi han deciso di circolare per casa.

Il post a cui mi riferisco è pubblicato nel Blog di Flavia Amabile e s’intitola "Chi vuole le mamme-prof?"

Io l’ho voluto rinominare "Pensaci tu, amore", per dire che in una società profondamente maschilista come la nostra si rasenta il paradosso quando si da addosso alle donne perché badano pure ai figli, oltre che lavorare da mattina a sera, dentro e fuori casa. E’ un po’ come sparare sulla croce rossa, no? Gli uomini italiani vogliono che le donne facciano figli, e poi, però, pretendono che siano unicamente loro a crescerli (le madri, intendo). Gli uomini italiani sono rimasti in gran parte al vecchio motto: "Io porto a casa i soldi". Gli uomini italiani pensano anche che ad una donna incinta vada subito stroncata la carriera, chissà perché poi. Ma non basta. Ora vogliono pure che la donna non si assenti più di tanto al lavoro, o gli sballano i bilanci.   

Ecco, penso che sia tempo che le donne incrocino per un po’ le braccia, mettendo in mano ai padri dei loro figli oggetti "inconsueti", come biberon, manici di carrozzine (e scope, perché no), termometri, stoviglie, bambole e libri di favole. Che le donne abbiano il coraggio di rinunciare a parte della loro maternità facoltativa per imporre ai padri dei loro figli di crescerli anche loro quei bambini che hanno messo al mondo (al 50%, non dimentichiamocelo mai).

O il punto è invece un altro, e cioè che gli uomni italiani non accettano le donne in quanto tali al lavoro, vedendo ancora scissi i due ruoli: del lavoratore (maschile) da una parte e del curatore di prole (femminile) dall’altra. Credo che fare un figlio, oggi, in Italia, sia come commettere un reato, perché la donna paga il prezzo della sua maternità in tutti i sensi (costi, carriera, serenità…). Nel Nord Europa i papà sono identici alle mamme, nei diritti (come hanno preteso e ottenuto i papà italiani di recente con la normativa sull’affido congiunto) e nei doveri (a differenza dei maschi italiani, che di doveri non ne vogliono neanche sentir parlare).

E io non mi chiedo da dove nasca questa mentalità. Mi chiedo perché nel resto d’Europa si sono capite certe cose e in Italia no, insistendo ad andare in direzione opposta al resto del mondo.  

3 dicembre 2007
23:21, lunedì
Hagar
Filed under : Cronaca, Cultura, Gender, Mamma mia!, Mass Media, Società
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