Sorelle d'Italia

Una donna mi ha rubato la borsa.

Potrebbe capitare a chiunque. Ogni giorno succede a migliaia di persone, oggi è capitato a me. Non me ne sono neanche accorta. E’ stata brava. Una ladra professionista mi ha rubato la borsa.

Prendevo un caffè in un bar chic dove non vado mai perché il caffè al banco costa 1 euro, 1.20 seduti. Dei ladri. E’ in centro a Milano. Ci siamo seduti a un tavolino in fondo alla sala, accanto a noi due sciùre. La polizia dice che invece erano una. Dovrei guardare il filmato delle telecamere a circuito chiuso. Non ci ho fatto veramente caso. Mi parevano due, sulla sessantina. Persone perbene, borghesi, italiane. Ma potrei sbagliarmi, ripeto, probabilmente c’era solo lei, trentanove anni, sudamericana di non saprei dove. Costarica, Venezuela forse.

L’hanno arrestata due ore di cardiopalma dopo. Dopo che alzandomi da quel tavolino la borsa appesa allo schienale della sedia non c’era più. Dopo essere uscita dal bar senza telefono chiavi documenti soldi occhiali fazzoletti sigarette niente. Dopo essere corsa in ufficio col cuore in gola e aver bloccato la carta di credito. Dopo essere scoppiata a piangere per il nervoso con i colleghi intorno a confortarmi, come ti capisco è successo anche a me, vai subito a fare la denuncia, tieni 50 euro, prendi il mio cellulare intanto.

Non potevo entrare in casa mia. Vivo da sola, nessuno ha una copia del mio mazzo di chiavi. Stupida cretina, avrei dovuto lasciarle al portinaio. Adesso devo chiamare il fabbro, cambiare la serratura, sfondare la porta, saltare dentro dalla finestra, soffiarmi il naso, chiamare i carabinieri la polizia i soldati chiunque purché ritrovino la mia borsa con dentro le mie cose. Effetti personali li chiamano. Tenga i suoi effetti personali, è stata fortunata, firmi qui, controlli se le manca qualcosa, arrivederci può andarsene.

La tenevano d’occhio da settimane. La ladra ha una tecnica, sempre la stessa: travestita da innocua borghese, con borsa griffata di sua proprietà appesa al braccio e tacchi alti con cui è impossibile darsela eventualmente a gambe, entra in un locale. Si siede e consuma con tutta calma per studiare la situazione. Al momento opportuno si alza e, dirigendosi verso la cassa, agguanta una borsetta penzolante da una sedia o appoggiata da qualche parte. Paga come se niente fosse, esce, applausi, sipario. Addio borsa, per sempre.

In un locale affollato è impossibile accorgersene, mi chiedo come abbia fatto a fregarmi alle 8 del mattino in un bar praticamente deserto e la borsa appesa allo schienale della poltrona, a cui io stessa ero appoggiata. Non avevo niente da temere: eravamo io, un amico e una signora distinta seduta al tavolo accanto. Anche se a me, potrei sbagliarmi, parevano due.

Dunque la ladra è uscita con la mia borsa, è entrata nella gioielleria dietro l’angolo e ha speso mille euro con la mia carta. Io nel frattempo ero ancora al bar a sorseggiare il caffè, del tutto ignara. Per un miracolo del cielo, la ladra era ricercata e le commesse del negozio hanno chiamato subito la polizia. Non sono al corrente della realtà dei fatti, ma nella mia testa è successo questo:

- Vorrei comprare un gioiello.
- Di che tipo?
- Il più economico che avete, sa sono una povera ladra.
- Oh, capisco. Faccia vedere la carta che ha rubato?
- Guardi, è una Visa di plastica modello base.
- In questo caso, le consiglio questo striminzito fermacarte da millemila euro.
- Perfetto, lo prendo.

Swishhh.. (suono della carta che striscia)

- C’è qualche problema?
- Sì, vede, il terminale rifiuta l’operazione.
- Ma è impossibile, l’ho rubata due minuti fa. Quella cretina non può aver già bloccato la carta!
- Aspetti, forse l’importo è troppo alto.
- Proviamo con mille euro.
- Mille li prende.
- Lo sapevo, non avrei dovuto borseggiare una che va in giro con le scarpe da tennis.

