Sorelle d'Italia

Donne uccise: i maschi non concedono neppure la semilibertà

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Parliamo di femminicidio all’italiana. Lei è una martire o una arpia. Lui è sempre depresso. Nel giro di pochi giorni su parecchi quotidiani avete potuto leggere la storia di Mariagrazia, uccisa dal solito marito che dopo averle tolto la vita si è suicidato, di Rossana, uccisa dal convivente che dopo una fuga si è costituito, di Teresa, uccisa dal marito e poi perfino insultata (era un’arpìa!), di una donna della quale nessuno scrive il nome, che viene massacrata a colpi di accetta da un uomo che aveva già tentato di uccidere la ex moglie, di Rosalia, morta a 17 anni perchè è chiaro che "se mi lasci non vale", di Miriam e Anna, la prima morta per mano certa e la seconda ancora non si sa, di molte altre ancora che se sommate diventano un numero spaventoso del quale ci si rende conto solo a contarle ogni giorno.

Tra gli assassini ci sono i mariti depressi, quelli pietosi che tolgono la vita perchè "lei era malata", quelli che "lei era un’arpia", quelli che "lei era una puttana e lo faceva impazzire", quelli che "lui l’amava troppo e lei voleva lasciarlo".

Normalmente ogni scusa viene usata come attenuante. Si descrive un sintomo per legittimare un gesto che limita la libertà altrui. Come quando si dice che certe cose le puoi fare se sei ubriaco. Chi beve però sa perfettamente che l’alcool non è una autorizzazione a fare come ti pare. 

La depressione - e lo dico senza essere una esperta in materia – dicono sia una patologia che colpisce in maggior numero le donne. Eppure questo non si traduce in altrettanti omicidi. Le origini della depressione credo siano spiegate di modo che anestetizzino la società rispetto a problemi ben più gravi. Un giorno ti licenziano, non sai come mantenere la famiglia, non puoi pagare il mutuo e vai in depressione. Ci saranno mille altre ragioni ma tutte si traducono in una patologizzazione delle ragioni fortemente sociali che portano alla depressione.

Gli scienziati fanno una gran fatica per trovare l’origine di questo male in un difetto genetico, giusto per non dire che questa cosa dipende da noi, dagli umani, dai nostri comportamenti, da quello che subiamo o che infliggiamo agli altri. Dire di una persona che è "malata" è il modo migliore per deresponsabilizzare la società di una serie di problemi che non vuole risolvere. Perciò concede una tregua anche all’individuo e lo relega nell’angolo riservato agli scarti di produzione.

Una persona depressa per quanto ne so viene trattata con farmaci che rincoglioniscono un elefante, un anestetico che ti fa restare con il sorriso in bocca anche se arriva quello che ti pignora tutto e lo mette all’asta. Una cosa che spesso dicono in psichiatria è che: non sono importanti le cose che accadono ma come tu le affronti. Come dire: se non sai accettare un licenziamento, una società che ti massacra, ti usa e poi ti getta, se non accetti di essere molestata, violentata in vari modi, è e sarà sempre colpa tua. Non è il tuo datore di lavoro ad essere un bastardo, sei tu ad essere malata.

Se sei in mobilità, quasi al licenziamento, ti sfrattano da casa e ti suicidi: è certamente colpa tua, non del governo, ne’ delle banche, ne’ di ogni altro figlio di puttana che si arricchisce sulla tua pelle, ti spreme e poi ti butta via.

A leggere Foucault si capisce che l’anormalità è una cosa che esiste in ciascuno di noi, che la follia è stata una bella giustificazione morale per incarcerare e rinchiudere tanta gente che rifiutava di farsi "normalizzare". La psichiatria e il carcere stanno per lui infatti allo stesso livello.

La psichiatria moderna, quella dopo basaglia, dopo la chiusura dei manicomi, ha fatto dei passi avanti ma la logica della normalizzazione permea un pezzo consistente del settore.

La spinta che c’e’ in questo momento va comunque in tutt’altra direzione. Raccolgo articoli e dettagli su donne uccise dai loro uomini da almeno 15 anni (non da un giorno, ma da 15 anni). Fatelo anche voi, andate in biblioteca e cercate fra gli articoli di cronaca. Fateveli dare dalle redazioni dei giornali. Adesso che i quotidiani pubblicano su internet cercateli in rete. Posso dirvi con certezza per esempio qual è l’andamento delle versioni che vengono fornite dalla stampa.

Da un po’ di anni, da quando cioè esiste una forte spinta autoritaria che insiste su soluzioni farmacologiche anche per punire gli stupratori, da quando nelle carceri si è ricominciato a sedare pesantemente i reclusi perchè stranieri e perchè non si è fatta alcuna fatica a comprenderli, la versione della stampa circa i femminicidi è peggiorata. 

La componente razzista spinge alla formulazione di accuse piene di distinguo. Il marocchino che ammazza è solo un assassino. L’italiano che ammazza è depresso. Non c’e’ dunque alcun interesse ad indagare le cause reali del femminicidio. Nessun interesse. C’e’ anzi l’interesse esplicito a giustificare il femminicida (lei era un’arpia!), a compatirlo (lui è depresso!), a legittimarlo (lui aveva ragione di essere geloso!).

In tutti i casi la ragione precisa, la costante che si ripresenta come fosse una inevitabile condanna a morte è la decisione della donna di lasciare il marito, il fidanzato, rifarsi una vita, allontanarsi, fare altro. Oppure è semplicemente la decisione della donna di reagire dopo aver subito ogni genere di angheria compresa quella psicologica (anche quella volgarmente legittimata dallo stato di salute del marito).

Volendo patologizzare il problema, di quale uomo che uccide una donna o la picchia selvaggiamente o la stupra per punirla potresti dire che sta bene?

Quante sono invece le donne che vivono da "depresse" perchè non possono, non sanno, liberarsi in una situazione di schiavitù? Quante sono le donne "depresse" che ammazzano i mariti per reagire alle angherie che subiscono? Chi è dunque, all’interno delle relazioni tra un uomo e una donna, ad essere in stato di soggezione? Inequivocabilmente la donna.

Sono le donne ad essere educate per accogliere e prendersi cura di uomini di qualunque specie. Sono le donne che devono sopportare qualunque tipo di situazione familiare. Le donne sempre colpevolizzate se non si prendono cura di tutti. Le donne alle quali lo stato assegna il ruolo di ammortizzatrici sociali a partire dalla loro condizione di schiavitù.

