Sorelle d'Italia

Il quadrivio romagnolo

20090710fant_4

Non sono le quattro arti liberali, bensì la rappresentazione supereroico-velinomorfa di Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, città ospiti delle facoltà distaccate dell’Università di Bologna. Il poster ha fatto giustamente infuriare il Magnifico Rettore e i docenti dell’Alma Mater per lesa austerità dell’ateneo.

L’agenzia che ha realizzato la creatività, se così si può definire, è la forlivese Grafikamente, che da qualcuno avrà pur dovuto ricevere il brief per la realizzazione dell’abominio. I “promotori”, come li definisce genericamente l’informazione, risultano emeriti ignoti, ma con tutta evidenza è l’UniBo, visto che firma l’annuncio.

Conoscendo le traversie che deve affrontare una campagna per essere approvata, mi suona improbabile che le alte cariche dell’ateneo non ne sapessero niente.

10 luglio 2009
10:45, venerdì
Gaia Giordani
Filed under : Cronaca, Mass Media, Società
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  • nessuno.
Commenti : 23
 
23 commenti

(#) Quello che disse Cecilia

venerdì 10 luglio 2009 alle 11:41

1

I mandanti sono le associazioni che gravitano attorno alle sedi distaccate romagnole (certo però che i soldi non li hanno messi loro, ma gli studenti e le studentesse). In particolare la Fondazione Flaminia con il direttore Antonio Penso e Giannantonio Mingozzi, vice presidente e vice sindaco, che hanno difeso il loro operato dicendo che c’è di peggio e che “Se non ci fosse stata Noemi nessuno avrebbe avuto niente da dire”, “Noi non ci abbiamo messo nessuna malizia”. Certo, ce la mettiamo, noi…
E’ vero dire che senza Noemi non ci sarebbe stata questa campagna, visto che Le fantastiche 4 è lo stesso nome del video tormentone su youtube dove Noemi e 3 amiche si presentano “velineggianti”.
E’ abbastanza lampante che abbia ispirato i “creativi” di Grafikamente.
Il rettore e Unibo tutta sono state sommerse di proteste e dicono che ritireranno la campagna (i manifesti sono pubblicati su tutto il litorale adriatico dal Veneto alla Puglia). Di parere contrario la Fondazione succitata che dice che si sono spesi 40.000 euro, pagati dai romagnoli e che se ne discuterà.

link vari
il ministero della verità che ha segnalato per primo i manifesti
repubblica.it
corriere.it
gruppo di protesta su facebook

(#) Quello che disse Cecilia

venerdì 10 luglio 2009 alle 11:43

2

Mingozzi è il vicesindaco di Ravenna

(#) Quello che disse Gaia Giordani

venerdì 10 luglio 2009 alle 11:57

3

Grazie dell’integrazione.

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 12:37

4

E’ rappresentazione di concetti o enti o società astratte in forma di ragazze dolci e carine (spesso, anche se non qui, di piccole dimensioni, tondette e a caricatura) nata in Giappone (tra l’altro patria delle Idol, le Veline d’oriente) sotto il nome di “Antropomorfismo Moè” dove Moè è parola gergale per indicare qualcosa di infantile, carino, allegro, bisognoso di protezione. E’ un filone dell’atteggiamento non necessariamente negativo che da noi, ad es., ha prodotto i peluches e le mascotte. Certo, non un inno alle capacità intellettuali del genere umano, ma neanche un insulto alla femminilità se si mantiene nei suoi usuali confini

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 12:42

5

…un attimo? Leggo meglio…questa non è la pubblicità di un’iniziativa divulgativa o collaterale..è l’unica pubblicità ufficiale delle quattro sedi? Ditemi che non lo è! Ma sanno che questo approccio rilassato va affiancato ad altri messaggi assai più istituzionali? Va benissimo per rompere certi schemi ingessati e professorali, ma come unico riferimento per il pubblico di un’iniziativa nuova di cultura non va bene.

