Stupro di Stato

Mentre il premier, uomo autoritario, per nulla autorevole, dall’alto della sua mega villa e dei viaggi su voli di stato con i suoi amici (fonte: El Pais), dispensa lieto ottimismo sulla crisi che di certo non tocca lui ne tutti i pezzi grossi che gli fanno da corte dei miracoli: il suo sessismo fa scuola e legittima sempre più, anzi dona rinnovato “splendore” alla cultura dello stupro che condiziona le nostre vite.
La tivu’ delle veline che offre corpi offesi tra una pubblicità e l’altra è la prima stupratrice del nostro paese. Così fanno le pubblicità sessiste, gli uomini che reiterano misoginia e odio verso le donne, i marchi aziendali che consumano le nostre vite per ridurci allo stato di semplici consumatrici.
Predatori sessuali si può esserlo in molti modi. La stessa definizione di “predatori” però è sbagliata perchè riconosce allo stupratore il ruolo di “cacciatore” mentre relega la donna al ruolo di “preda”.
Lo stupro non è neppure un “furto” perchè il corpo di una donna non è definibile in una “proprietà”. Resterebbe altrimenti da decidere “di chi” e la risposta la trovate sulle pagine dei giornali di destra. Il corpo delle donne viene inteso di proprietà dello stato che ci obbliga a fare figli per risolvere problemi demografici, di welfare, di assetto socio-economico, di continuità delle politiche capitaliste. E’ di proprietà delle corporation che ci vogliono “utili” a realizzare il loro “profitto”. E’ di proprietà degli uomini che dei nostri corpi si servono come luogo di scarico di sesso fisiologico.
Lo stupro non offende la morale perchè non è un problema di scarso decoro giacchè se si stupra una donna in casa, tra quattro mura al chiuso, non va tutto bene purchè non si disturbi la vista e l’udito di nessuno.
Lo stupro non ruba l’anima perchè quest’ultima, sebbene ci sia stata attribuita solo di recente nel momento in cui siamo state promosse dal grado di animali da soma a quello di esseri umani, è creazione di una teologia che si occupa di spirito, metafisica, interiorità riflessa nel dogma dominante. Lo stupratore non è un “diavolo” che ruba anime lasciando che le sue vittime siano condannate all’inferno. Lo stupratore non agisce per soddisfare una ritualità di stampo massonico e non ha nulla di mistico, non ha un titolo così “autorevole” come quello che può essere riconosciuto dalla cultura religiosa al nemico numero uno di dio. Lo stupratore è semplicemente un uomo, spesso supportato da altri uomini e anche dalle donne. Lo stupratore è un uomo che considera le donne oggetti per il suo piacere. Esattamente come le televisioni, le pubblicità e tanta cultura sessista.
Lo stupro non è “etnico”, non appartiene ad un ceto “degradato” e non fa capo ad una precisa religione. Soprattutto: non si combatte con le ronde (che a Firenze, provocatoriamente, si chiameranno rondini) che agiscono per conto della stessa cultura razzista che punisce le donne se non dichiarano “obbedienza” all’uomo *bianco*.
Lo stupro è violenza, dominio, potere esercitato su una persona senza che sia contrattato un consenso.
Lo stupro è “sii donna, non ti lagnare anche se fa male la prima volta, perchè tanto poi ti passa tutto”, come fosse una puntura, ed è “sei tu che mi hai provocato e quindi me lo devi lasciare fare”.
Stupro è quello avvenuto ieri sera a Roma, la capitale più in-sicura del mondo, in un parcheggio, alle due di notte, ad una donna – una giornalista – che ha spiegato come il suo stupratore parlasse italiano corretto.
Chi l’ha stuprata aveva un passamontagna nero, l’ha immobilizzata, minacciata, violentata e poi se n’e’ andato.
Lo stupratore a volto coperto è una novità tutta romana o comunque di una nazione che ha usato la questione degli stupri per motivi razzisti, xenofobi e poco attinenti alla lotta contro la violenza sulle donne.
Uno stupratore che parla italiano e che si presenta con il passamontagna è come se fosse uno stupratore di Stato. Nascosto dietro l’alibi degli “stupri etnici”, protetto dal disinteresse verso tutte le violenze che riguardano gli italiani, per nulla preoccupato delle conseguenze giacchè tanto si dirà che era uno straniero – che aveva frequentato un corso intensivo di italiano per sviare le indagini – e anche se qualcuno risale a lui in ogni caso varranno le solite attenuanti: aveva bevuto, era depresso, colto da raptus, soprattutto: lei che cazzo faceva in giro da sola a quell’ora?
