Sorelle d'Italia

Imagine

Forse il problema è che ci manca l’immaginazione. La capacità di figurarci un mondo diverso da quello in cui viviamo, che riconosca un valore a tutti gli individui e non solo a quelli più competitivi.

Quando parlo della questione del lavoro femminile, e della scelta fra carriera e famiglia, mi trovo spesso davanti a un muro di gomma. Tanto per cominciare c’è la connotazione di "carriera" con cui fare i conti: fa carriera chi è freddo, calcolatore, squalo. E quindi una donna che desideri "fare carriera" non può che essere un essere orribile, un abominio della natura, una persona che ha rinunciato alla "femminilità" (intesa, si suppone, come cedevolezza, tenerezza, sensibilità estrema e commovente fragilità). E poi c’è la questione dell’immaginario culturale, che forse è il punto peggiore con cui scontrarsi: in Italia, una donna è costretta a scegliere. O fai i figli, o ti fai una posizione. Non è una novità: gli uomini, storicamente, hanno sempre scelto la seconda, delegando alle compagne il compito di allevare i figli anche da loro voluti. E quindi, di fatto, non hanno dovuto scegliere. Hanno avuto entrambe le cose senza doversi sforzare troppo.

Siamo abituati a vederla così, al punto che ci risulta difficile immaginare una terza via, un altro modo di vivere e di pensare la presenza femminile nel mondo del lavoro. La maternità pone talmente tante complicazioni che non è possibile affrontarla senza rinunciare a qualcosa: e di solito è il lavoro a farne le spese. Le aziende e la società, del resto, si sono abituate a pensare che le lavoratrici abbiano un valore relativo, legato alla loro volontà di sacrificare tutto per il posto di lavoro. Insomma, una brava ingegnere non ha un valore in quanto brava, ha un valore in quanto disposta a lavorare dieci ore al giorno senza chiedere mezz’ora di permesso per recuperare il pupo al nido. In compenso, da un bravo ingegnere ci si aspetta che faccia la cosa più virile: cioè che scarichi alla moglie l’onere della cura dei figli, ignorando le disposizioni di legge in materia di congedi di paternità.

Poi ci si lamenta che le donne non lavorano, sono sotto-rappresentate in politica e nel mondo economico, oppure che non fanno figli. Signoramia queste ragazze d’oggi.

(Continua…)

1 settembre 2007
12:01, sabato
Giulia Blasi
Filed under : Cultura, Economia, Gender, Politica, Proposte, Società
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