Nella mia testa la scena è questa perché ho il disturbo postraumatico, tra due ore mi passa, è un trauma lieve. Tanto più che la borsa miracolosamente è stata ritrovata, ho recuperato le mie robette, si è risolto tutto per il meglio. La questione non è la borsa, è il principio del furto. La chiamano microcriminalità quasi per sminuirla. Perdere la borsa, dimenticarla sul treno e non ritrovarla mai più, è diverso. Sapere che qualcuno intenzionalmente ti ha sottratto qualcosa che ti appartiene e di cui hai bisogno, fa tutto un altro effetto. Destabilizzante.

Lo so che ci sono cose peggiori del furto con destrezza. Ma in realtà è come se non lo sapessi. Nessuno finora mi ha scippata da un motorino trascinandomi sull’asfalto come succede a Napoli. Nessuno mi ha puntato addosso una pistola urlando “o la borsa o la vita” come nei film. Nessuno finora e spero mai succederà. Ma succede. Spesso. A un sacco di persone. Finché capita agli altri non sappiamo un bel niente. Tendiamo a sottovalutarne l’importanza. Personalmente non riesco a credere che a commettere questo crimine, nel mio caso, sia stata una donna, giovane, benvestita, all’apparenza rispettabile, in un bar del centro. Mi viene più facile pensare a un brutto ceffo, maschio, dall’aria poco raccomandabile, giù in metropolitana. E’ un preconcetto idiota, me ne rendo conto.

Dovevate esserci al commissariato. I poliziotti si davano il cinque. L’abbiamo presa, l’abbiamo presa. L’hanno presa per l’ennesima volta e per l’ennesima la rilasceranno. Perché così dice la legge. Non si può tenere in carcere a vita una ladra. Una ladra è fondamentalmente innocua. Un furtarello non fa notizia neanche nella cronaca locale. Rubare cose è un reato lieve. Prendiamola e lasciamola libera di rifarlo. Non ha mica ammazzato nessuno, in fondo. Forse comunque erano in due.

[Questo racconto è basato su un fatto reale accaduto a me oggi. Luoghi, fatti e persone sono verosimili. Avevo bisogno di scriverlo per superare lo shock che questo banale fatterello mi ha procurato, pur essendosi concluso insperabilmente al meglio. Le forze dell'ordine con cui ho avuto a che fare si sono comportate con gentilezza e disponibilità, specialmente il commissario con i baffoni che ha scritto il verbale in perfetto poliziesco: una lingua affascinante che noi mortali possiamo apprendere solo dai telefilm. Il mio portinaio che mi ha assistita durante gran parte della vicenda è un eroe, grazie Sergio.]

12 maggio 2009
23:21, martedì
Gaia Giordani
Filed under : Cronaca, Personale

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  • nessuno.
Commenti : 11
 
11 commenti

(#) Quello che disse Morgana

mercoledì 13 maggio 2009 alle 08:24

1

mi spiace per lo shock. Relativamente sono piccole cose ma che ti destabilizzano parecchio. D’ora in avanti mi terrò la borsa sempre in mezzo alle gambe!

(#) Quello che disse elofoolish

mercoledì 13 maggio 2009 alle 12:26

2

vedi a frequentare bar dove il caffe’ costa un euro? si incontra brutta gente…

anche se alla fine il danno subito non e’ enorme, subire un furto e’ un po’ come subire uuna violazione della propria intimita’.
in fondo un perfetto sconosciuto ha in mano tutta la tua vita.

(#) Quello che disse Michela Murgia

mercoledì 13 maggio 2009 alle 13:34

(#) Quello che disse Questa è la ladra che mi ha rubato la borsa. | Sorelle d'Italia

mercoledì 13 maggio 2009 alle 13:47

4

[...] Corriere.it di oggi, a testimonianza che anche un furtarello, contrariamente a quanto ho sostenuto qui è un fatto di cronaca degno di nota. Alla fine la giustizia, provvisoriamente, trionfa. 13 [...]

(#) Quello che disse Gaia Giordani

mercoledì 13 maggio 2009 alle 13:51

5

Esattamente, è proprio lei.