Lo stato non indaga sui femminicidi semplicemente perchè ne è complice. La verità sta tutta qui. Ne è complice e non demorde anzi insiste nell’attribuire un ruolo che non può essere tradito pena la diserzione.

Come non ricordare le accuse di tanti uomini che massacravano le mogli scritte nero su bianco su certi giornali: "lei non aveva cucinato", oppure "lei non pulisce mai la casa".

Come può osare dunque una donna scegliere di lasciare l’uomo che le ha catturate come proprietà a tutto servizio?

Non può. Se una donna lo fa, in certe condizioni, la donna deve pagare. Paga perchè la società non l’aiuta, perchè gli uomini la perseguitano, perchè non c’e’ lavoro, non c’e’ casa, perchè la società e lo stato non offrono alternativa, come se le porte fossero tutte chiuse perchè ti sei comportata male. Pagano perchè gli uomini considerano gli "alimenti" una quota di partecipazione all’uso del tuo corpo. Se non possono usarlo non te li danno, neppure quando quegli alimenti riguardano i bambini, neppure se sono il surrogato di quello che lo stato dovrebbe darti per ritornare ad essere autonoma. E come può lo stato pretendere che la donna separata riacquisti autonomia se a pagare quella autonomia è l’ex marito? Un paradosso infatti che si rivela in tutta la sua drammaticità perchè mantiene un legame con uomini che ritengono di avere una opzione su di te. Lui paga per risarcirti degli anni che hai speso per costruire anche la sua fortuna e tu gli appartieni. Le donne pagano perchè per restare tranquille dovrebbero non dover stabilire più nessun legame con gli uomini violenti e invece lo stato decide che i mariti violenti possono avere diritto all’affido condiviso dei figli. Le donne pagano con la vita, troppo spesso, quasi sempre.

La cultura sulla quale si fonda uno stato patriarcale è tesa a creare giustificazioni morali al femminicidio. Si dice sia colpa della moglie se il marito era geloso perchè la moglie doveva avere cura di indossare un burqa o di restare chiusa in casa. Si dice che sia colpa delle donne se lui non si sente sicuro perchè le donne devono vivere le relazioni come fossero costanti sedute di terapia psicologica per i loro uomini.

Dalle rassegne stampa si capisce quale sia l’andamento di una società. Dal modo in cui viene tollerata la violenza contro le donne si capisce persino quale tipo di governo si insedierà: se è democratico, assistenzialista, cattolico, fascista, autoritario, oligarchico, progressista, etc etc. 

Le donne non vengono uccise perchè gli uomini sono depressi. Le donne vengono uccise perchè lo stato non le vuole libere. Perchè agevola la spinta al possesso, l’orrendo modo di relazionarsi di tanti uomini, perchè li usa come aguzzini per tenere in piedi una struttura sociale nella quale la regola è: unirsi, contribuire alla crescita demografica, partorire operai e consumatori, crepare.

Tutti quelli che non assolvono a questa funzione non esistono, sono trasgressori, eretici, vittime dell’inquisizione: così le donne che vogliono liberarsi, e le lesbiche, e i gay, e le trans, e gli uomini che dissentono e non si fanno carcerieri delle donne, e chiunque non sia disposto ad essere considerato un numero.

Una società che si fonda sulla schiavitù degli esseri umani, le donne schiave tra gli schiavi, non ha interesse a liberare nessuno. 

Quello che fanno ora – sicurezza, certezza della pena, etc etc – è solo un pessimo modo per tenere le cose esattamente come stanno. Come quando dentro un carcere il direttore scrive regole che fanno l’occhiolino ai cattivi mentre lui finge di minacciarli affinchè i buoni continuino a spazzare pavimenti, lavare i cessi e lavorare come muli.

Volessero darci una mano lo avrebbero già fatto. Non vogliono e i maschi lo sanno.

Perciò è necessario che noi ammettiamo la nostra corresponsabilità e che ci diamo da fare:

prevenire – fare attenzione alla persona con cui decidiamo di stare – provando a non infognarci in storie con persone aggressive, violente, gelose, asfissianti, possessive, morbose, solo perchè riteniamo di poterli cambiare o di non poter meritare di meglio;

reagire – far crescere la nostra autostima – considerandoci belle per quello che siamo, perseguendo un futuro che ci dia prospettive di autonomia, vicino o lontano da casa, rivolgendoci ad altre donne se necessario, stabilendo alleanze, anzi sorellanze con altre, chiedendo aiuto se serve senza vergognarci;

parlare – esplicitare, comunicare tutto – raccontare quello che ci succede, se lo raccontiamo alle altre dobbiamo dirlo a noi stesse, consegnare dettagli alla persona di cui ci fidiamo, amica o estranea che sia, non vergognarci di niente, non considerare quello che ci succede come un errore che riguarda solo noi, che dipende da noi.

Noi non ne abbiamo colpa, non potevamo saperlo, e se anche lo sapevamo e abbiamo ugualmente scelto di restare non dobbiamo mai pensare di doverne pagare le conseguenze con la vita. Dobbiamo andare via orgogliose di avere capito, di avere una occasione di riscatto, di poter rinascere, di ricominciare, di poter assumerci la responsabilità delle nostre vite. Sicure di poter trovare un futuro differente e migliore e molte altre persone che ci ameranno molto di più.

Diamoci, datevi una mossa sorelle, qui non ci salva nessuno, bisogna fare tutto da sole. Questa è già autodifesa. Noi la pratichiamo da sempre. 

Fate attenzione ad ogni cosa che vi dicono, alle foto che vengono pubblicate accanto ad ogni notizia di violenza che vi riguarda: voi sempre vittime, persone da proteggere, schiave di uomini consegnate ad altri uomini, mai grintose, orgogliose, vive, fiere, solidali, mai una immagine che faccia crescere la vostra autostima e che vi rappresenti per quello che siete. Donne di resistenza che non smettono mai di resistere anche se piegate-sfinite-massacrate, persone coraggiose che sopravvivono a tutto e che sacrificano la vita ogni giorno per ottenere un pezzo di libertà, eroine di una quotidianità brutale, forti e tenaci, determinate e piene di talento. Non martiri che fanno del proprio martirio una ragione di vita ma donne resistenti che si liberano dallo stato di schiavitù per poter essere libere. 

Parlate, urlate, mettetevi in contatto con altre sorelle, alzate la testa e reagite. Siete vive e siete libere. Indecorose e libere!

