Sorelle d'Italia

La pillola all’italiana

E’ ormai una pillola ‘all’italiana’ questa Ru486, la pillola abortiva introdotta due giorni fa dopo un iter durato anni di incertezze. Perché è tutta e soltanto italiana la procedura che si sta faticosamente mettendo a punto nelle stanze di governo e prevede obblighi e formalità del tutto diversi da quelli in vigore in ogni altro paese dove la pillola è in uso. Lo pensa anche il direttore dell’Istituto «Mario Negri» di Milano, Silvio Garattini, per il quale «stiamo assistendo ad un caso così speciale solo da noi quando la RU486 da tempo è impiegata ovunque senza sollevare alcun problema».

Il primo punto, fortemente voluto dalle componenti cattoliche dell’esecutivo e recepito dall’Aifa nel dare il via libera, prevede il ricovero in ospedale fino ad aborto avvenuto. «Non accade in nessun altro Paese e l’Aifa si esporrà al ridicolo a livello internazionale nel momento in cui questa richiesta sarà ufficializzata», spiega Silvio Viale, ginecologo, che ha avviato la sperimentazione della Ru486 già nel 2005 all’ospedale Sant’Anna di Torino. «E’ un adeguarsi alle richieste della politica del tutto inusuale nel mondo scientifico», conclude.

«Il trattamento in day hospital è escluso - insiste il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella – e bisognerà prevedere un ricovero di almeno 3 giorni». Ma nel mondo medico è abbastanza evidente che sarà impossibile garantirlo. Maurizio Benato, vicepresidente della Fnomceo, la Federazione dei medici chiurghi: «La Ru486 deve essere somministrata nel rispetto della legge 194 e quindi in ambito ospedaliero ma se una donna decide di tornare a casa anche ad espulsione non avvenuta nessuno può obbligarla a rimanere. Non esistono strumenti per vincolarla, la volontà della paziente è sovrana, l’importante è che sia consapevole delle conseguenze che le sue dimissioni possono avere, e che quindi il consenso informato rechi tutte le informazioni necessarie».

L’eventuale decisione da parte della paziente che richiede l’intervento di firmare per la dimissione dalla struttura ospedaliera dopo l’assunzione della pillola Ru486, avverte infatti Eugenia Roccella, «dovrà essere scoraggiata dagli operatori sanitari e, comunque, risulterà appunto fondamentale il consenso informato». L’unica strada da percorrere per il governo per rendere più forte l’obbligo a rimanere in ospedale potrebbe essere la minaccia di denunce penali per le donne che dovessero abortire fuori degli ospedali dopo aver preso la Ru486 in quanto si tratterebbe di un’interruzione di gravidanza illegale, avvenuta senza rispettare l’articolo 8 della legge 194. «Ma in questo caso – replica Viale – significherebbe tornare indietro di quasi quarant’anni, l’aborto diventerebbe di nuovo una pratica illegale».

Il secondo punto su cui si intende lavorare sono i provvedimenti amministrativi e gli interventi nelle linee guida. Una delle idee allo studio è quella di un questionario da far compilare alle donne che richiedano la somministrazione della Ru486 per selezionare chi può aver diritto a prenderla. Come spiega Eugenia Roccella, si vorrebbe «appurare l’esistenza di alcune condizioni essenziali perchè l’intervento risulti sicuro per la donna, come ad esempio la vicinanza di un ospedale alla abitazione o il fatto che non sia sola». «Anche in questo caso non esiste nulla del genere nel mondo intero. L’idea di un test psicologico è da Stato totalitario», avverte Silvio Viale.

2 agosto 2009
00:13, domenica
flavia amabile
Filed under : Cronaca, Etica, Politica, Religione, Salute, Società
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Commenti : 18
 
18 commenti

(#) Quello che disse Fabio

domenica 2 agosto 2009 alle 07:59

1

Penso che l’aborto debba essere un soluzione da adottare solo quando strettamente necessaria, una decisione da prendere alla luce di attente riflessioni, assolutamente soggettive, sullo stato della propria vita e della propria salute.

Valutazione soggettiva = Libertà personale.

Tradotto: la possibilità va data,sta poi al singolo decidere in base alla propria morale.
Chi è il Vaticano (o il Governo) per privare di questa possibilità migliaia di donne che, purtroppo, non hanno scelta?

Libertà vuol dire possibilità di scelta. Nessuna istituzione ne religione obbliga una donna contraria all’aborto ad abortire, perché la Chiesa e i suoi militanti si sentono il diritto di sottrarre il libero arbitrio a chi non la pensa come loro?

