house sweet house (che trovare un “home” non è mai facile)
No davvero, che qualcuna mi salvi.
Lo so che questo non è il luogo adatto per lanciare un accorato appello di aiuto come il mio. Qui mica siamo dalla D’Urso, da Sposini, dalla Toffanin e da “Le amiche del sabato” (mi pare che si chiami così la trasmissione su Rai 1), questo è un sito serio dove si dovrebbero affrontare temi seri anche se poi è ancor più serio sopravvivere e a noi donne tocca anche questo ingrato compito.
Ma stasera prendetemi così perché lo so che è facile perdersi di vista o perdersi dietro ad altri progetti che non puoi mai fermarti, non puoi mai dirti “ok, io mi fermo qui”, ma stasera io mi son fermata e mi è venuta una strana nostalgia come quando dopo l’ennesima sbronza nella tua prima vacanza da sola a Londra, ti accorgi che il mondo intorno a te è cambiato e che a quello che hai con te nel letto, gli puzza il fiato.
Io ragazze ci ho provato, ho provato a credere in me stessa, a credere negli altri, a credere in un cambiamento, a credere nel calcolo delle probabilità e nella relazione tra causa ed effetto. Poi mi sono arresa e per il 2010 ho deciso di credere nell’oroscopo. E visto come stanno le cose non è escluso che entro breve non cominci anche a credere nella fortuna e pensare di procurami un reddito giocando al “Win for Life”. Che ci volete fare, alla fine conviene diventare fatalisti e poi dedicarsi allo yoga per scaricare una intera vita di tensioni.Si perché oltre ad aver cambiato casa, dal primo di gennaio sono anche disoccupata e in attesa della botta di culo promessa per il 2010 ai nati sotto al segno dello scorpione.
Che ci dovevo fare. La casa la dovevo cambiare e proprio non mi andava giù così ho tergiversato troppo a lungo e alla fine ho preso una casa che non mi appartiene.
E’ una casa senza personalità ma con delle potenzialità nascoste che però ho grosse difficoltà a tirare fuori. “Però quanto è silenziosa!” mi dico ogni mattina quando apro gli occhi sulla parete bianca dell’armadio bianco accanto alla finestra bianca che si affaccia su un muro bianco. Mi dico continuamente un sacco di cose perché è come adottare un bambino cingalese e cercare di insegnargli gli italiano leggendogli Dante. Tanto il bambino rutta a tavola perché nessuno gli ha mai detto che non si fa e io faccio delle enormi tane nel muro perché nessuno in questa casa aveva mai dovuto appendere delle mensole per sistemare i libri. E io, come una madre premurosa che abbia adottato un bambino perché la maternità è sempre stata la sua aspirazione, faccio un buco un po’ più in là e vivo nel terrore di sentir crollare qualcosa. E’ già successo un paio di volte e quando ho decapitato una coppia di statuette a cui tenevo particolarmente, ho avuto una vera e propria crisi isterica. Poi mia figlia mi ha detto “mamma inizia Desperate Housewives, vieni a vederlo?” e all’improvviso ho avuto un’apparizione e Bree Van de Camp, con un telo azzurro sui capelli, mi è apparsa in un alone di luce e mi ho porto le mani e un pluncake ai mirtilli e una tisana al tiglio di bosco. La verità è che vago per mercatini dell’usato e appendo tendine di pizzo macramè bianco alle finestre bianche di fronte al muro bianco della camera da letto. Quella con l’armadio bianco. L’effetto è quello da clinica psichiatrica e stanotte ho sognato che il dott. House riattaccava a mia madre le parti del corpo che le erano cadute. Dev’essere perché questo splendido 2010, è iniziato anche con la frattura di un piede di mia madre e quando ci sono da arredare le case, è l’unico momento nel quale io e lei viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda. Siamo in sintonia, ci capiamo al volo e ci montiamo da sole il vecchio armadio della nonna quello che, come dice mia madre che cita sua suocera, “non c’è cosa che donna voglia, che Dio non voglia”.
Ci sentiamo per telefono ogni mattina e non succedeva dall’ultima volta che ho cambiato casa. Ma non importa. Sono da quindici giorni in questa casa e l’altro ieri è venuto il muratore per spaccare il bagno in modo da permettere all’idraulico di mettere un tubo di rame esterno per via di una perdita che…. e sposti le scatole di scarpe che non sapevi dove mettere e che hai messo nel bagno piccolo, quello ricavato da un armadio a muro. Gli operai tornano tra qualche giorno e tu devi pur lavarti via la giornata che alla fine se ne fugge infreddolita dal tubo di scarico della doccia del bagno dentro all’armadio a muro. Fai un respiro zen e pensi che se anche il tuo piccolo cingalese ha due orecchie a sventola mostruose, tu ti inventerai qualcosa per mascherarle. In fondo c’è chi non c’ha neanche l’acqua per vivere e non farsi la doccia per qualche giorno, è quasi doveroso nei confronti dei meno fortunati di te.