—>>>la foto è di claudia pajewsky e fa parte di una raccolta che racconta un pezzo di manifestazione contro la violenza maschile sulle donne del 25 novembre 2008 organizzata dalla rete nazionale femministe e lesbiche sommosse. Il nostro slogan era: Indecorose e libere

28 luglio 2009
14:35, martedì
FikaSicula
Filed under : Cronaca, Gender, Politica, Società
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Commenti : 34
 
34 commenti

(#) Quello che disse Freak76

mercoledì 29 luglio 2009 alle 07:44

1

Puntualizzo:

Proprio perchè la depressione è una patologia prevalentemente femminile (ma sarà poi vero?) il maschio spesso rifiuta di riconoscersi malato – nulla di genetico, sono d’accordo che sia indotta da quello che la società ci costringe a subire.
(Alcuni farmaci prescritti per la depressione hanno sì una funzione sedativa, ma niente sorriso ebete: la disperazione profonda del depresso genera agitazione e può portare a pensieri di morte o di auto/lesionismo)

Sono pochi i maschi in cura per depressione perchè nella sua etimologia greca “isteria” significa utero, si sa che sono le donne ad essere isteriche – da questo punto di vista anche l’uomo è una vittima, impossibilitato dal suo ruolo di macho ad ammettere e quindi poter curare tale patologia -
In sintesi: le donne si curano. E quando non si curano, nei casi più pericolosi come la depressione post partum, uccidono anche loro. I figli – soggetti più deboli. E qui spesso la responsabilità è soprattutto del compagno, infarcito di idee strane su come psicologi e psichiatri siano tutti ciarlatani, e quindi poco incline a dare un supporto adeguato alla compagna sofferente.

Dire che lui era depresso non giustifica il femminicidio, forse ne è la causa: dire che lui era depresso e non si curava a mio parere è il vero problema. Se ti sbattono in day hospital attaccato a una flebo stai tranquillo che non metti in pericolo nessuno.
Parlo per esperienza personale: quasi tutti gli uomini che ho visto in day hospital sono palesemente “suonati”, cioè a prima vista si riconoscono come “anormali” (e lì si che ci sta il difetto genetico), mentre le donne – 8 su 10 nell’ultimo ricovero – in genere hanno un’apparenza “normale”, donne di tutti i giorni capaci di sostenere una conversazione, e via dicendo.

Insomma la depressione è una roba da femmine piagnucolose, gli uomini veri, sani, non hanno di queste debolezze: sono forti, non piangono, non si curano, più sopportano il dolore più sono virili.
Tra le colpe dello stato in questo caso aggiungi anche la scarsa informazione sull’igiene mentale

(#) Quello che disse Freak76

mercoledì 29 luglio 2009 alle 07:50

2

PS: Hai citato Focault: interessante a questo proposito –

http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/5498/5498p.pdf

<>

(#) Quello che disse Marco B.

mercoledì 29 luglio 2009 alle 09:19

3

Mamma che lungo! Non ce l’ho fatta a leggerlo tutto. Comunque sì, è un classico: non si vuole ammettere che il contesto abbia una responsabilità almeno pari a quella dell’iniziativa individuale (Ma guai ad esagerare al contrario. Altrimenti tutti a compiangersi per il destino cieco e baro senza far nulla -come un poco il sottoscritto?- o peggio a delinquere e poi far l’intellettuale e dire:”è questa società triste e corrotta che mi ha portato a questo”. E tu ti ci sei lasciato portare. Complimenti.). Il classico è quello di evitare, di autocensurarsi questo ragionamento, che porterebbe a concludere che tutti noi, poichè immersi nel medesimo brodo, avremmo potuto finir delinquenti, dicendo che no, quello lì è diverso, socialmente, culturalmente, se possibile fisicamente da noi (Se ha materialmente il cervello che funziona in modo diverso e simili! Tralasciamo il mio personale dubbio sul fatto che facciano i cervelli in serie…) praticamente un alieno e che è per questo che così è diventato, mentre noi torniamo al nostro Mulino Bianco.
E’ il meccanismo perverso dell’eccezione, che permette di considerare e in qualche modo includere in un sistema complesso anche elementi non coerenti al disegno che ci si è fatti, facendo sì tuttavia che questi elementi non intacchino la perfezione della struttura preconcetta, dato che sono introdotti in una sorta di riserve, di aree di quarantena.
Quanto a psichiatri e psicologi, la cosa è semplice: non è loro materialmente possibile intervenire sul contesto per migliorare l’interazione individuo-contesto, perciò fanno il possibile per intervenire sull’ individuo, sapendo benissimo, questo è quello che intuisco, che è un intervento insufficiente per sanare la problematica.

(#) Quello che disse Marco B.

mercoledì 29 luglio 2009 alle 09:35

4

@Freak76 Personalmente il femminismo, specie quando degenera in retorica, mi fa ribollire il sangue, ma proprio non capisco. Noi non siamo i nostri padri, nè i nostri nonni. Per quale mai motivo dovremmo restare prigionieri di aspettative arcaiche racchiuse in modelli vetusti, in una parola del maschilismo (specie del machismo innaturalmente muscolare, a-la Conan il Barbaro) di alcuni tra i nostri -non dico padri- nonni? Aggiungi che a questo maschilismo evidentemente credono anche delle donne quando ci giudicano con i medesimi parametri. Ma lasciateci piangere, lasciate che non siamo onnipotenti, considerateci soltanto come esseri umani senza pensare a noi come futuri grandi re pieni di soldi, con spadone a fianco e donne scosciate a destra e sinistra (Avete presente le copertine degli ultimi CD dei Manowar? Ecco)

(#) Quello che disse Marco B.

mercoledì 29 luglio 2009 alle 09:46

5

PS Il che non significa che sostenga certi trionfalismi, altrettanto passibili di scivolare in dell’ ottimo epic fantasy, su vigorose sorellanze, arcane potenze creatrici femminili (stile Pizia di Apollo) e simili nè certe logiche sottilmente giustificatorie come “il marito la trattava male” (che al massimo è un’attenuante), ecc.

