Mea Culpa.
- Io non mi sci rihonosco.
Ha un accento toscano fortissimo.
Sfido che non si riconosce: abbiamo usato donne vere, per carità, magari un attimino più in forma di lei, ma vere.
- Non mi sci rihonosco perché io non so micha chossì!
Eh, no, lei è grassa, con la ricrescita che urla vendetta. Abbina calzoni larghi sfatti, blu di maglia, con magliette di due taglie più grandi, marroni con motivi floreali e brillantini.
Suda.
Suda molto.
E si chiazza.
E’ talmente brutta che non può venirti il dubbio che sia stata messa lì per meriti estetici. Sicuramente ha carattere.
Purtroppo, come tutti i direttori marketing, non capisce una mazza di marketing.
Peggio ancora: non capisce niente di donne.
- Voglio vedere una donna vera, una donna he lavora!
- Ma infatti è così – azzardo – Quella che vediamo è una giornalista, fa una vita intensa, sempre impegnata. Tra orari di redazione, viaggi all’estero per gli articoli. Una donna che ha una vita piena, anche di interessi.
- E’ troppo alta di profilo.
- Beh, un minimo aspirazionale la dobbiamo fare… non fa mica la scrittrice! O il primo ministro! Fa la giornalista!
- Le donne non sci si rihonoscono: Voglio proprio vederla quella he sta ffori dalla mattina alla sera!
- Io!- Le faccio.
Io che mi alzo alle sei del mattino e non rientro prima delle otto di sera, quando va bene.
Io che, se serve, vengo spedita di qua e di là nel globo a seguire campagne pubblicitarie.
Io.
E sono normalissima.
Faccio un lavoro comune. Faccio gli orari della maggior parte delle mie amiche che vivono in provincia.
- E’ una cosa normalissima.
Dribbla.
- E questa hosa dell’homo?.
Lo script prevede che la protagonista sia una persona reale, single, una dalla vita piena ed è normale che abbia partner diversi, conosciuti magari una sera.
Oppure uomini che frequenta di più, ma nulla di fisso.
Vero, insomma, perché a noi donne, che diamine, piace anche trombare per il gusto di trombare!
- Beh, molte donne non hanno un partner fisso e ormai è entrato nelle normali vicende della vita quotidiana quelle di avere più di una relazione. Il fatto di far vedere lei che usa il detergente intimo in tutte le occasioni della sua vita, compresa quella prima di avere un rapporto, fa capire la grande fiducia verso il prodotto.
E cccheccacchio: te lo farai un bidet prima di stenderti uno, o no?
Inspira, espira, poi alza voce.
- Miha tutte!
La incalzo
-Beh, quelle in target sì!
E a questo punto le parte quello che noi chiamiamo l’incazzometro;
la faccia comincia a diventarle paonazza;
una specie di sfogo d’orticaria che le parte dal collo.
Alza la voce. Non mi guarda. Sono la più bassa in grado in questa riunione e secondo la sua idea di gerarchia, non dovrei parlare. Ma se non difendo io questo mese di lavoro, non lo farà nessuno. E poi è una questione di principio nei confronti della realtà.
- Ho detto he l’idea he diamo della donna non va bbene!
- Ma è reale!
Il rossore passa dalla gola al mento.
Fissa a turno tutti i miei superiori
Io insisto, tanto ormai è partita
- … e poi usando lei possiamo farla vedere in varie situazioni della vita: 4 prodotti, 4 necessità diverse, e poi anche salviettine da viaggio:
la facciamo vedere in palestra per l’antibatterico, o appunto, visto che ha una vita sessuale attiva, facciamo capire che usa quello, poi il delicato se lo deve prestare a un’amica, o magari mentre studiavano all’università e avevano esigenze diverse. Per quando è in viaggio all’estero, in qualche missione umanitaria, o campo profughi, o situazione igienica difficile, si porta le salviettine. Insomma: è un personaggio credibile, interessante, di formazione. Con un lavoro normale, ma aspirazionale.
Capisco che non l’ho convinta dalla faccia ormai completamente paonazza.
- Non voglio sentire altro. E’ SBAGLIATO.
Ormai non parla. Urla.
- Io voglio una donna diversa. Le donne non sono miha queste! Le donne lavorano, tornano a hasa e poi quando arrivi e apri la porta… beh, che c’è di più bello che trovare tuo marito che t’aspetta hoi bambini? Questa è una donna vera! Niente è più bello che tornare a chasa e trovare tuo marito che t’aspetta.
Si, magari sul divano coi piedi sul tavolino mentre guarda la tv, i pargoli ti devastano casa e tu pensi che non muore anche se per una volta nella vita prepara lui la cena.
-la gjioia dei figli! Io voglio una chosa chossì! La freschezza, la normalità!
Va in bagno, si rinfrescha. Io voglio questi valori!
E da qui si riparte.