Abbiamo visto come finiscono i processi per stupro che coinvolgono italiani. Quello della cirenaica è finito con una assoluzione in secondo grado sulla base di un pregiudizio: una donna che concede qualche effusione poi non può dire di essere stata stuprata anche se ci ha ripensato e ha detto di no difendendosi con tutte le sue forze. Quello romano di capodanno finisce a tarallucci e vino. Prima aveva confessato, poi la mamma fece lo show in televisione dicendo che è un bravo ragazzo e si sa che i bravi ragazzi fanno brutte cose solo se incontrano ragazze cattive, così i giornali sono andati alla ricerca di dettagli per denigrare la ragazza e hanno trovato una donna che ogni tanto esce, si diverte con gli amici e se ne fotte. E questo, come sappiamo, in italia è proibito. Poi c’e’ stato lo stupro di gruppo di tre rampolli bresciani su una ragazzina e anche su di lei si sono scagliati i lampi e i tuoni e l’hanno sezionata come se fosse già morta, una autopsia per ricavare notizie sull’anatomia tipica della ragazza “poco seria” (che è una che non sa ridere – disse una signora siciliana). I ragazzi sono stati prosciolti e lei accusata di calunnia, per la felicità delle organizzazioni che giustificano lo stupro dietro più nobili e ufficiali propositi.
Sicchè questo ultimo stupro è proprio uno stupro di stato. Viene dopo le pompose affermazioni di ministri, carfagna compresa, che giustificavano il rifinanziamento della militarizzazione delle città perchè secondo il loro parere i soldatini impedirebbero gli stupri. Viene dopo i protocolli che offrono l’alibi per reprimere le manifestazioni di dissenso e vengono usati per fare ostruzionismo persino a iniziative come il pride. Viene dopo i regolamenti per il decoro (e quel ddl carfagna contro il modello di prostituzione che non passa dalla mercificazione ad uso di soggetti terzi) che ricattano e perseguitano le sex workers perchè colpevoli di essere lavoratrici indipendenti senza arrendersi a tutti i magnacci, di qualunque genere, vallettopolai compresi, che vogliono essere gli unici a speculare e realizzare profitto sui corpi delle donne. Viene dopo quei regolamenti che salvano puttanieri, ipocriti, bacchettoni e pedofili, protetti dalla conventicola tutta dio-patria-famiglia, mentre si censura il consumo di cornetto caldo dopo l’una di notte. Viene dopo lo svuotamento delle piazze e delle strade per togliere di torno un po’ di vita sana e lasciare spazio agli stupratori. Viene dopo tanto dichiarare che la sicurezza, anzi la SicureZZa, faceva parte della tante cose “risolte” (quante balle!) dal governo della nazione e di Roma Capitale, con tutto il carico di finanziamento extra mal-speso che la leggina di nomina a città stato ha riservato al sindaco con la celtica al collo. Peccato che nelle periferie romane, come al Quartaccio, dove gli abitanti del quartiere hanno di recente manifestato, non sia stata messa neppure una lampadina per illuminare i percorsi al buio. Peccato che sia tutta una gran balla con spreco di risorse pubbliche e nessun effetto reale.
Questo ultimo stupro arriva dopo che la ministra alle pari opportunità ha portato la regina di svezia a passeggio per un centro antiviolenza senza che mai – nella pratica – abbia riconosciuto il loro effettivo valore. Ad oggi la regina di svezia ha donato ai nostri centri antiviolenza 3 milioni di euro. Il ministero ne ha prima tagliati 20 per coprire le strategie di Tremonti e poi si è allargata e ne ha promessi (da svariato tempo) 29. Non ci risulta che sia arrivato un soldo a nessuno. Anzi è assodato che vi siano centri in grossa difficoltà, alcuni dei quali – per mancato rinnovo convenzione da parte di sindaci di destra (il sindaco di palermo, per esempio) – hanno persino dovuto sospendere alcuni essenziali servizi (come il centro antiviolenza le Onde di Palermo).