(#) Quello che disse seralf

mercoledì 29 luglio 2009 alle 12:02

6

“indecorose e libere”? non ci siamo proprio: ma non lo vedete che bisogna ripartire dagli esseri umani? voi percepite una contrapposizione che era il punto essenziale della dialettica degli anni ‘70, ma che oggi sa di muffa: oggi è il momento di allearsi, uomini e donne (e anche qui: etero o non etero chissenefrega, piantatela di stare sempre a sottolineare gli orientamenti sessuali delle persone) che abbiano voglia di reciproco rispetto e amore, e di costruire una società davvero “migliore” dove le differenze di genere siano virtù e non trappole.
La tua opinione sulla psichiatria mi sembra un po’ faziosa e approssimativa: in primis perchè mescoli psichiatria e psicologia, e poi perchè già con jung (quindi parlo degli anni 20/30) si era andati ben oltre il concetto di “malattia” da curare a suon di farmaci. Quindi il problema è al solito la trasformazione della società, non delle accademie, che anzi mai come in questo caso sono molto più avanti di noi (vedi il su citato Basaglia).
Rispetto al motivo per cui un uomo depresso ammazza la compagna e non viceversa posso azzardare due piccolissime opinioni personali: 1)c’è un certo grado di confusione su ciò che è depressione, border-line e compagnia bella, e fa comodo pensare ad un omicida un po’ sfigato e “fallito”, che si sfoga così. Questo però non aiuta perchè in moltissimi casi la piaga della violenza domestica -anche nelle sue conseguenze estreme- deriva invece da gente apparentemente dinamica vitale e soddisfatta della propria vita, che però non sa gestire a livello emotivo.
E qui vengo al punto 2): secondo me nella violenza domestica andrebbe spesso valutato l’intero rapporto lui/lei, poichè sono probabilmente entrambi incapaci di gestire la propria affettività, e se è vero che molte donne subiscono per questioni di ricatto “pratico” in termini di mezzi, è anche vero che tutti ne conosciamo almeno il doppio pronte ad alimentae all’infinito (spesso inconsapevolmente e con partner diversi) dinamiche basate su sopraffazione e violenza.
A mio avviso l’unica cura è preventiva, ed è la corretta educazione emotiva di tutti: bambini e bambine. Mettersi a trent’anni a creare ulteriori trincee mi pare inappropriato e fuorviante, poichè può essere utilissimo alla consapevolezza (e ben venga) ma non risolverà il problema, anzi personalmente credo che lo acuirà: ad esempio fino a vent’anni fa non sentivo fare distinzioni tra “donne” e “lesbiche” nelle manifestazioni, nè mi sembra un sintomo di progresso francamente.
(Scusami la lunghezza ma è difficile essere sintetici, a volte)

(#) Quello che disse Freak76

mercoledì 29 luglio 2009 alle 13:40

7

@Marco disse: “Personalmente il femminismo, specie quando degenera in retorica, mi fa ribollire il sangue”

Ficcatevelo in testa, il femminismo non esiste più. E’ stato un movimento di emancipazione essenziale che ha garantito alla popolazione femminile alcuni dei diritti elementari di cui erano private e una condizione sociale più sopportabile.
Ho come l’impressione che tu ti sia fatto l’idea – sbagliata – che il femminismo indichi la velleità della donna di sopraffarre l’uomo.
Io parlo di antisessismo, mi batto cioè contro la discriminazione basata sul sesso degli individui – il che vale per entrambi i sessi, ovviamente… (solo che spesso e volentieri indovina quale dei due è più svantaggiato?)
Discriminazione è quando per motivi culturali/sociali un maschio sano è impedito a curare la sua salute mentale perchè la depressione è roba da femmine. E quando nessuno si meraviglia se una donna ne soffre perchè, si sa, abbiamo l’utero, siamo deboli, bla bla bla..

Tutti questi mariti, fidanzati, che uccidono la “ex”.. sono tanti, eh.. come mai di mogli che fanno fuori l’ex non ce ne sono?
Per riprendere il post, all’interno di una relazione è sempre la donna – l’elemento più “debole” – ad essere in stato di soggezione; e la debolezza è data da una discriminazione culturale: ai bambini viene insegnato a reagire anche con la forza, vengono spesso incoraggiati ad essere aggressivi, alle bambine si insegna che la violenza non è femminile.

(#) Quello che disse FikaSicula

mercoledì 29 luglio 2009 alle 14:03

8

di tutti i commenti considero solo il primo. gli altri sono coerenti con il loro stile. la vostra posizione su questo blog è nota. non siamo d’accordo. pace e bene.

il primo commento invece è molto interessante e stimola un ulteriore approfondimento. freak76 spero che non dici sul serio quando parli dell’isteria come male riferito alle donne.

spero tu stia dicendo che la mentalità vuole che le donne siano considerate malate mentre gli uomini, normalmente considerati virili, non vengono mai trattati come soggetti a rischio.

l’isteria veniva curata con massaggi pelvici ed è grazie all’isteria che è stato inventato il vibratore perchè era uno strumento terapeutico studiato per quella che veniva considerata come una malattia.

si trattava di esigenze sessuali non soddisfatte. in un tempo in cui la sessualità per le donne spesso coincideva con la parola stupro.

trovi tutto in un libro che si chiama “la tecnologia dell’orgasmo”.

come ho scritto, io di depressione clinica non so molto. ho conosciuto persone che avevano questo problema ed erano rincoglionite dai farmaci. non più aggressive di altri esseri umani e non hanno ucciso i loro figli, no. li hanno cresciuti.

di una potrei raccontare cose raccapriccianti ma mi limito a dire che era il marito a farla sedare per farle fare meglio la moglie e la madre.

gli infanticidi hanno una dinamica a se’ che non si inserisce nella stessa logica del femminicidio.

se una donna uccide un bambino non lo ammazza perchè ne è gelosa, perchè il bambino vuole lasciarla.

non sto dicendo che è meglio o peggio. dico che è tutta un’altra cosa e volendo un’idea te la puoi fare leggendo questo:
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/07/22/l-infanticidio-non-un-delitto-privato

lo stato ha di certo tantissime responsabilità ma qualunque sia la responsabilità dello stato ciò non significa che chi ammazza una donna ha un margine di giustificazione. per quello che mi riguarda proprio nessuno.

il post non voleva certo arrivare alla conclusione che lo stupratore e l’assassino sono poveri diavoli che fanno questo perchè sono stati picchiati da piccoli.

sono stati picchiati in tanti ma non hanno certo ammazzato nessuno.

lo stato non si assume la responsabilità delle cause sociali di certi mali, le rimuove mettendo al centro delle proprie politiche l’aspetto punitivo o che patologizza, come se le malattie fossero ineluttabili e inevitabili, proprio come il terremoto (perciò è fondamentale notare come sia forte la spinta al riconoscimento del fattore genetico di alcuni mali).

la rimozione delle cause sociali è la materia in questione. cause sociali che comprendono anche il disinnesco dei motivi di dipendenza che fanno delle donne le vere grandi vittime delle relazioni eteronormate.