Film con donna che esce dal lavoro, prende i mezzi, torna a casa. Apre la porta e le si spalanca il magico mondo delle meraviglie: 2 figli, maschio e femmina, e il marito che l’accoglie sorridente prima che lei vada a farsi il bidet.
Andiamo in test con quello.
E il test lo boccia: le donne non ci si riconoscono.
Per fortuna.
Questo però vuol dire che si riparte di nuovo.
Su un altro prodotto.
Igiene intima, target giovanissimo, prodotto che dà estrema freschezza. Quasi glaciale.
Ok. Quindici giorni dopo torniamo da Sherk (in ufficio la chiamiamo affettuosamente così)
Lo spot: una barista che lavora in un lounge bar.
E’ una piuttosto aggressiva e decisa: lavora per mantenersi agli studi, per non pesare sui suoi.
E’ una che, proprio per il lavoro che fa ha la possibilità di conoscere e frequentare numerosi ragazzi.
Usa il prodotto super fresco perché gli piacciono le sensazioni decise.
Non è una da vie di mezzo. O così o così.
Infatti durante quella stessa serata ammicca a uno. Stacco, il giorno dopo la vediamo correre fuori di casa in ritardo, assonnata, ma non prima di aver cacciato lui dall’appartamento mettendogli i vestiti in mano di corsa.
Silenzio dopo la presentazione.
- secondo me mancha il sorriso… è pocho luminosha…
Beh, se è solo quello forse lo salviamo ancora ‘sto spot.
Si toglie la notte. Deve essere diurno. E si deve vedere di più il bagno di casa.
Si cominciano a tagliare secondi di descrizione sul personaggio di lei. Addio indipendenza, addio alla poesia del “vivo in un monolocale ma almeno è mio”, addio al suo carattere deciso.
Ripresentiamo.
- Ragazzi, che ve lo devo anchora ripetere? Il bagno! Il ba-gnooo. E’ un detergshente intimo! Questa sta sempre al bar!
No. Al lavoro. Come la maggior parte delle donne.
Alla terza presentazione la vogliono vedere in bagno e basta. Quello di casa. La protagonista diventa un’asociale che passa la vita al cesso.
Lasciamo almeno le foto di lei sul mobiletto del bagno per far capire che è una barista, che lavora, che non è miss nessuno.
Ma reputano lo spot ancora troppo descrittivo su di lei e poco sul prodotto. Bisogna lavorare di più sull’assoluta freschezza.
Alla quarta presentazione lei è morta. Rimane solo questa femmina che si aggira per pochi secondi in sala e poi per il resto in bagno, felice e gioiosa di farsi un bidet ghiacciato.
Ripresentiamo lo spot così.
Niente parole intelligenti, Niente orgoglio per quello che si è. Niente indipendenza, decisione, niente carattere forte.
La femmina è gioia di lavarsi, grandi sorrisi e moine in macchina.
Chi sia, cosa faccia, che cosa pensi non importa. L’unico sentore di riconoscibilità che le donne avranno sarà quello estetico. Stop.
E finalmente Shrek annuncia:
- Finalmente mi sci rihonosco!
Già. Come no. Infatti la protagonista è una ragazza brasiliana con un culo marmoreo in primo piano dall’inizio alla fine, e un’inspiegabile gioia esistenziale nello schizzarsi d’acqua e nel farsi un bidet ghiacciato prima di uscire.
Ovviamente col fidanzato storico. Guai a pensare che possa essere libera sessualmente, eh!
E chi non ci si riconosce?!
Ok. Quello spot che gira ancora su tutte le reti è colpa mia.
Mea culpa.
Ma dio solo da se non c’ho provato a fare qualcosa di vero.
Ben scritto, divertente e molto efficace.
Non importa se non ci sei riuscita, Valentina, hai tentato e bene.
Come Samuel Becket fece dire a un suo personaggio “Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.”
(grazie a Catepol per la segnalazione da FriendFeed)
Consolati pensando che il prodotto in questione è molto peggiore dello spot che lo promuove
Comunque, sullo stesso filone, ricordo un paio di pubblicità di assorbenti un po’ diverse dal solito (p. es. la tipa tosta al colloquio di lavoro che infila la bustina nel taschino del suo interlocutore) subito soppiantate dall’ennesimo spot della donna idiota tutta contenta di usare un assorbente. Boh.
Bidet ghiacciato… uhm… “un prodotto che dà estrema freschezza. Quasi glaciale”… uhm…
“Nel mio intimo c’é Chi**y!”
Sciapo, hai ragione: sia la versione con giornalista che quella con barista sarebbero state molto meglio.
Uno scorcio spiritoso sul dietro le quinte delle campagne pubblicitarie, ma dopo tutti i “pipponi” che ci si fa sull’apparenza che non conta, sulle donne “vere”, sugli stereotipi, perche’ insistere sulla bruttezza e grassezza della tipa del marketing?