(#) Quello che disse Marco B.

domenica 2 agosto 2009 alle 09:11

2

Purtroppo, anche grazie al fatto che ad esempio molte leggi sono versioni rimaneggiate di quando c’ era il Duce (il Codice Penale, ad esempio) anzichè codici fatti ex novo dopo la Liberazione, l’ Italia si trascina dietro idee vetuste, come quelle del “comune buon senso” e altri scampoli avviliti di quella che fu una morale di stato. Il concetto che lo stato abbia una sua etica anche fuori dalla politica e che a questa etica/morale debbano aderire tutti i “veri” cittadini italiani non è, credo, del tutto tramontato. Non parliamo poi quando si inizia a dire che certe cose, anche assai banali ed innocue (ad esempio un kebab) debbano essere limitate o bandite (nonostante a ben vedere altro non siano che la versione estera di cose nostrane tranquillamente permesse) in nome della tradizione e della cultura va in direzione di un modello in cui l’identità di sangue e di terra, quella che uno bene o male non s’è scelto, prevale sull’ identità costruita, fatta di scelte personali, fatta di libertà individuale. L’aborto non è da prendere alla leggera, ma, come ha detto Franceschini e già io pensavo, se c’è un modo per farlo che faccia soffrire di meno chi lo fa, perchè no?
Qui temo che qualcuno sia convinto che rendere più difficile l’aborto sia un modo non, come credo, di aggiungere disagio al disagio, ma di “responsabilizzare” (il che scopre una visione tendente al paternalismo di stato) il cittadino. Lasciamo perdere poi che potrebbe esserci chi gioca col trucco e aggiunge limitazioni collo scopo sotterraneo di rendere non fruibile il servizio:una forma di ostruzionismo

(#) Quello che disse viscontessa

domenica 2 agosto 2009 alle 22:22

3

ho sentito dire che oltre al ricovero “coatto”, oltre alle tecniche di dissuasione del personale medico e paramedico, oltre alla scomunica da parte della Chiesa, il test psicologico (e anche attitudinale…. perchè no?) e la remota (non che ridicola) possibilità che in caso di espulsione del feto al di fuori delle strutture ospedaliere si possa incorrere in una denuncia penale, dicevo che ho sentito dire che oltre a tutto ciò forse forse anche dieci frustate, a certe donne (svergognate!)….. quasi quasi gli fanno bene!

(#) Quello che disse bimartina

lunedì 3 agosto 2009 alle 16:11

4

Una volta subii un ricovero coatto: ero in preda alle allucinazioni causate da un neurolettico (per epilessia) che era andato in tilt. Obbligare chi necessita della RU486 al ricovero è come paragonarlo a un pazzo preda di allucinazioni, paranoia, furia da droga o quant’altro. Mm… mi sa che sotto sotto stanno quasi paragonando le potenziali donne che fruiranno del farmaco a folli, irresponsabili, persone bisognose di camicia di forza o quant’altro…
Ma che mucchio di cazzate!

(#) Quello che disse contevico

lunedì 3 agosto 2009 alle 17:18

5

Non sono le idee vetuste quelle che comprimono i diritti personali e indisponibili in questo Paese.
Magari fosse così.
Sono le idee nuove.
Sono le idee di una classe politica liberticida che, arrivata al governi, comprime giorno dopo giorno le libertà e i diritti, li erode pian piano, zitti zitti, un passo alla volta, fino a fare sembrare normale ai più la situazione nella quale viviamo in questo paese.
Guardatevi intorno.
Non c’è bisogno di fare riferimento al Duce (quello di Predappio); quello di Arcore ci basta e ci avanza.

(#) Quello che disse Marco B.

lunedì 3 agosto 2009 alle 19:05

6

@contevico Senza voler paragonare il Cavaliere al Duce, semplicemente ciò avviene perchè i nostri uomini nuovi (come il premier Berlusconi) sono uomini vecchi, inevitabilmente ancorati ad idee vecchie, sostenuti evidentemente da quelli (molti?) che da queste idee mai si sono allontanati. Non si tratta dunque di idee nuove ma di nuove formulazioni di una zuppa già conosciuta (il chè non implica affatto che chi le propone sia un dittatore, ma neanche che noi non abbiamo il sacrosanto diritto di far notare in che brutti posti porti questa strada)

(#) Quello che disse cris

martedì 4 agosto 2009 alle 09:52

7

ora la chiesa sta barattando il perdono dei peccatucci del cavaliere con un decreto legge contro la Ru486 … e come al solito in tutto questo la figura della donna è trattata come una comparsa trascurabile…

(#) Quello che disse bimartina

martedì 4 agosto 2009 alle 15:35

8

Pensa che lo dice anche Ned Flanders in un episodio de “I Simpson”: “I tribunali non servono a insegnare la disciplina ai ragazzi, servono solo per dire alle donne cosa fare del proprio corpo”.
Siamo ridotti a essere governati da vecchi misogini pallemosce che possono trovare appoggio in un personaggio di un cartone animato!!
Poveri noi…

(#) Quello che disse ehi

sabato 8 agosto 2009 alle 22:56

9

perchè non fate un bel post su alessia marcuzzi e il suo nuovo “programma”..

