Sorelle d'Italia

Il terzo sesso

Il fatto del giorno: l’inquinamento sta causando danni ai maschi di ogni specie. Un numero crescente di maschi di specie diverse in zone del mondo diverse sta dando segni di "femminilizzazione": genitali più piccoli o deformati, maggiore incidenza di testicoli non discesi nell’uomo, conta spermatica in vertiginoso calo. Così dice un articolo dell’Independent che riprende uno studio commissionato dall’associazione benefica CHEMTrust, a sua volta citato da La Repubblica (sia cartaceo che online).

La scarsa fiducia nella qualità del giornalismo italiano, e i toni da macchietta da cui nemmeno questo pezzo è esente ("Ciao maschio, stai diventando una maschia", ammazza che ridere), o il titolo in bilico fra il semplicistico e l’offensivo ("Lo smog minaccia la virilità: adesso il potere è femmina, della serie occhio ragazzi, ché a furia di inquinare queste ci fregano) mi aveva portata a pensare che la definizione di "femmina" come errore genetico o svista nel DNA fosse una creazione degli italiani. Invece è ripresa con poche amplificazioni dall’articolo inglese. Pensa tu.

Quello che mi disturba è abbastanza evidente. In entrambi gli articoli, le mutazioni genetiche nei maschi vengono definite senza ombra di dubbio "femminilizzazioni", come se qualsiasi difetto ai genitali in un maschio lo trasformasse automaticamente in qualcosa di più simile a una femmina, che quindi diventa essere "difettoso" e alternativa al maschio, piuttosto che genere in sé e per sé. Il difetto e l’anomalia sono femmina: come aveva ragione, Simone de Beauvoir.

L’Independent, almeno, centra nel titolo quello che forse è il nodo centrale della questione. Vale a dire la fragilità biologica dei maschi di qualsiasi specie, colpiti dalle variazioni nell’ambiente in maniera maggiore rispetto alle femmine. L’articolo non menziona eventuali analisi delle cause evolutive alla base della disparità: come hanno fatto i maschi – e più nel dettaglio, gli uomini – a diventare il sesso più vulnerabile? Minore capacità adattiva? Minore attenzione alla propria salute, con conseguente propagazione di malattie acquisite alle successive generazioni? Chi lo sa. Io no di sicuro, non sono una biologa.

Però ecco, ci risiamo: se il maschio è forte e la femmina è debole, il maschio meno forte che cos’è? Femmina. Tertium non datur, anche se forse sarebbe il caso di cominciare a pensare che un tertium esista, e che considerare "femmina" qualsiasi svista, errore o difetto (e viceversa, considerare qualsiasi tratto femminile come un errore e un difetto, sia nei maschi che nelle femmine stesse) sia solo un segnale di una mentalità arcaica che neanche gli scienziati riescono a scrollarsi.

 

9 dicembre 2008
10:20, martedì
Giulia Blasi
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