Sorelle d'Italia

Calzare la propria identità

Stasera volevo scrivere perché mi sento sola. Non che manchino le cose da dire ma quello che io avevo da dire oggi è che mi sento un po’ sola e non so con chi parlare.
Parlare come facciamo noi, a modo nostro, parlare da sole per sentirsi colmare piano piano il vuoto, quel senso di vuoto che tutti coltiviamo in fondo all’anima e che ci spaventa più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Volevo parlare con voi, volevo mettere ordine nei pensieri come un’adolescente grassottella e insicura perché devo far sciogliere questo grasso che mi circonda come uno scudo e che poi diventa un nodo piccolo piccolo in fondo alla gola, quasi alla bocca dello stomaco dove non puoi arrivare neanche con un dito.
Nell’ultima settimana ho comprato sette paia di scarpe e un paio di stivali. E ne ho provate centinaia, ho attraversato la città perché mi ricordavo che in quel negozio molti anni prima avevo visto un paio di scarpe che non avevo preso. Forse un senso di colpa per quell’occasione perduta e esco di corsa per arrivare lì come un drogato che corre dal suo più fidato pusher appena uscito di galera. E poi di corsa in centro per vedere ancora una volta la vetrina di un altro spacciatore di fumo e quindi a casa per riposarsi i piedi e ripartire tra zeppe, tacchi altissimi, dita di fuori, scarpe da ginnastica, sandali leggerissimi, stivaletti con la punta, ballerine color nocciola tostata e scarpe, scarpe, scarpe…..
Ho quattro paia di scarpe nere, ho i piedi gonfi, ho un paio di stivali grigi e la carta di credito in rianimazione. Scarpe alte e basse tutte inghiottite da quel vuoto che appena cerchi di colmarlo con un paio di scarpe, si fa voragine, ingordigia, e sembra non saziarsi mai.
Un paio di scarpe per essere elegante, un paio di scarpe per essere alla moda, un paio di scarpe per essere me stessa e un paio di scarpe per non sentirti più in colpa con quel negozio dove molti anni prima, avevi perduto la tua occasione.
E ora le ho messe qui, le ho tirate fuori dalle scatole e le ho allineate qui di fronte a me. Le guardo e non mi dicono niente, confondo quelle eleganti con quelle sportive, non ricordo che scarpe dovevano essere quelle altre e quali abbia comprato per senso di colpa.
Poi alla fine ecco che mi accorgo del perché del loro silenzio. Quelle scarpe non sono mie, tecnicamente le possiedo ma non sono le mie scarpe, sono le scarpe che ho comprato senza sapere chi volevo essere e quelle sono le scarpe di chi non ha uno stile, di chi compra a casaccio, di chi le scarpe non le ama come me.
Ho smarrito la mia identità, l’ho perduta senza accorgermene, l’ho perduta piano piano come piano piano me l’ero conquistata e adesso ho tutte queste paia di scarpe qui a ricordarmelo.
Una donna senza identità, forse se trovassi le scarpe giuste ritroverei anche la mia identità, forse se mi spingessi fino a Scandicci troverei le scarpe che cerco. Quella zona non la conosco affatto, quando ero piccola Scandicci era una brutta provincia di Firenze, ma ora le cose sono cambiate, potrei provare, che mi costa?
In fondo ad acquistare scarpe non c’è niente di male.

16 maggio 2009
23:21, sabato
Viscontessa
Filed under : Personale

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  • nessuno.
Commenti : 6
 
6 commenti

(#) Quello che disse Laura

domenica 17 maggio 2009 alle 12:50

1

La solitudine, il vuoto, il nodo alla gola… Anche io ieri mi sentivo sola, profondamente sola, a fissare il soffito, piangere sottovoce, solo per me… Ti avessi letta ieri, mi sarei sentita piacevolmente sollevata nel condividere quello che hai scritto così bene. Grazie…

ps. e ad acquistare scarpe non c’è nulla di male, no…

(#) Quello che disse barynia

domenica 17 maggio 2009 alle 14:58

2

Io le scarpe le odio ma possiedo un patrimonio in rossetti.

(#) Quello che disse viscontessa

domenica 17 maggio 2009 alle 16:01

3

anche io li amavo i rossetti, poi ho un tipo, una volta, mi ha regalato una scatola con cinquanta rossetti diversi e da quel giorno ha rovinato tutto.
Cazzo strafai? dico io, certi oggetti hanno un valore simbolico!

(#) Quello che disse barynia

domenica 17 maggio 2009 alle 19:16

4

Sacrilegio, come togliere senso a cinquanta giornate. Quando le cose vanno male la profumeria non è un brutto posto dove rifugiarsi. Se ti piacciono le scarpe e non ci sei già stata, vieni dalle mie parti e rischi l’overdose, è un vero outlet-land (Sergio Rossi, Casadei, Vicini, Pollini, Giuseppe Zanotti etc.).

(#) Quello che disse viscontessa

domenica 17 maggio 2009 alle 23:08

5

Cinquanta giornate da reinventarsi…..
Per le scarpe ti ringrazio, ma come capirai il rito della scarpa è una cosa privatissima, intimissima e riservatissima. Devo operare in gran segreto e possibilmente quando dovrei fare qualcosa di molto molto più importante e urgente:-)

(#) Quello che disse barynia

lunedì 18 maggio 2009 alle 08:50

6

Allora non passare mai da questi outlet, sbarcano suv di donne ululanti, paura.

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