(#) Quello che disse Tatalla

domenica 9 agosto 2009 alle 08:15

10

Non per fare il bastian contrario, nonostante sia felice dell’arrivo della famosa pillola anche in Italia, vorrei portare l’attenzione su un aspetto quasi del tutto trascurato, in questo dibattito così infuocato. Una mia paziente (sono una psicoterapeuta), italiana residente in Canada, ha sei mesi fa abortito lì, ovviamente con la pillola. Ancora oggi si porta dietro la mancata elaborazione di quel gesto “non medicalizzato”, fatto a casa propria, e il senso di colpa derivante dalla semplicità dell’intera questione. Siamo sicure, noi donne italiane, legate ad una visione della maternità per forza di cose conservatrice e retriva, di essere pronte per una cosa del genere?
Mi si obietterà che se la donna in questione va in terapia non sta benissimo col suo equiibrio emotivo, ma posso garantire che qui l’equilibrio emotivo non c’entra. è una donna di oltre 35 anni, di cultura superiore, che ha sempre lavorato all’interno di organismi internazionali, e che aveva solo bisogno di fare un po’di chiarezza dentro di sè. Quel figlio abortito in quel modo se lo porta ancora dietro, con somatizzazioni degne di un manuale di psicologia, nausee, debolezza….lei stessa ammette che, se avesse potuto restare in ospedale durante tutto il processo, si sarebbe sentita meno sola e meno colpevole. Sottigliezze psicologiche, mi si dirà: può darsi, ma in un paese che considera ancora la maternità una questione sacra, e chi la evita una specie di mostro, le donne stesse non riusciranno facilmente a sottrarsi a questo modo di vedere le cose, e di vedere se stesse, con ovvie conseguenze sulla loro stima di sè, già messa a dura prova dal fatto stesso di aver deciso di abortire, come ben sanno tutte quelle che hanno già dovuto fare questa difficilissima scelta. Insomma, riflettiamo. Ovviamente è chiaro che non è questa la ragione per cui Chiesa e politici si affannano a voler medicalizzare la questione, ma noi, che il cervello lo usiamo ancora, pensiamoci su.

(#) Quello che disse ehi

domenica 9 agosto 2009 alle 16:50

11

rifiuto totalmente il tuo discorso perchè non tutte le donne sono come la tua paziente, c’è chi non si sente minimamente in colpa di nulla, e abortirebbe con la stessa semplicità con cui “evacua” al gabinetto… e la pillola gli farebbe davvero comodo…
quelle donne come la tua paziente se lo vogliono fare lo fanno con la pillola o come vogliono loro, tanto non interessa a nessuno tranne che a se stesse e ai loro familiari e amici..
ma le donne come quelle che ho detto io DEVONO avere il diritto di farlo con la pillolina senza che le altre donne “indecise” o “spaventate dalla semplicità della cosa” gli rompano i marones…
in sostanza ci DEVE essere libertà allo stato puro, “tu non venire a dirmi cosa devo fare che io non vengo a dirti cosa devi fare”.

(#) Quello che disse RossaNaturale

lunedì 10 agosto 2009 alle 14:51

12

Questo dibattito è ridicolo, come quasi tutti quelli legati alla RU486. Però anche da questo si evidenza la totale mancanza di chiarezza che c’è in giro, per colpa della scarsa informazione e del bisogno di ideologizzare tutto (sia da una parte che dall’altra).

Innanzitutto la pillola non si inizia ad usare da ora; era possibile già da alcuni anni (in Emilia Romagna dal 2005, in altre regioni non so) solo che prima di oggi gli ospedali dovevano acquistarla in Francia, ora la possono comprare tranquillamente in Italia. In questa regione è stata usata solo per il 5% degli aborti, ma le ragioni sono diverse…

La ragione principale per la quale la RU486 NON è una valida alternativa all’aborto chirurgico è che bisogna assumerla entro la 7 settimana (per l’intervento c’è tempo fino alla 14esima). Inoltre la burocrazia della legge impone che l’interruzione di gravidanza venga “certificata” entro la sesta e solo la settimana successiva venga somministrata la pastiglia. A me sembra strano ma il medico con cui ho parlato (ho scritto un articolo sulla trafila burocratica della RU486) mi ha detto che alla seconda settimana di ritardo la maggiorparte delle donne (soprattutto le straniere che sono il 70% di quelle che abortiscono) non ha ancora neanche fatto il test di gravidanza…

Inoltre è un farmaco, quindi possono esserci eventuali controindicazioni sulla base delle condizioni di salute personali della donna.