(#) Quello che disse Cecilia

venerdì 10 luglio 2009 alle 15:03

6

Questo dovrebbe essere il teaser, poi dovrebbe seguire la campagna istituzionale, (sul sito indicato nel manifesto romagna.unibo.it c’è un assaggio di campagna più ortodossa, ma NESSUN collegamento con i contenuti del poster) ma per ora affissa c’è solo questa.
Non sono d’accordo che vada “benissimo” per rompere gli schemi ingessati, anche una gigantesca cacca di Arale (rimanendo in Giappone)con su scritto Merda di studente avrebbe “rotto”, ma ci dev’essere una coerenza nell’immagine dell’istituzione e delle città.
Davvero quelle modelle rapresentano le città di Ravenna, Cesena, Forlì e Rimini, che connotazioni hanno in questo senso?
Sono identiche e mute in posa, nessuna storia, nessuna romagnolità. L’antropomorfismo senza caratterizzazione non riesce, secondo me.
Poi c’è il discorso del messaggio agli studenti: “Le Fantastiche 4: Il massimo per i tuoi studi universitari”. Le numerosissime studentesse e aspiranti tali sono le destinatarie di questo messaggio?
Come lo devono leggere? Si possono identificare in uno sguardo del genere? Cos’è “Il massimo” che offrono queste giovani e fantastiche città ai loro immatricolati?
Secondo me un messaggio così sessualizzato e così maschilista non può essere legato all’immagine dell’Alma mater. Hanno toppato alla grande.

(#) Quello che disse Angusmactv

venerdì 10 luglio 2009 alle 15:38

7

Mi sembra una visione idealista maschilista della squadra perfetta per la pulizia della casa. Al posto di Ravenna Rimini ecc metti Viakal, DASH e altro e ci siamo. Incredibile…. veramente incredibile.
P.S. Questo commento per non essere gratuitamente volgare.

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 16:13

8

@Cecilia
Sì, in effetti, era un tentativo di salvare l’idea. La realizzazione, per quanto le ragazze di per sè siano decisamente belle, non è molto convincente. Sono d’accordo: infatti nel vero Moè le ragazze dovrebbero essere più simili ad un fumetto e più simpatiche e infantili che sexy (anche se pure questo non piace alle femministe) mentre un antropomorfismo davvero ben riuscito esigerebbe che le signorine recassero caratteristiche fisiche e simboli dell’organizzazione o dell’idea rappresentata, come accade nella rappresentazione, ad es. della Giustizia colla spada e la bilancia o dell’ Italia con la corona turrita e il tricolore.
Inoltre, se l’obiettivo nascosto era quello di attrarre pubblico maschile allupato, da rappresentante del succitato target vorrei dire che le signorine sono in posa troppo standard, ammiccano troppo poco e sono in ogni caso troppo poco discinte per suscitare “quel genere” di ammirazione…

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 16:31

9

A voler essere precisi, un simbolo, per quanto debole, che caratterizza queste ragazze come simboli di università c’è: il logo “Alma mater studiorum”, che però è così poco visibile e in ogni caso, come malignamente fa notare il sito http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=2361, sta astutamente ad altezza seno delle fanciulle. Insomma: come fate a non capire, è evidente che si parli proprio di Bologna, la città delle tre T :-/

(#) Quello che disse Gaia Giordani

venerdì 10 luglio 2009 alle 16:36

10

Veramente la città delle 3 T mi risulta sia Cremona: torrone, Torrazzo, eccetera. ; )

(#) Quello che disse Alessandra

venerdì 10 luglio 2009 alle 16:49

11

Non è la prima volta che da queste parti il cervello si svuota di sangue a favore di altri distretti, e la “creatività” che ne risulta è discutibile: vedi ad esempio la pubblicità dell’Open Day delle biblioteche di Romagna, ottobre 2007

(#) Quello che disse Cecilia

venerdì 10 luglio 2009 alle 17:01

12

La citazione colta di Cevoli me l’ero persa :(

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 17:22

13

@Cevoli: Ma una “passerina” che condivida col suo ragazzo (anche) un po’ di sensibilità se non proprio di cultura (non occorre essere colti per essere una buona compagnia in una discussione colta) proprio non la concepisci?

PS A meno di non voler forzare e leggere al contrario, come sempre si può fare, questi messaggi con parti nascoste e con morale non detta. che Cevoli avesse voluto dire con veemenza:
“Ragazze, acculturatevi, altrimenti il vostro istruito uomo(-ma perchè dev’essere necessariamente istruito, quest’uomo?-NdR) si sentirà come fosse da solo quando giacerà annoiato fra le vostre braccia”?
Beh, anche a volerla leggere così, il parallelo degli abbinamenti libro=maschio=cultura e sesso=femmina=ignoranza è talmente radicato e lampante che anche un critico feroce del Femminismo come me rimane abbastanza interdetto

(#) Quello che disse Marco B.

venerdì 10 luglio 2009 alle 17:23

14

PPS Citazione? Da chi? Lasciatemi indovinare: da Hemingway?