Lo stupro arriva dopo che la capo dipartimento delle pari opportunità isabella rauti ha “narrato” in una conferenza internazionale a praga quanto le donne italiane siano felici: “da noi le donne che guadagnano meno degli uomini sono percentualmente meno degli altri paesi europei” – ha detto – e semmai questa non si rivelasse la gran balla che è viene da chiedersi se il dato c’entra qualcosa con il fatto che le donne italiane soffrono di disoccupazione e precarietà più che in ogni altro paese d’europa. Tra le altre cose ha anche detto che il ministero avrebbe finanziato corsi che affontano la questione di genere nelle università e nelle scuole secondarie (di quale stato parlava, di grazia?). Ci piacerebbe sapere dove, quando, chi, cosa, rispetto a questa notizia che ci sembra un’altra balla buona da smerciare all’estero o ci piacerebbe sapere se per momenti formativi che hanno a che fare con il genere non si intendano gli incontri a cura di azione giovani che parlano di contraccezione e interruzione di gravidanza con lo stesso tono degli inquisitori al tempo di giordano bruno. Proprio quello che poi fu bruciato. In ogni caso, se avete voglia di leggerlo, l’intero intervento sta qui.
Tutto ciò è stupro di stato. E’ complicità, assenza, speculazione politica che si imbarazza negli incontri in luoghi di confronto con realtà più civili e coltiva arretratezza culturale in italia (come sarà stato difficile per la rauti comporre un intervento basato sulla filosofia che i sessismi sporchi bisogna gestirseli in quella grande famiglia a gestione patriarcale che è il nostro paese), è vigliaccheria, miseria, pochezza, mediocrità di stato.
Gli uomini ci stuprano e ammazzano già abbastanza e davvero non ci meritiamo una ministra alle pari opportunità servile e senza alcuna autorevolezza che usa i momenti pubblici per allisciare i maschi potenti (vedi insulsa lettera inviata al corriere per difendere berlusconi).
Tutto ciò per dire che lo stupro di ieri, così come tante altre violenze si potrebbero evitare, se solo non fossimo le sole a volerlo.
Tutta la nostra solidarietà alla donna che è stata stuprata ieri a Roma, da sola, in un garage, da un uomo con passamontagna che parlava italiano.
Riassumiamo dati e considerazioni sulla violenza maschile sulle donne. Buona lettura.
[La donna che vedete nelle immagini viene dal Tumblr di Hardcore Judas ed è una come tante: crede a ciò che dicono i giornali finendo per diventare cieca, muta e sorda. Tra questi: Il Giornale, Libero, Padania, sono giornali sessisti che giustificano lo stupro quando esso viene compiuto da italiani]
>>>^^^<<<
Dati sulla violenza maschile sulle donne
Alcune sintesi: qui, qui, qui.
Gli ultimi dati ufficiali risalgono al 2007 (fatti nel 2006 e presentati/rielaborati nel febbraio 2007).
Potete trovare tutto sul sito che descrive le indagini Istat.
Con particolare riferimento a:
Le violenze e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia visti in un quadro complessivo, con relativo documento in pdf completo dei dati.
Una indagine che parla di molestie e violenze sessuali (risalente al 2002 e diffusa nel dicembre 2004). Anche qui è riportato il documento integrale in pdf.
La ricerca del 2002 porta ad un intero volume su molestie violenze sessuali. Ecco: sintesi e documento integrale in pdf.
Quella del 2006 porta al capitolo su: “la sicurezza delle donne“, con relative tavole di analisi. Ecco: Indice e pagina dalla quale poter scaricare le tavole in zip.
Esistono dati più recenti ma sono stati elaborati a carico dei comuni, delle province o delle regioni. Non tutti sono reperibili in rete. Non tutti sono dati che analizzano il fenomeno reale anzi gli ultimi sono stati resi noti dalle questure di varie città d’italia fondamentalmente per ricercare il dato che giustificava la repressione contro gli stranieri.
Interessanti invece i dati del 2009 della regione piemonte.
Altri dati ufficiali a parte quelli dell’Istat, che parlano sempre di violenze in Italia:
Rapporto Urban del 2006 a carico del dipartimento pari opportunità.
Rapporto Eures sugli omicidi in ambiente domestico (italia – 2006).
I dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) su una indagine fatta nel 2005.
Vari centri antiviolenza e organizzazioni che si occupano del problema hanno reso noti (difficilissimi da trovare online) i dati del fenomeno dal punto di vista dei casi trattati. Una sintesi della ricerca di Telefono Rosa conferma il dato sulla preponderanza di delitti e violenze sulle donne realizzate da persone di famiglia o comunque conosciute.
La percentuale di violenze al di fuori dei contesti familiari o del giro di amicizie è bassissima. Lo dice l’Istat. Non lo diciamo noi.
