Signore e signori, un maschilista
Di solito, i maschilisti si nascondono bene. Sono galanti, cerimoniosi, raramente rabbiosi. Sanno che la marca di maschilismo più efficace è quella finto-ossequiosa che chiama le donne “dame” e le tratta come graziosi oggetti, complimentandosi per la di loro bellezza, e chiedendo in cambio soave obbedienza. Per questo, quando mi capita di trovarne uno un po’ meno abile, un po’ più scoperto, mi prudono le mani dalla felicità (perché sì, i maschilisti mi provocano violentissime allergie da contatto). L’esemplare in questione è il maldestro Francesco Forte, che vabbè, scrive per Il Foglio – giornale, ricordiamocelo, all’avanguardia della retroguardia sciovinista – ma soprattutto è capace di prendere una questione come l’annunciato divorzio Berlusconi, facilissima da manipolare per un maschilista serio e preparato, e a toppare completamente il pezzo.
Dottor Forte, era facile. Guardi, ce la facevo pure io.
E invece no. Il Forte parte malissimo, parlando di “autogol” di Veronica Lario come se Veronica Lario fosse una squadra di calcio, un partito politico, un’organizzazione internazionale piuttosto che, banalmente, una signora molto bella che ha sposato un signore molto ricco e ora, non avendo evidentemente più nulla da perdere, ha deciso che è ora di uscire da un matrimonio francamente umiliante. Quindi: non un’entità che abbia bisogno di segnare punti, ma semplicemente una privata cittadina con privati interessi, e un profilo leggermente troppo pubblico. Lasciando fuori le motivazioni personali – che nessuno conosce, tantomeno Francesco Forte – è difficile obiettare alle motivazioni pubbliche della signora Lario: certo, uno dice, tuo marito non è così da ieri, è così da sempre. Potevi svegliarti prima. Ma del resto, a casa mia è sempre meglio tardi che mai per dire all’Ansa “Me ne vado perché non posso stare con uno che frequenta le minorenni”. Difficile da discutere, come posizione. Eppure, un appiglio ce l’aveva, il Forte: “Potevi svegliarti prima. Com’è che quindici anni fa andava bene, e ora non più? Sistemati i figli, eh?”
E una.
E’ sulla questione dei “cattivi maestri” che il nostro fa la figura peggiore, perché oltre a negare l’evidenza – il governo Berlusconi è fitto di gnocca malleabile come mai nessuno prima – suggerisce che una signora nemmeno più giovanissima sia del tutto sprovvista di intelletto e capacità di discernimento. E che nel caso, dovrebbe utilizzarli con discrezione: “Stia zitta in pubblico”. Anche qua, sior Forte, si poteva fare di meglio che questa saggezza da portinaia (o se preferisce, da commentatore di Spazio Azzurro). Bastava ricordare alla signora Veronica che non basta sbroccare una volta all’anno a mezzo stampa, per fare la differenza e differenziarsi: se veramente ci si oppone alla fallocrazia del proprio consorte, altro che padelle di alluminio leggero in testa. Come minimo bisogna rivitalizzare l’Udi e scendere in piazza con i cartelli. L’individualità e l’indipendenza di pensiero non possono funzionare a intermittenza come le lucine di Natale: o ci sono o non ci sono.
Poi, il capolavoro.
Le presunte veline sono ragazze un po’ magre, che essendo giovani, hanno soprattutto la “bellezza dell’asino”. Fanno le presentatrici, le attricette, le vallette et similia.
Niente autorizza a definirle “ciarpame”. Né è detto che siano prive di laurea o di cultura o di intelligenza, soltanto perché fanno questo lavoro.
Qui il Forte ci piglia proprio tutti per il culo. Avendo iniziato tutta la tirata sostenendo che le Veline non sono mai state candidate (fingendo quindi di non capire che per “Veline” non si intendeva letteralmente le vallette di Striscia la Notizia, ma in generale qualsiasi gnocchetta di scarse doti personali e cocciuta ambizione arrivista: l’avevamo capito tutti, perfino la casalinga di Vigevano, quindi per favore), passa a difendere le suddette, dimostrando di saperne meno di niente. Ecco, dottor Forte, io almeno una delle candidate la conosco personalmente. E per quanto non la veda e non ci parli da due anni, nell’anno precedente ce l’ho avuta intorno abbastanza tempo da sapere che Tina Anselmi la ragazza non è. Quando l’ho conosciuta io, era ancora iscritta all’università, non mi risulta sapesse altra lingua che l’italiano (per quanto adeguatamente ripulito da ottimi corsi di dizione) e non l’ho mai, dico mai e ripeto mai sentita fare un discorso che contenesse mezzo argomento attinente alla cosa pubblica. Neanche male informato, neanche scemo, niente.
Sicuramente ero distratta, ma non mi pare un buon segno.
E questa, dottore, è quella che s’è salvata. Mi immagino le altre: anzi no, visto che non sono mai esistite. Giusto? Ce le siamo sognate collettivamente, le troniste e le ex Letteronze infilate nelle liste. O la ex modella di calendari alle Pari Opportunità. Perché è proprio una noia, la questione femminile. Quanto rompono, queste femmine che protestano. Queste femministe che se la vanno a cercare, e si inventano questioni inesistenti sulla base del nulla.
Con quest’ultima notazione, il cazzocentrismo dell’articolo tocca lo zenith. E a noi, miserelle non abbastanza magre e prive della “bellezza dell’asino” (requisito fondamentale, a sentire il Forte, per essere candidate al Parlamento Europeo), non resta che ritirarci con ossequio davanti al mistero che è un uomo in grado di farci perdere mezz’ora del nostro tempo a smontare le sue affermazioni.
C’è del genio.
Ma poi, che cosa sarebbe la “bellezza dell’asino”?
La bellezza di quando si è giovani, la freschezza, una roba così.
forse la bellezza di saper dare calci nelle palle, magari lo hanno sequestrato e costretto a scrivere il pezzo, ed è un suggerimento in codice
Cara Giulia, che sarcasmo pieno di classe…hai dimostrato che si può dire il fatto suo ad un maschilista senza perdere un grammo di signorilità.
Molto strano un attacco del genere alla signora proprio da parte del Foglio. Se non ricordo male, la famosa lettera “sono la metà di niente” gliel’aveva scritta proprio il tricheco antiabortista, essendo il ghostwriter di famiglia. E se la memoria (oltre a una fonte attendibile che me lo spifferò ai tempi) non m’inganna, aveva scritto anche la replica.







2012