So un sacco di cose sulle donne e non so cosa succeda nel mondo. Ma davvero il problema della carenza d’acqua non è stato ancora risolto? Eppure mi ricordavo che se ne parlava già nel 2009 e io mi pensavo che a queste cose ci avrebbero pensato gli uomini che noi donne, lo dicono anche tutte le trasmissioni televisive per donne, c’abbiamo altro a cui pensare. Lo sapevate, per esempio, che l’esperto dice che è molto importante proteggere la pelle dal sole quando si va in montagna a sciare? Son notizie queste, care mie, che in attesa che la ruota della fortuna giri e mi assegni il montepremi di 35 mila euro messi in palio da qualche trasmissione televisiva alla quale prima o poi mi iscriverò, servono a mantenerci giovani e gradevoli d’aspetto perché se ti becchi un buon partito, con i tempi che corrono, è bene che te lo tieni stretta.
Poi c’era questa proposta di lavoro. Sempre il solito lavoro che se non fosse stato che dove lavoravo fino a dicembre c’avevo un capo che mi detestava, sarei rimasta dov’ero.
E invece mi dico che toh, il 2010 è l’anno dello scorpione e questo è un segno del destino.
Dopo sette anni di contratto a progetto chiedo l’assunzione, il capo che mi detesta non si degna neanche di rispondermi e io il primo gennaio non vado più in ufficio. Tutto qua. Da un giorno all’altro, senza neanche una scatola che le mie cose che l’unica cosa che avevo erano un paio di sandali con un tacco altissimo che dovevo portare dal calzolaio per rimettere un lacciolino. Ho chiamato una collega e mi lei mi chiede se deve prendermi qualcosa in ufficio. Le dico delle scarpe e le dico di tenersele che sono nuove e abbiamo lo stesso numero di piede.
Siamo donne, siamo fatte così e come diceva il mio capo che mi detestava “le belle donne vanno bene solo per portarsele a letto”. Ognuno affronta le sue paure come sa. C’è chi le riconosce e cerca di sconfiggerle, e c’è chi ribalta la realtà, la mistifica, l’aggiusta e finisce per chiamare le cose con un altro nome. Ultimamente va di moda così: le cose brutte le si fanno diventare belle cambiandogli nome. Voilà, il gioco è fatto, è l’uovo di Colombo, se commetti un reato, cambi la parola reato, se sei latitante ti definisce esiliato, se le donne ti mettono in soggezione, diventi arrogante.
Tanto dall’altro lavoro ti dicono che bisogna rimandare e bisogna risentirci a febbraio e tu che nell’oroscopo ci credi, ti dici che è un segno del destino, una manna da cielo: un mese per domare questa casa, per renderla malleabile e lasciarsi abitare da me.
Tutto nuovo, le giornate passano in cima ad uno scaleo o rannicchiata sotto al lavandino di cucina. C’è silenzio, è un quartiere silenzioso e che bello vivere in quartiere silenzioso così silenzioso che anche i gatti preferiscono rimanere tappati in casa. Vuoi mettere dove stavamo prima? C’era un giardino più grande, più bello, con gli alberi che davano sulla strada e fuori, sotto alle macchine, qualche gatto randagio e un bar sempre aperto dove quando ti prendeva la malinconia te ne andavi in pigiama a prendere un caffè dalla Rossella che c’era sempre qualcuno che aveva bisogno di un consiglio e qualcun altro che si lamentava sempre di qualcosa: di Berlusconi e della Fiorentina.
Tutto nuovo, una nuova casa, una nuova disoccupazione, una nuova nostalgia e un anno, il 2010, che siamo donne e che se continua così, finirà che mi attaccherò al telefono per farmi leggere le carte da un mago geometra disoccupato di Casoria, che sta messo peggio di me.
Che qualcuno mi salvi prima che io e mi miei gatti ci si riduca a seguire Uomini e Donne.
la sera del trasloco in questa nuova casa che mi piace tanto….ho pianto per un’ora.
e poi non sei disoccupata,fare la mamma e’il mestiere piu’ bello del mondo.
(e posso citare la frase di tua mamma che mi e’ piaciuta molto ?)
se vuoi sorridere un po’ guardati il nuovo spot ikea
ho scoperto oggi il tuo blog, cercavo informazioni sul libro della Lipperini, perchè purtroppo, degli stereotipi di genere nell’infanzia, me ne sono accorta (pure troppo). E ora leggo questo meraviglioso e accorato post, e ti dico che sì, non ti conosco, ma la camera da letto non può rimanere solo bianca. un po’ di rosso, o viola, ma solo bianco no. e per perdere il lavoro, pure quello, è proprio un bel periodo di merda. spero tu abbia trovato qualcosa, e magari non nel call center di quelli delle bollette del gas, che si fa una brutta vita.
ps: il peggio è uomini e donne senior, quello coi vecchietti, detto anche l’ospizio di maria de filippi. e poi, non affidarti ad un astrologo a caso, fidati solo di paolo fox, e non di branko che alla prova del cuoco si mette il grembiule e manco cucina.
un abbraccio,
e facci sapere se il figliolo cingalese s’è evoluto!







2010