e non è vero che le donne si curano tutte. le donne vanno avanti come muli. lavorano ininterrottamente e quando non ce la fanno più si spengono. le vedi sedate. sedare non è curare. è solo sedare. e qui si potrebbe aprire un intero capitolo sul motivo per cui si usano i farmaci come elemento di normalizzazione.

una donna sedata continua a “produrre” e ad adempiere al ruolo di ammortizzatrice che il progetto di welfare, con lo stato sociale completamente smantellato, le assegna.

gli uomini certo si rifiutano forse di “prendersi cura di se’” ma tu descrivi uomini che non ammettono la propria debolezza e imperfezione.

ce ne sono tanti, certo, ma quelli che ammazzano le mogli non sono tra quelli, non tutti almeno.

quelli che ammazzano le mogli pietiscono attenzioni, sono fragili e aggressivi in nome della loro fragilità. non smettono mai di servirsene per ricattare e limitare gli spazi altrui. la spinta aggressiva parte da un egoistico “io ho bisogno”. degli altri se ne fottono.
l’ammissione di debolezza e l’uso della stessa differiscono in fatto di consapevolezza e di disponibilità a rimettersi in discussione.

ma la patologizzazione non è forse un modo per coccolare un grave difetto e farlo diventare qualcosa di cui si deve fare carico l’altra?

ho conosciuto donne che tiravano avanti la casa e la famiglia mentre il marito si imbottiva di farmaci e guardava la televisione tutto il giorno.
ho conosciuto donne che lavavano il culo ai mariti e poi li nutrivano e quando accennavano un minimo di stanchezza quei mariti le tiravano il posacenere dietro.

le donne non sono piagnucolose se non nell’immaginario comune. io non ho mai visto piangere mia madre se non in casi estremi.

ho visto tanti uomini lamentarsi continuamente per i sacrifici, per il costo della vita, perchè non potevano acquistare la macchina nuova, etc etc…

il concetto di virilità di certi uomini sta tutto qui. si riconosce in metodi di comportamento e in modelli di vita dettati dalle pubblicità. questo tipo di uomo si sente finito se non ha l’auto che sgasa in corsa per la prateria.

il concetto di virilità per questo tipo d’uomo sta nel pretendere – certo virilmente – che tutta l’attenzione sia destinata a loro.

e lo stato si fa carico della loro salute mentale, si, a nostro danno. coccola questi uomini, li fa sentire in diritto di potere fare come gli pare.

cioè: il danno più grave secondo me non è la scarsa quantità di informazioni che circola sulla salute mentale quanto le scarse probabilità che si risolva il grave problema di salute del nostro paese, ecco.

(#) Quello che disse Freak76

mercoledì 29 luglio 2009 alle 16:26

9

@FikaSicula

“spero che non dici sul serio quando parli dell’isteria come male riferito alle donne.”

Non sono io che dico sul serio: è stata la Scienza, fino a poco tempo fa.
Ovviamente intendo che è un pregiudizio sociale.. che la medicina ha purtroppo cercato di giustificare in questo modo osceno – forse non mi sono espressa con sufficiente ironia

“ho conosciuto persone che avevano questo problema ed erano rincoglionite dai farmaci. non più aggressive di altri essseri umani e non hanno ucciso i loro figli, no. li hanno cresciuti.”

questo proprio perchè erano rincoglionite dai farmaci ;)
La visione della psichiatria come fattore di normalizzazione fa tanto P.K. Dick, io comunque parlo di gente che sta male e si cura, non di gente stramba che viene omologata perchè problematica…

Nel paragonare il femminicidio all’infanticidio volevo far notare come, nell’individuo clinicamente depresso e non curato, la tendenza a fare del male agli altri si riversi sempre sul soggetto più debole – ma non è in tema con il post, il succo è che il pregiudizio anche in questi casi fa sì che gli uomini si curino di meno.

“se una donna uccide un bambino non lo ammazza perchè ne è gelosa, perchè il bambino vuole lasciarlo”

Ma infatti, i casi in cui i femminicidi sono effettivamente dovuti a una patologia secondo me sono rari, di sicuro tra quelli di cui si legge sui giornali ve ne sono ben pochi, e chi uccide per gelosia non è tra questi.
Semmai volevo dire che l’abitudine della stampa a giustificare con “era depresso” un assassino è tanto più grave in quanto normalizza una situazione patologica – eri depresso, sei giustificato – mentre il discorso dovrebbe essere non ti sei curato, sei un pirla.

“lo stato non si assume la responsabilità delle cause sociali di certi mali, le rimuove mettendo al centro delle proprie politiche l’aspetto punitivo o che patologizza, [....] la rimozione delle cause sociali è la materia in questione”

Psichiatri e psicologi sono i primi ad individuare nella società la causa del malessere mentale – quando non si tratti di un fattore congenito. Curarsi non serve ad accettare passivamente il sistema o ad imparare ad amarlo, ma a 1) non soffrire come un cane 2) trovare la propria dimensione che non deve necessariamente essere “integrata”.
Sul fatto di sedare non sono d’accordo: solitamente la cura farmacologica è accompagnata da una terapia psicanalitica, che casomai ti aiuta ad uscire da una sitazione insopportabile rendendoti cosciente dei tuoi veri desideri e necessità, aiutandoti a compiere delle scelte fondamentali.

“gli uomini certo si rifiutano forse di “prendersi cura di se’” ma tu descrivi uomini che non ammettono la propria debolezza e imperfezione.
ce ne sono tanti, certo, ma quelli che ammazzano le mogli non sono tra quelli, non tutti almeno”

Ho preso in esame l’aspetto puramente patologico del problema perchè mi tocca da vicino – ovviamente non tutti quelli che ammazzano la moglie lo fanno perchè malati, ma erano questi che mi interessavano.

“ho conosciuto donne che…”

Ho conosciuto donne depresse (a livello da flebo) a cui i mariti rinfacciano la scarsa cura della casa o il mancato adempimento a qualche dovere, quasi non dipendesse dalla malattia ma da una mancanza di volontà. Sicuramente ci saranno anche mogli che rinfacciano al marito depresso di essere un inetto, ma questo non c’entra con la differenza di sesso o genere, è solo che chi non conosce la depressione non può capire chi ne soffre.

“le donne non sono piagnucolose se non nell’immaginario comune. io non ho mai visto piangere mia madre se non in casi estremi.”

