A proposito del Flat di Bologna del 14/15 giugno: tutte le questioni restano aperte
C’e’ voluta una settimana per riuscire a far fuoco su quello che è successo alla due giorni della rete femminista e lesbica. Una settimana per lasciar decantare e per guardare a quei momenti con un po’ di senso dell’umorismo.
Già, perché ne serve tanto per tirare fuori qualcosa di costruttivo dal Flat bolognese. Innanzitutto fotografiamo il momento della chiusura dell’assemblea plenaria: eravamo tutte incavolate, ma ognuna per un motivo diverso.
Ricominciamo dall’inizio: la Flat di Bologna viene dopo una partecipata e riuscita due giorni romana, quella del 23/24 febbraio. Viene anche dopo la campagna elettorale, le donne in piazza contro Giuliano Ferrara, le donne contro le donne che non sono scese in piazza e contro quelle che non hanno votato verso alcune direzioni o non hanno votato affatto.
Era stato espresso da più parti il desiderio di vedersi e raccontarsi cosa fare, come reagire all’ondata razzista e fascista che ci ha sommerso dopo la vittoria alle elezioni del centro destra e dopo la presa di Roma da parte del sindaco Alemanno. Tante cose sono accadute, le aggressioni fasciste, la morte di Nicola, le famiglie rom sgomberate a Napoli, a Roma, gli stranieri perseguitati a Milano così come in tutto il nord est. Quando il fascismo arriva porta tutto ciò che è brutto con se’ e dunque abbiamo visto sgretolarsi ogni minima illusione rispetto alla possibilità di vedere applicata la 194 senza processi di criminalizzazione per le donne.