Sorelle d'Italia

Donne uccise: i maschi non concedono neppure la semilibertà

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Parliamo di femminicidio all’italiana. Lei è una martire o una arpia. Lui è sempre depresso. Nel giro di pochi giorni su parecchi quotidiani avete potuto leggere la storia di Mariagrazia, uccisa dal solito marito che dopo averle tolto la vita si è suicidato, di Rossana, uccisa dal convivente che dopo una fuga si è costituito, di Teresa, uccisa dal marito e poi perfino insultata (era un’arpìa!), di una donna della quale nessuno scrive il nome, che viene massacrata a colpi di accetta da un uomo che aveva già tentato di uccidere la ex moglie, di Rosalia, morta a 17 anni perchè è chiaro che "se mi lasci non vale", di Miriam e Anna, la prima morta per mano certa e la seconda ancora non si sa, di molte altre ancora che se sommate diventano un numero spaventoso del quale ci si rende conto solo a contarle ogni giorno.

Tra gli assassini ci sono i mariti depressi, quelli pietosi che tolgono la vita perchè "lei era malata", quelli che "lei era un’arpia", quelli che "lei era una puttana e lo faceva impazzire", quelli che "lui l’amava troppo e lei voleva lasciarlo".

Normalmente ogni scusa viene usata come attenuante. Si descrive un sintomo per legittimare un gesto che limita la libertà altrui. Come quando si dice che certe cose le puoi fare se sei ubriaco. Chi beve però sa perfettamente che l’alcool non è una autorizzazione a fare come ti pare. 

(Continua…)