La mia era infatti una critica a quell’immaginario comune che fa sì che l’uomo appaia una “femminuccia” quando lamenta un malessere.

Sul tuo punto di vista sono assolutamente d’accordo: il tuo è un argomento sociologico, mentre la mia era una puntualizzazione sul caso della depressione clinica (quindi assolutamente fuori tema con il tuo post), spesso tirata in ballo a vanvera dalla stampa.

(#) Quello che disse Daniela

giovedì 30 luglio 2009 alle 08:43

10

Secondo voi, andando in giro per le vostre città, notate che tra i conuigi c’è una totale mancanza di rispetto?? E non solo tra coniugi, ma anche tra fidanzati e tra amici di sesso opposto. Azzardo, ma per me questa è la chiave di volta!

(#) Quello che disse seralf

giovedì 30 luglio 2009 alle 09:39

11

Prendo e porto a casa, ok.
Ma allora la soluzione quale è? chi condivide le battaglie e dissente su alcune cose non dovrebbe dirlo e starsene a guardare, anche se guarda un noiso copione che ha già dato prova di disastro? non si può intervenire, perchè è una battaglia tutta tua? :-)
Lo chiedo senza polemica, giacchè mi sono rotto di assistere allo sfascio della partecipazione politica, e vorrei che si ricostruisse una identità comune e forte.
Scusami ma questi tuoi post fanno tanto volantino ciclostilato: c’è o non c’è in te una reale voglia di cambiare le cose?Onestamente cominicio a dubitarne… o hai solo voglia che le tue compagne di lotta ti ammirino come la combattente solitaria?
saluti, pace e bene (senza sarcasmo) :-)
Alfredo

(#) Quello che disse Marco B.

giovedì 30 luglio 2009 alle 10:19

12

@Seralf. Perfettamente d’accordo. La chiusura granitica di alcune femministe e anche quella di Fikasicula, l’idea che a parlare debbano essere persone che già la pensano in modo estremamente simile e che ovviamente posseggano, essenziale, una vagina è piuttosto sotterranea, ma ogni tanto fa capolino. A parlare saranno sempre quelle, come una voce sola, stile circolo comunista di ‘anta anni fa. Questo tra l’altro è uno dei motivi perchè penso che una delle derive possibili e non così assurde del femminismo sia proprio quello di trasformarsi in un maschilismo al contrario a vantaggio della solita inutile, stupida, controproducente guerra tra i sessi. Tutto questo mentre i “potenti” e i “manovratori”, se ce ne sono, starebbero bellamente a guardare, dato che si fa prima a dirigere e orientare un popolo diviso in due tronconi arrabbiati (possono anche essere ricchi e poveri, autonomi e dipendenti o italiani e immigrati, comunque) è molto più facile

(#) Quello che disse Freak76

giovedì 30 luglio 2009 alle 10:24

13

Tanto per tirare fuori un argomento trito e ritrito…

“La violenza familiare da parte del proprio compagno è in Europa e nel mondo la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni.
Basti pensare che in Russia, in un anno, sono morte 13 mila donne, il 75% delle quali uccise dal marito, mentre il conflitto Urss-Afghanistan nell’arco di dieci anni ha mietuto 14 mila vittime”

Questa E’ una guerra fra sessi.

(#) Quello che disse FikaSicula

giovedì 30 luglio 2009 alle 13:03

14

si Freak76
la mia e’ una lettura sociolgica, hai ragione e hai ragione anche quando dici che E’ una guerra tra i sessi.

le donne muoiono a quintali. alla lista accennata bisogna aggiungere la donna di Rho di cui si è parlato appena ieri e la quantità di donne uccise per mano di un uomo, quelle di cui si sa attraverso la stampa, perchè ne esistono molte altre di cui non sappiamo niente, è quasi di una al giorno (in italia) ed è già troppo.

l’obiettivo comune dovrebbe essre “non una di più”. invece è uno sterminio.

sapete qual è la cosa più difficile? provare a fare qualcosa e insistere e insistere e accorgersi che bisogna aspettare mentre gli altri crescono e forse capiscono. tutto ciò mentre le donne continuano a morire.

non è semplice fare sociologia mentre le donne muoiono.

ci vuole la coscienza che le cose non cambiano all’improvviso, che si tratta di un lavoro lungo, lentissimo, di tessitura.

questo lavoro non si ferma a perdere tempo con interventi come quelli che qui provano ancora una volta a fare polemiche pretestuose. la vita delle donne è più importante.

perciò, abbiate pazienza. l’attenzione oggi non è per voi. fatevene una ragione.

(#) Quello che disse bimartina

giovedì 30 luglio 2009 alle 16:04

15

@Marco B. e Freak76
Il femminismo è morto, e concordo su una diffusa cultura anche tra le donne (giovani e meno giovani) a pretendere il macho. Manowar? Guardate anche un qualunque video hip-hop: il rapper strafigo, che tiene sotto controllo tutto, con l’immagine del riccone che innaffia tutti di champagne o di ordini da capo-gang, inesorabilmente circondato da migliaia di giovani donne poco vestite che gli si arrotolano intorno sventolando le proprie grazie, quasi pregando per la sua attenzione o per una sua qualche benedizione.
A parte questo riferimento a uno stereotipo patetico, io mi sento preoccupata: spesso, troppo spesso è considerata migliore (= meno faticosa, = più facile)la strada dell’attesa del principe azzurro, del mostrare più pelle per guadagnare più soldi, del “fare la brava” per non farlo incazzare. E questo porta le donne, come tutti sanno, ad accontentarsi del cavernicolo solo perché ha un lavoro sicuro o perché piace a babbo, a cercare solo quello a cui cadono banconote da qualunque tasca (chissenefrega se è un sessista microcefalo), a comportarsi da mamma perfetta a gara con le altre mamme per vincere il premio di migliore mamma-lavoratrice di successo-educatrice di figli perfetti-moglie di uomo inviadiabile-massaia impeccabile.
Non è colpa dei Manowar o di Jay-Z o delle Letterine.
E’ indispensabile mettersi in tesa che bisogna imparare ad amare se stesse in quanto donne, non in quanto belle o buonine-buonine, bisogna faticare parecchio, farsi i calli, farsi un culo a capanna per essere rispettate. Questo comporta spesso ridurre le amicizie di parecchio, incrementare i litigi in famiglia e ferirsi le mani a furia di sfondare muri sul lavoro. Ma questa è la vita che ci meritiamo, che ci spetta fin da quando nasciamo.
Basta con i vestitini rosa, con la Barbie come modello di struttura fisica e la gravidanza come dimostrazione di femminilità.
Siamo donne, ovvero esseri umani.
Nessuno ha il diritto di picchiarci, discriminarci, ucciderci o relegarci ha ruoli preimpacchettati perché nasciamo con un apparato riproduttivo e non un altro.
Dobbiamo faticare per ottenerlo. Ecco tutto.