Per Anna:
Insisto sulla sua bruttezza perché non è solo bruttezza estetica: è anche morale e di atteggiamento.
Insisto anche perché una che urla “finalmente m ci riconosco!” quando vede una brasiliana di 20 anni e non una giornalista dalla vita realizzata, capisci che c’è qualche corto circuito in atto…
Ah, è così che è andata! E io che credevo che certe pubblicità si facessero in cinque minuti. Che fosse colpa del committente che per risparmiare comprava la prima banalità che gli veniva proposta.
Ora so quanta fatica e quante delusioni ci sono dietro certi spot.
Grazie Valentina. Per averlo raccontato e per averci provato.
Anzi, il mea culpa lo faccio io. Che mi sono sempre lamentata degli spot in cui si evocavano i concetti di libertà e protezione di un assorbente con le ali, attraverso l’immagine di una donna che si lancia col paracadute.
All’epoca mi sembrava idiota. Oggi mi sembra un manifesto femminista…
brava anna
Bellissimo. ![]()
Il tuo racconto, ovviamente, non lo spot, che come tu ben sai, fa schifo. Ma ormai bisogna rassegnarsi: chi ci rappresenta, politico o modella di uno spot, rappresenta forse il cinque per cento delle persone pensanti, o delle donne.
Grazie Tatalla. Si, ci vuole una gran pazienza…si lotta ogni giorno per far uscire cose belle e sensate… purtroppo ci si riesce poco. : (
Come mi ritrovo nel tuo racconto… Com’è che sempre più spesso quello che esce dall’agenzia è un cugino di terzo grado di quello che un creativo aveva pensato? Con il tuo post mi hai accompagnato in uno dei miei giochi più divetenti: guardare una pubblicità e immaginare il brief. Perchè è tanto facile sparare a zero (e lo faccio anch’io!), ma bisognerebbe proprio sapere cosa voleva il cliente e quanti bastoni tra le ruote ti hanno messo.
Però adesso sono contenta di sapere che la tizia che nello spot sta sempre in bagno in realtà ha una sua vita… Ciao!
Nooooo, Valentina sai mentre leggevo pensavo, sempre meglio di quella scema che fa dispetti alla signora delle pulizie chiusa in bagno!! (si perché una che il bagno se lo pulisce da sola non si lava così…)
grazie per averci provato, anche se rimane l’amarezza perché se una donna si riconosce in una così, ce n’è di strada da fare ancora.
Ciao Pris!
Si, gli spot sono spesso parti lunghi, dolorosi… che generano mostri!
Cara Eleonora,
il punto è proprio quello: siamo in mano ai direttori marketing, alle pippe del cliente, ai test quantitativi e qualitativi.
Non è sempre e solo colpa dei creativi.
Un po’ si, ma non tutta colpa nostra.
Ciao Valentina! Sì sì, dai, a volte è colpa nostra. O almeno a volte a me non viene un’idea decente neanche se mi appendo al lampadario. (non so perchè l’isiprazione dovrebbe arrivare meglio così, ma ci siamo capite!)
Però solo alle volte. Tutte le altre, riceviamo un grande e sincero aiuto da chi ci vuole mettere il naso, oppure da chi risponde con un “i testi li scrivo io, tanto mi è sempre piaciuto scrivere, fin da quando ero giovane!”.
Bene. Scrivi, scrivi. Poi posso almeno correggere gli errori di ortografia? Sul resto, prometto di chiudere un occhio.
Ciao!
Cara Valentina,
mi piacerebbe pubblicare questo tuo post sul forum de Ilcorpodelledonne, nella sezione occhio allo spot, per mostrare il punto di vista di chi la pubblicità “la fa”.
Se mi dai il permesso, lo inserisco!
http://www.ilcorpodelledonne.net/forum/
Tristezza.
Più che quella della giornalista a me piaceva quella della barista ( sarà che ho 23 anni e cerco indipendenza in una ragazza ) e purtroppo l’epilogo è quello che è.
Personalmente non vedo l’ora di essere in un ufficio a mettere giù idee su idee e fare prove su prove, anche se so bene che poi dipende tutto da cliente e direttori marketing.
Però quelle erano una belle storie, non solo pubblicità, perchè erano vere, ed i complimenti sono meritati.
Forse forse lo avrei provato pure io il prodotto ![]()
Sono curioso.
Ciao Freak! Pubblica pure! Anzi: grazie!
: )
Revenge Zero, grazie per i complimenti.
E’ uno sporco lavoro… : )
A me quella pubblicità non è mai piaciuta (sorry). Mi dà una sensazione di freddo estremo, e poi davvero non c’è nulla a parte il bianco ottico e il verde acido del prodotto. Ma si può sapere chi diavolo potrebbe identificarsi con quella ragazza eterea?
Sono felice di sapere però che non è sempre colpa dei pubblicitari se poi ci ritroviamo a vedere certe porcherie. Bravissima







2012