La coincidenza di questi reati con la presenza degli stranieri in italia è stata elaborata di recente a cura del viminale (con la complicità del ministero per le pari opportunità) che ha messo a confronto i dati istat sulle violenze alle donne e i dati del ministero sui reati commessi in italia. L’incrocio tendeva ad analizzare esattamente l’aspetto razziale. Il dettaglio fotografato riguardava soprattutto le violenze sessuali. Eravamo nella fase della famosa emergenza stupri che doveva essere terreno giustificativo per pacchetto sicurezza ronde etc etc.
Cio’ nonostante è emerso che “6 volte su 10 lo stupratore è italiano. Il 70% di violentatori è italiano mentre – continua il comunicato stampa – i cittadini stranieri (comunitari ed extracomunitari) responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008 rappresentano meno del 6% della popolazione residente” (in dettaglio, il 7,8% dei violentatori è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta essere di origine marocchina, egiziana, infine, per un 3%). Le vittime sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%), 7 casi su 10.” Potete leggervi l’intera comunicazione su Delta News.
Il ministero dell’interno – valutando dati che noi plebe della lotta contro la violenza sulle donne non abbiamo mai visto – ha perciò fatto vari sforzi per dimostrare che ogni straniero sarebbe anche un predatore sessuale. Nella campagna razzista fatta per promuovere il pacchetto sicurezza è stata usata la denominazione di “stupro etnico” quando invece sarebbe stato il caso di ribattezzarli “stupri utili”.
Quello che salta agli occhi dai dati è un altra cosa abbastanza sconcertante: le donne straniere vittime di stupro (senza contare le vittime di violenza domestica, di stalking, maltrattamenti di varia natura) sarebbero solo 3 su 10.
Le pari opportunità, come sapete, sono rette dalla carfagna. Direttora del dipartimento è isabella rauti, moglie del sindaco alemanno.
Sul sito delle pari opportunità potete trovare una sintesi del quadro normativo (nulla sulla legge del 1996 – solo gli ultimi inutili provvedimenti antimmigrati). In nessuna pagina trovate una voce riferita alle donne straniere, comprese quelle senza permesso di soggiorno, vittime di violenza.
Dai dati in nostro possesso si evince che in italia si impongono molti stupri al giorno, compresi quelli non denunciati. Tante donne muoiono per mano di un uomo più che per malattie gravi o incidenti di varia natura.
La violenza contro le donne non ha passaporto, è maschile. Le modalità attraverso le quali si esercita sono tante ed è un fenomeno che attraversa tutte le culture, tutti gli strati sociali, tutte le etnie.
Le donne straniere, tra tutte, vivono un doppio problema. Se non hanno il permesso di soggiorno non possono difendersi e denunciare. Se l’uomo che fa loro del male è anche padre dei loro figli e non ha il permesso di soggiorno non lo denunciano perchè la caccia al clandestino ha avallato fondamentalismi, integralismi e quella ragionevole maniera di ritrovare un senso di familiarità tra la propria gente.
Tutto quello che accade in alcune comunità resta confinato al loro interno e può capitare di trovare donne straniere massacrate in casa che però non hanno altra scelta se non quella di restare con i mariti violenti confinate nelle case coniugali.
Per tutte manca la certezza del reddito. La certezza di una casa. Persino la certezza dell’assistenza sanitaria se il marito le picchia e avrebbero bisogno di andare al pronto soccorso.
Con il nuovo pacchetto sicurezza non si capisce neppure se i centri antiviolenza – che normalmente sono organizzazioni riconosciute e collegate alle istituzioni – potranno accogliere per via legale le straniere senza permesso di soggiorno.
Se in queste vicende si poteva essere vittime due volte le donne straniere sono vittime almeno dieci volte di più.
Noi sappiamo che la violenza maschile, lo stupro, derivano da una certa cultura sessista e misogina, di radice patriarcale, ampiamente legittimata anzi ribadita, coltivata dal governo attuale, premier in testa. Di cultura sessista si nutre il mondo della “cultura”, della pubblicità, della televisione.
Prima di ogni violenza c’e’ una cultura che giustifica quella violenza. Come per il razzismo. E’ necessario rendere inumani gli stranieri per esercitare autoritarismo su di loro. Lo stesso avviene con le donne da millenni.
La cultura sessista ci tratta come cose. Siamo begli oggetti per il piacere degli uomini. O siamo descritte come cattive streghe che infastidiscono gli uomini.