(#) Quello che disse Freak76

giovedì 30 luglio 2009 alle 16:16

16

Imparare ad amare noi stessi, si, ma in quanto individui…
credo che partendo da questo presupposto più cose di quanto si creda verrebbero di conseguenza. Siamo noi i primi a discriminarci, imprigionandoci negli stereotipi, ponendoci come donne/uomini prima che come persone.

(#) Quello che disse seralf

giovedì 30 luglio 2009 alle 19:09

17

Siamo noi i primi a discriminarci, imprigionandoci negli stereotipi, ponendoci come donne/uomini prima che come persone
sottoscrivo, è esattamente quello su cui cercavo di sollecitare delle riflessioni critiche. Purtroppo è più facile polemizzare o sottrarsi alla dialettica che argomentare delle tesi. La crescita è un processo lento, questo ci frega.

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 31 luglio 2009 alle 09:34

18

@bimartina Nessuno dice che sia colpa dei Manowar, che pure ascolto sebbene non li trovi eccezionali. E’ che qualcuno scambia fantasie eroiche godibili come tali come proposte di un modello applicabile, trasportato di peso, alla vita reale. Tutt’al più sono leggibili come metafora, come invito un po’ grossolano alla fierezza. I video hip-hop? Ancora più espliciti, è che li davo per scontati. Lì (almeno in certe frange) c’è proprio la mentalità “pimp” (in italiano: “pappone”). Catenone d’oro, gessato o pellicciona viola e bastone con pomello d’oro, “stile mafia” (c’è pure una canzone che danno adesso, che si chiama “Mafia Music”), soldoni, gnoccone, tettone, macchinoni..

(#) Quello che disse bimartina

venerdì 31 luglio 2009 alle 15:55

19

@Marco B.
Chi dice che è colpa dei metallari o dei rapper è veramente uno sfaticato (dal punto di vista intellettuale, ovvio). D’accordissimo con Seralf e Freak, confermo: Manowar e Jay-Z sono, per modo di dire, autorizzati a usare una certa immagine di sé solo perché c’è una cultura che la sostiene. Se venisse smantellato il mito del macho i Manowar guarderebbero i loro muscolacci e si sentirebbero ridicoli, e magari curerebbero di più l’aspetto importante del loro ruolo, ovvero la musica (che, ammettiamolo, è un tantino moscia da qualche anno!). Se non ci fosse il mito del maschio “capo-gang” Jay-Z guarderebbe i suoi video e si farebbe un sacco di risate auto-commiseranti!

(#) Quello che disse Marco B.

sabato 1 agosto 2009 alle 07:11

20

@bimartina Ma io credo che già se le facciano se hanno un po’ di autoironia! E’ scena, è scena, e credo che lo sappiano. E noi, lo sappiamo?

(#) Quello che disse Rosa

martedì 4 agosto 2009 alle 13:14

21

La verità è che la donna è il sacco da allenamento degli uomini. Finchè rimane un sacco non può che prenderle.

(#) Quello che disse mirko

martedì 4 agosto 2009 alle 13:41

22

Ma che bell’articolo edificante.. qui è ripreso pure il termine “femminicidio”. A me pare invece che gli uomini non sono mai giustificati quando fan qualcosa che non va, mentre alle donne si perdona tutto. Beninteso non parlo di omicidi, i casi di omicidio sono casi estremi, e chi li fa è sempre andato in carcere in ogni caso, giustificati o meno, depressi o meno.
Però le femministe ragionano solo in maniera unilaterale, “le donne son sempre vittime”. Ridicolo.
Io certamente non sono maschilista, ma faccio una gran fatica a mantenere un atteggiamento positivo verso le giovani o meno giovani che aderiscono a questo modo di pensare “di contapposizione”, che non favorisce certo la conciliazione.
Le femmiste così sparano parole intrise di una superiorità morale sottintesa. Che schifo.. almeno i maschilisti sono riconosciuti ed osteggiati, alle femministe è permesso dir tutto, e guai ad opporsi.
Ma dove sono le virtù che più son tipiche femminili, generosità bontà, capacità di amare, e di sacrifici. Conosco tante donne così, e non si considerano certo femministe, anzi cercano l’uomo e ne desiderano solo l’amore, e sono incapaci di pensare cose così parziali.

(#) Quello che disse FikaSicula

martedì 4 agosto 2009 alle 17:16

23

ma che descrizione edificante mirko. ma dove hai preso i tuoi stereotipi al femminile. da lombroso?

forse dovresti aggiornare il tuo repertorio. ne è passato di tempo da allora…

dopodichè il femminismo è visto in chiave negativa solo dai misogini come te. il femminismo è rivoluzione positiva. il maschilismo è miseria umana che porta alla caratterizzazione delle donne giusto nel modo in cui le intendi tu: tipicamente femminili, capaci di fare sacrifici (per quelli come te).

è da secoli che lusingate le donne con questo tipo di apprezzamenti per relegarle a misere funzioni di servizio.

ora la cosa è un po’ cambiata. le donne amano essere come vogliono. la propensione al sacrificio non è un dato genetico e dunque se le donne non si prendono cura di voi e non vi fanno da balie tutto il tempo neppure cedendo alla lusinga secondo il tuo punto di vista meritano di morire?

questo è esattamente quello che il post sostiene: ovvero le donne vengono uccise quando tentano di liberarsi da un ruolo imposto che è di schiavitù. e sono le donne ad essere schiave. questo è fuor di bubbio. i maschilisti e i simpatizzanti maschilisti istigano e favoriscono questa oppressione. il femminismo e le donne fanno lotte di liberazione. come paragonare la lotta partigiana ai nazisti. una enorme bestemmia.

e ricorda che non c’e’ nulla di tipicamente femminile e che le femministe non vogliono diventare uomini.

siamo donne, persone e non sarai certo tu a decidere quali sono le nostre qualità.

sii tu, se ne hai voglia “tipicamente femminile, capace di fare sacrifici.”

poi rifletti e se ci spieghi che diamine significa essere “tipicamente femminili” te ne saremmo grate.