(#) Quello che disse la promozione della cultura « alebegoli

venerdì 10 luglio 2009 alle 17:26

15

[...] parlano: Sorelle d’Italia repubblica.it corriere.it gruppo di protesta su facebook su [...]

(#) Quello che disse frap1964

sabato 11 luglio 2009 alle 09:05

16

A quanto pare c’è un consolidato rapporto tra questi di Grafikamente e i “mandanti”.

http://www.grafikamente.it/p-campagne.html

Notare bene.

CAMPAGNE PUBBLICITARIE
[LA STRADA PER LA MASSIMA VISIBILITA']

La campagna pubblicitaria è il momento di maggiore visibilità per l’azienda cliente: una perfetta conoscenza dei media e delle loro possibilità, un’altrettanto mirata valutazione delle scelte di marketing, unite ad una creatività potente ed incisiva, sono connotati indispensabili per non passare inosservati in un mondo in cui l’immagine ha un’importanza basilare ed imprescindibile.

La cosa è palesemente studiata a tavolino. Si parte con un manifesto che generi clamore. A seguire indignazione generale, lettere, spazio gratis sui media, ecc. ecc., finte scuse dei mandanti e infine obiettivo raggiunto (visibilità).
Meccanismo arcinoto e consolidato, ma che funziona sempre.

(#) Quello che disse Marco B.

sabato 11 luglio 2009 alle 10:00

17

Sì, a scapito della reputazione di chi lo adotta…

(#) Quello che disse RossaNaturale

lunedì 13 luglio 2009 alle 17:51

18

La città delle autentiche tre “T” è Bologna; invece del torrone ci sono i tortellini.

Per quanto riguarda il resto, io la pubblicità la vedo tutti i giorni perchè vivo in “quasi Romagna”; bella non è, e non so neanche se sia efficace per dare ossigeno alle stremate casse dell’ateneo bolognese, però le reazioni più accalorate a me sono sembrate eccessive. E’ una foto con 4 ragazze, con la chioma al vento e non somigliano a Rosi Bindi. Non so se questo basta per scatenare l’allarme velinismo…

(#) Quello che disse barynia

mercoledì 15 luglio 2009 alle 13:12

19

Fa schifo. L’hanno ritirata.

(#) Quello che disse JayDB

giovedì 23 luglio 2009 alle 15:57

20

evviva, se ne parla anche qui.
scusate se arrivo tardi.
ma conoscendo per diretta esperienza lavorativa la manica di… ehm ‘personaggi’ (non ho detto cialtroni incompententi clientelari e scorretti, no non l’ho detto) che lavora a queste cose, è invece probabilissimo che rettore della Alma Mater non ne sapesse niente, mentre il gatto e la volpe citati da Cecilia operavano.

e cmq non è stata ritirata la campagna. a Ravenna i 6×3 sono ancora esposti in città. seppur coperti di molta vernice viola…

(#) Quello che disse Silent

lunedì 27 luglio 2009 alle 09:43

21

RossaNaturale, il problema è che tuttora, nel 2009, nemmeno gli atenei riescono a pensare a qualcosa di più convincente del fatto che la gnocca tira. Sicuramente non è un’immagine più offensiva di quanto ci viene normalmente propinato giorno per giorno in tutte le salse, ma collegarlo ad un’università, dalla quale dovrebbero scaturire valori ben diversi, a me fa ancora più schifo.

Ah e comunque basta co sti paragoni con Rosy Bindi! Non può essere sempre e comunque chiamata in causa come simbolo di bruttezza, mi sembra una considerazione gretta ed estremamente sessista.

(#) Quello che disse RossaNaturale

mercoledì 29 luglio 2009 alle 20:53

22

Non era un considerazione, era un modo di dire. Semplicemente Rosy Bindi non ha l’aspetto di una velina, non è necessariamente simbolo di bruttezza.

E poi, cosa c’entra la bruttezza col sessismo? La bruttezza è democratica e trasversale ai generi, un uomo cesso vale esattamente come una donna cozza. Nessuna discriminazione.

(#) Quello che disse Silent

mercoledì 29 luglio 2009 alle 21:16

23

La bruttezza c’entra con il sessismo perché nessun uomo politico, o comunque pubblico, verrà mai attaccato per il fatto di non essere attraente. Una donna che si espone, pur non aspirando a fare la velina, è invece spesso e volentieri giudicata per la sua avvenenza. Forse dovremmo essere noi donne, le prime a non cascarci.

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