Ecco tutto. E anche ripeterlo non basta mai, perchè se non c’e’ chi ascolta, condivide e fa circolare le notizie, diventa tutto molto ma molto triste e quasi inutile.
Perciò ci siamo. Fastidiose, rumorose, indecorose e libere. Perciò è necessario farsi sentire.
Datevi e dateci una mano. Il nostro mondo è anche il vostro. Se fa schifo per noi, per voi non andrà molto meglio. Un mondo dove le donne sono trattate male non è mai un mondo buono per nessuno. La violenza contro le donne e i modi attraverso i quali viene affrontata, negata, glissata, rimossa, è uno dei segnali fondamentali per comprendere il livello di civiltà di un paese.
Oggi sfogliavo con mio marito il catalogo Estate GoldenPoint 2009.
Nelle pagine dedicate ai costumi da bagno per bambini le piccole modelle erano tutte in due pezzi o costume intero, truccate e con pettinature da giovani lolite.
Non c’era un solo costume a un solo pezzo. No, non è vero… su una decina di modelli due non avevano il reggiseno.
La bambina che lo portava (età tra i 4 e i 7 anni) era pudicamente girata di schiena e ci guardava un po’ maliziosa….
Ecco. Lo stupro inizia anche da qua. Se non addirittura la pedofilia. E il nostro Presidente del Consiglio insegna: 70 anni suonati lui, 17 lei.
Articolo interessante, questa è informazione. Grazie.
Rispondo anche a Gekina, visto che sono qui. Un catalogo estivo di mutande o la bambina in costume da bagno, non giustificano nessun atto di stupro, pedofilia o violenza, così si rischia di proibire le gonne per indossare il burqa.
Credo si debbano cambiare certi aspetti della nostra cultura, il modo di fare informazione, il rispetto per gli altri, l’ipocrisia e l’omertà, soprattutto all’interno delle piccole realtà di vicinato. Poi voglio dire, chi è malato è malato e come tale va seguito e curato. E’ certo che, tutto quel sottintendere altro, quelle allusioni, quella permissività che arriva da certa carta stampata e da parole di politici che invece dovrebbero dare il buon esempio, non fa certamente bene al nostro Paese e alla nostra cultura.
forse non mi sono spiegata.
Constatavo come il corpo di una bambina di 5-6 anni venisse trattato alla stregua di un corpo femminile di 20.
Mettere bambine di 5 anni in bikini e poi farne posare una come se fosse in top-less francamente non mi sembra “normale”, ma ammiccante…
Quando scrivevo il commento pensavo al libro della lipperini.
Nessuno vuole il burqa ma nemmeno le tette a 5 anni!
ciao a tutt@,
sono d’accordo con gekina73. l’erotizzazione delle bambine in pubblicità e nelle sfilate è chiaramente uno stimolo per pedofili e serve a costruire e rafforzare una cultura dello stupro. seducenti, belle e zitte, fin da bambine, solo per il piacere altrui. tutto ciò per vendere qualcosa attraverso un corpo.
la nostra cultura è fatta di questo, di sfilate di ninfette adolescenti per il piacere degli sceicchi, di chiari riferimenti sessisti per vendere qualunque cosa.
il punto non è coprire i corpi ma scoprirli per noi.
dall’altra parte infatti i corpi esposti non stanno per emancipazione altrimenti la carfagna non proporrebbe norme decorose per l’allungamento delle gonne e il quotidiano Libero non avrebbe pubblicato la foto della Lario tette al vento per impartirle l’ordine di tacere.
il burqa lo abbiamo in testa, lo abbiamo ovunque.
Fika già ti adoro.
Comunque vorrei aggiungere un punto che non è mai stato preso in esame.
Nelle sale parto di tutta Italia la donna partorisce secondo i voleri del medico e dell’ostetrica di turno.
io mentre travagliavo ho chiesto l’epidurale (dilatazione di appena 5 cm). Avevo fatto tutti gli esami e il colloquio con l’anestesista.
L’ostetrica – una donna – non ha nemmeno fatto finta di chiamare l’anestesista. mi ha detto “Dai, dai che ce la fai benissimo da sola”.
Conosco donne che hanno partorito dopo 15 ore di dolore lancinante con 2 3 kristeller e poi episiotomia senza analgesia.