(#) Quello che disse Freak76

martedì 4 agosto 2009 alle 18:46

24

“Ma dove sono le virtù che più son tipiche femminili, generosità bontà, capacità di amare, e di sacrifici.”

se davvero essere femminili fosse questo, mi sembra che la “superiorità morale”, come la chiami tu, sarebbe più che giustificata.. viste tutte queste virtù.. e il sorpuso da parte del maschio ancora più abominevole, perchè chi è quel mostro capace di far del male a Biancaneve o a Cenerentola? (meglio far fuori la strega cattiva femminista rompicoglioni)
Siamo sempre vittime? Di omicidio e altri abusi, rispetto al maschio, si direbbe proprio di si.
Tutto ci viene perdonato? (Tipo come quando lasciamo un marito/fidanzato e quello ci ammazza? Alla faccia..) Semmai è il contrario, una donna quando sgarra è messa in croce molto più di un uomo – nella vita familiare, lavorativa e sessuale.

Sei un po’ confuso e pieno di pregiudizi.

(#) Quello che disse FikaSicula

mercoledì 5 agosto 2009 alle 19:10

(#) Quello che disse FikaSicula

venerdì 7 agosto 2009 alle 12:27

26

http://burqa.wordpress.com/2009/08/07/lei-chiede-la-separazione-e-lui-stermina-lintera-famiglia/

un’altra. lei voleva la separazione e il tizio ha ucciso anche i figli.

e c’e’ chi li considera ancora dei casi singoli se non si guarda la frequenza spaventosa con la quale questi delitti avvengono.

(#) Quello che disse Freak76

sabato 8 agosto 2009 alle 23:24

(#) Quello che disse FikaSicula

domenica 9 agosto 2009 alle 02:24

28

http://burqa.wordpress.com/2009/08/09/donne-uccise-dai-mariti-e-una-mattanza/

nel giro di due giorni altre due donne morte per mano del marito e un tentativo di omicidio. l’ultima è sopravvissuta.

ps: i braccialetti e tutti i marchingegni securitario.repressivi non producono camiamenti culturali ne’ impediscono gli omicidi. in america infatti con i braccialetti non si è risolto molto…

(#) Quello che disse FikaSicula

lunedì 10 agosto 2009 alle 12:08

29

http://burqa.wordpress.com/2009/08/10/ammazza-una-donna-ed-e-libero-dopo-appena-due-anni/

questa ragazza fu uccisa svariato tempo fa e lui, condannato, è libero dopo due anni di carcere.

(#) Quello che disse Femminicidio: perchè non si parla mai di lei? « Best Web News Blog

lunedì 31 agosto 2009 alle 13:55

30

[...] la depressione di cui abbiamo già parlato in molte altre occasioni. Vedi qui, qui [...]

(#) Quello che disse Femminicidio: perchè non si parla mai di lei? : Giornalismo partecipativo

lunedì 31 agosto 2009 alle 15:20

31

[...] da analizzare: la depressione di cui abbiamo già parlato in molte altre occasioni. Vedi qui, qui e [...]

(#) Quello che disse Daniela

domenica 4 ottobre 2009 alle 21:38

32

Io soffro di depressione e sono abbastanza stufa di sentirmi offesa dai telegiornali e altre persone che dicono che essere depressi equivale ad essere assassini. Ogni volta che avviene un omicidio salta fuori la frasetta: “Soffriva di depressione”. Su quali basi affermano questo? Non sta scritto da nessuna parte che la depressione porta a diventare assassini, ma evidentemente va di moda usare questa parola.

(#) Quello che disse Marco B.

lunedì 5 ottobre 2009 alle 20:10

33

Questo perchè la mente adotta un meccanismo semplicissimo il cui fine è autocensurarsi l’idea che l’assassino potenziale sta in ogni persona. Si parte dicendo che era depresso/a come una sorta di attenuante, poi si considera implicitamente un depresso come un anormale. Dunque come qualcuno che è alla radice diverso da chi sta ascoltando la notizia che, sollevato, può dirsi che, lombrosianamente, c’era nell’assassino una predisposizione che invece (e non è vero) è assente nell’uomo normale (qualunque diavolo di cosa questo aggettivo voglia dire, dato che i canoni della normalità variano di luogo in luogo e di tempo in tempo e dargli una valenza scientifica è un erroraccio metodologico). E’ un po’ la stessa cosa di quando dicono (e io mi arrabbio) che Hitler era pazzo. Già definire i parametri per questa pazzia è un lavoro per un premio nobel, ma anche se ci fossero criteri completamente condivisi è chiaro che l’obiettivo è quello di definire la malattia mentale come predisposizione al crimine. Dato che entrambi i comportamenti, quello del pazzo e quello del criminale, sono fuori da intuitivi ed evanescenti (almeno per la normalità, molto meno per la legge) parametri condivisi si tende ad associare le due figure (mai visto i thriller americani? Tutti i criminali sembrano il Joker, cioè lo stereotipo del pazzo). Ma se così è che senso ha chiedersi se un delinquente è o no sano di mente? Togliendo deficit e ritardi mentali, tutti i criminali sono fuori dalla norma e la colpa di tutti i criminali è quella di aver ceduto all’idea di fare una cosa dannosa sapendo che lo era per averne un vantaggio. Dire che quando uno uccide, se il vantaggio era soddisfare una propria mania allora era da scusare in toto (per le attenuanti il discorso credo sia complesso) e in ogni caso l’individuo in questione è un mostro disumano mentre se lo fa per arricchirsi (proposito razionale secondo l’attuale pensiero dominante) allora è normale ed è persona perfettamente apposto è ridicolo. Entrambi sono allo stesso grado dei pericoli per la società, ma ancora oggi si tende a dire “era pazzo” per dire che fin dall’inizio non era come noi. Ed è falso, falsissimo. Poi ci sono quelli che hanno scopi irrazionali o comunemente considerati folli ma li perseguono in modo scientifico e calcolato. E sono la maggioranza dei delinquenti, se si va ad indagare da vicino i veri fini di certi comportamenti

(#) Quello che disse laura

martedì 27 aprile 2010 alle 15:44

34

firmiamo tutti questa petizione contro la visione della donne come oggetto in tv. capisco che le due cose possano sembrare separate, ma anche napolitano l’ha ammesso : la visione della donna come oggetto porta violenza. allora ribelliamoci e divulghiamo questa petizione
http://www.petizionionline.it/petizione/firme-contro-il-sessismo-sui-media/1090
se non vi ci porta cercate su google “petizione sessismo”

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