Senza contare che il regolamento per l’assunzione della pillola, richiede due ecografie (che costano al servizio sanitario) e TRE visite di cui quella di controllo ben 14 GIORNI dopo l’assunzione della pastiglia. Cioè tu per 14 giorni non sai se l’aborto si è completato oppure no. In caso negativo chiaramente dopo 14 giorni ti fanno l’aborto chirugico.

Insomma una gran trafila burocratica, i medici la sconsigliano apertamente, non perchè siamo tutti obiettori (nella mia città gli obiettori sono solo 2 su 14, è vero che io sono in Emilia Romagna …ma questa del 70% di obiettori puzza tanto di percentuale farlocca) ma perchè non tutte possono prenderla, implica più lavoro e più costi, e non esitono ancora dati precisi sul suo funzionamento. Senza contare che dopo l’operazione vai a casa e hai “risolto”, con la pillola devi aspettare 14 giorni; questo è atroce per cchi sta vivendo quella situazione. La pillola non semplifica un bel nulla, anzi…

(#) Quello che disse Delia

martedì 11 agosto 2009 alle 11:43

13

Cara Tatalla,capisco il tuo punto di vista ma penso che 6 mesi siano un po’ pochini per rielaborare globalmente quella scelta.Non credo che sia un problema legato solo alle tradizioni nella visone della maternità ma nel bisogno di assistenzialismo che così fortemente sentiamo.Mi spiace doverlo dire e,credimi,non sono certamente una persona insensibile alle debolezze altrui(nonchè alle mie),ma anche da questa parte bisogna cominciare. Valutare,quanto più è possibile,se la persona è in grado di provare ad affrontare quella che,comunque,ribadisco è una sua scelta.

(#) Quello che disse flavia amabile

martedì 11 agosto 2009 alle 21:04

14

RossaNaturale, grazie per quello che hai raccontato. Hai perfettamente ragione, non siamo informati a sufficienza e userò di sicuro queste tue precisazioni la prossima volta che ci sarà da parlare di Ru486 (ovviamente citandoti).

Hai accennato anche ad un articolo tuo sulla burocrazia della Ru. Sono venuta a cercarlo fra gli ultimi post del tuo blog ma non l’ho trovato, mi daresti un link?

grazie

(#) Quello che disse Delia

mercoledì 12 agosto 2009 alle 06:29

15

Infatti l’ostacolo pratico più grosso sono i tempi di finestra di applicazione.Due settimane in meno,rispetto alla vicina Francia,sembrano niente ma così non è.I tempi burocratici e i tempi della persona ne restringono grandemente la sua applicabilità.Anche se passo avanti della ricerca specifica,finirà per essere appannaggio delle persone più colte e preparate che sono anche,guarda caso,quelle più sensibili alla riservatezza delle loro azioni.

(#) Quello che disse Tatalla

giovedì 13 agosto 2009 alle 09:36

16

“c’è chi non si sente minimamente in colpa di nulla, e abortirebbe con la stessa semplicità con cui “evacua” al gabinetto… e la pillola gli farebbe davvero comodo…
(dal commento di Ehi)
Se mai dovessi incontrare donne così, mi farebbe schifo pensare di appartenere alla loro stessa razza.

(#) Quello che disse ehi

giovedì 13 agosto 2009 alle 15:52

17

“Se mai dovessi incontrare donne così, mi farebbe schifo pensare di appartenere alla loro stessa razza”
(dal commento di tatalia)

è solo un’opinione tra molte, a loro potrebbe benissimo fare schifo quella che cade in depressione per un aborto..

ognuno ha le sue opinioni, ma questo non significa imporre la propria opinione a chi la pensa diversamente.
“la tua libertà finisce non appena inizia quella degli altri”

(#) Quello che disse RossaNaturale

martedì 18 agosto 2009 alle 22:38

18

@Flavia. Grazie ma scrivo su un quotidiano locale che non lascia tracce in rete. Penso comunque che più questo sistema sarà utilizzato e più si capiranno i vantaggi e i limiti.

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