Più acqua per tutti
Questo è un post che per leggerlo bisogna chiudere il rubinetto.
Qui a lato c’è un bannerino. Impossibile non notarlo, perché più che un bannerino è un bannerone, una roba che dice "cliccami cliccami". Oggi, 22 marzo, inizia il Mese dell’Acqua. Forse lo saprete, o forse no, ma l’acqua buona, nel mondo, è sempre meno. Difficile rendersene conto, specialmente se (come me) si vive in una di quelle rare città dove ci si può dissetare semplicemente andando in cucina e girando la manopola. Tutti noi abbiamo però memoria di un tempo in cui l’acqua del rubinetto era veramente potabile: a Pordenone non lo è più da anni, ma quando io ero bambina, negli anni ‘70, mia madre lasciava un mestolo di alluminio appeso accanto al lavandino. Se avevo sete, per me era normale riempirlo e bere da lì. Ora, anche l’acqua di Pordenone è acqua al cloro, e le casse di minerale vanno a ruba.
L’acqua buona sta finendo: e se ce ne accorgiamo noi, figurarsi come devono stare nel nord dell’Uganda, dove Amref sta cercando di costruire delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.
La campagna, insomma, si muove lungo due linee parallele: insegnare a noi a sprecare meno acqua e raccogliere fondi per la costruzione delle cisterne.
Fine. Adesso possiamo riaprire il rubinetto, lavarci i denti e le ascelle, e tornare alle nostre normali diatribe su giovani uomini e giovani donne.