Tutto questo è NORMALE persino per noi donne. Perchè il DOLORE fa parte delal nostra natura e la SOPPORTAZIONE DEL DOLORE (o LA CURA se a provarlo sono gli altri) è tutto ciò che ci rende degne di essere donne.
La violenza sulle donne inizia anche dalla sala parto.
Se avete tempo e voglia leggetevi questa testimonianza. Conosco personalmente effe. E conosco personalmente donne che non sono state fortunate come lei. I loro figli sono disabili… parliamo anche di questa violenza.
http://www.facebook.com/group.php?gid=39364373609
scusate ho sbagliato link:
http://epidurale.blogspot.com/2009/01/il-burlo-garofalo-di-trieste-commenti.html
Quello è il gruppo epidurale gratuita e garantita… vabbè già che ci sono vi posto pure la petizione:
http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita
Scusate non è spam. Credo veramente che la violenza sulle donne si combatte anche garantendo il diritto di scelta durante il parto.
La donna può, se lo vuole, sotrarsi al dolore del parto. Il messaggio è forte e rivoluzionario. Non esiste un dolore inevitabile, utile o buono. Esiste solo un dolore che si sceglie (oggi ne abbiamo i mezzi).
L’epidurale tocca altri temi: cura del dolore e cure palliative. Argomenti ancora tabù in questa nostra bizzarra penisola.
Questo tuo blog è stupendo, ricco di spunti di riflessione, ricco di rabbia e intelligenza.
Cercavo in rete qualcosa che parlasse del dopo lo stupro: quando avviene la fecondazione, quando da quell’atto animalesco si forma la prima cellula vivente, che piano piano cresce, si sposta nell’utero materno e li, in quel momento, la donna ha davanti a se due strade (per ora!) mettere al mondo il bambino o abortire. In entrambi i casi la donna è lasciata sola, anzi come tu hai sottolineato, ultimamente la moda è tornata quella di considerare “tutto sommato colpevole di provocazione” la donna stuprata, ed in più tra qualche tempo questa “poco di buono” non avrà nemmeno più la possibilità di rinunciare a divenire madre di quel bambino che la legherà per sempre al suo stupratore e a quel maledetto e assurdo momento.
Mi chiedo anche come si potrebbero sostenere, aiutare e accompagnare le donne che scelgono, invece, di diventare le madri di quel figlio. Il bambino non ne ha colpa, ma credo che sia molto difficile vivere una maternità partita da presupposti cosi violenti…
Insomma durante la mia ricerca sono arrivata qui, ed ora aggiungo questo blog tra i preferiti, perchè mi ha emozionato, ho sentito un brivido mentre leggevo nonostante all’argomento fossi già stata da tempo sensibilizzata. Hai provocato una reazione forte e ora ho mille altre domande da fare a questo mondo colonizzato dal maschio bestia (lo so che le bestie poverette non meritano un tale paragone)! Non è uomo bestia chi si ribella all’uso dell’immagine femminile passata dai media e dai luoghi comuni, non sono cosi gli uomini che da qualche tempo hanno cominciato ad affiancare la loro voce a quella delle donne, e a loro è giusto lasciare spazio accanto a noi, ma la stra grande maggioranza tace, non vede, è inerme e passiva e per me pure loro rientrano nelle categorie pericolose, cosi come le donne che fanno lo stesso. Una volta assimilato questo punto di vista maschilista, sessista e patriarcale, donna o uomo che tu sia, diventi potenzialmente pericoloso per la libertà e i diritti dell’essere umano donna ma anche uomo!
Tiziana troppo buona.
Vi chiedo di far girare la petizioone epidurale gratuita e garantita:
http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita
Sai io credo -purtroppo – che in giro ci sono più donne “bestia”. Donne che hanno introiettato il modello di vittima sacrificale.
Nella mia battaglia per un parto indolore ho incontrato più donne “contro” che non uomini.
E ormai ho fatto mia la frase di Montanelli “la servitù non è un’imposizione del padrone ma una tentazione dei servi”.
Ma spero di sbagliarmi.
Abbiamo fondato l’AIPA | Associazione Italiana Parto in Analgesia
http://www.aipa-italia.it
Se ti va di conoscerci meglio invia una mail a info@aipa-italia.it
PS Tiziana conosci la storica nadia Maria Filippini? Leggi se puoi “La nascita straordinaria”. Trovo che le donne debbano ritrovare una dimensione storica per comprendere quello che sono state, sono e saranno (o vorranno essere). La Filippini è preziosa.







2012