(#) Quello che disse Marco

mercoledì 13 maggio 2009 alle 23:33

6

Ti dirò che io avevo sette anni quando, di fronte alla chiesa di quartiere, un tizio in motorino color giallo morto si è avvicinato e ha strappato la borsetta dalla spalla di mia madre e lei ha allungato un braccio urlando, “Figlio di puttana!” (la prima di una lunga serie di parolacce che avrei sentito dire da mia madre). Il tutto per dirti che ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, ricordo perfettamente quella mattinata, l’accenno di barba di un tipo che con ogni probabilità doveva essere un tossico, l’afa di quella giornata, il cuore forte che batteva in gola per l’improvvisa situazione, il senso di colpa causato dalla consapevolezza di non poter far nulla (a dire il vero, provai a corrergli dietro, ma sparì dietro il primo angolo).

E questo era il punto di vista di una spettatore indiretto; una piccola idea di quello che deve aver passato mia madre. Un saluto.

(#) Quello che disse pac

giovedì 14 maggio 2009 alle 09:33

7

io ero quello seduto a fianco a lei qundo le hanno rubato la borsa.

anche secondo me c’erano due donne.

ma forese solo una.

magari tre.

perché il problema è non osservare quelli che hai intorno come delinquenti, per poterti ricordare di loro quando vai in questura.

anche se qualche politico vorrebbe esattamente questo:
che cominciassimo ad osservare gli altri con atteggiamento terrorizzato e delatorio.

il passo successivo è la cultura svizzera, dove il tuo vicino chiama la polizia se sente la televisione troppo alta. e la sera va a passeggio come se fosse in ronda:
non guarda le vetrine, ma osserva la gente
a caccia del deviante da segnalare all’agente più vicino…

(#) Quello che disse Marco

venerdì 15 maggio 2009 alle 00:30

8

Ciao Gaia. Indovina un po’ chi sono.
Come va? Ti sei ripresa?
Eri proprio stravolta!
Fa piacere che qualcuno ogni tanto apprezzi il nostro operato; a volte sembra che da parte nostra sia tutto dovuto.
Ho trovato casualmente questo tuo scritto e ne approfitto per salutarti.
Ti devo ricordare che sei debitrice di un caffè quindi se passi per corso Vercelli non ti dileguare tanto lì il caffè costa meno di un euro, anche se ti siedi al tavolo!
A presto,Marco.

(#) Quello che disse Valeria

venerdì 15 maggio 2009 alle 13:52

9

Posso immaginare come ti senti. La vigilia di Natale 2007 finivo di fare la spesa al supermercato, caricando i 2.000 sacchetti nel baule dell’auto; salgo in macchina… Il ladro, ad una velocità fulminea, mi apre la portiera e mi strappa la borsetta.
Senza pensarci sono scesa, l’ho rincorso in velocità tirando giù, per la prima volta in vita mia, una bestemmia secca e una sequela urlata di “T’ammazzo, bastardo, sei morto” – (Buon Natale!). Dopo trecento metri il tizio ha desistito, buttando lontano la mia borsetta che ho recuperato intatta.
Ed è stato in quel momento che ho pensato: e se avesse avuto un coltello?, e se nel frattempo un altro mi rubava l’auto?, e che figura di m*** ho fatto?, facendomi prendere da panico postumo…

(#) Quello che disse Gaia Giordani

venerdì 15 maggio 2009 alle 14:22

10

Grazie a tutti per le parole di conforto, la mia disavventura in confronto alle vostre (e a quelle di molti altri che non hanno potuto recuperare la refurtiva o sono stati rapinati con la forza) è stata una bazzecola.

(#) Quello che disse dima borsellino

domenica 10 aprile 2011 alle 08:43

11

Buongiorno, compimenti per il racconto ben descritto. Nella vita
c’ è chi nasce per rubare, c’ è chi nasce per essere rubato. Se indossi scarpe da tennis, potresti indossare un gilet multitasche con chiusura lampo che ti permetterebbe di tenere le mani sempre libere, è importante per ogni evenienza, le chiavi tienile legate alla cintola con una bella catena nascoste sotto le falde del gilet. Saluti ed auguri di buona Pasqua.

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