Sorelle d'Italia

Come il cane di Obama

Io credo che alla fine dovrò prendere una decisione seria, credo che alla fine i miei principi valgano molto più di tante donne e credo di non poter continuare a parlare di donne senza fare una distinzione tra donne e donne.
Se ciò che ci accomuna tutte è il nostro sesso, non credo che d’ora in avanti riterrò l’appartenenza al genere sufficiente per sentirmi anche solo in parte coinvolta dai problemi di certe donne.
Io non sono un berlusconi qualunque per cui il genere umano si divide tra gnocca, cazzoni,e comunisti, nella mia vita avrò tanti problemi, ma non soffro dei suoi complessi di inferiorità, non ho bisogno di sentirmi quotidianamente adulata da chiunque pur che sia, né di denigrare chiunque si rifiuti di farlo ma ciò che sicuramente non ho bisogno di fare per sentirmi qualcuno, è dividere grossolanamente il genere in umano in categorie ed attribuire a ciascuna di esse caratteristiche ben precise.

Sicuramente l’essere donna mi agevola in questo compito, l’idea della menopausa non mi attira ma la menopausa non è un tabù come invece pare diventarlo ogni giorno di più la fisiologica perdita della virilità maschile, e il vantaggio che deriva dal non dover lottare quotidianamente con esemplari più giovani della mia specie nel tentativo di salvaguardare la mia virilità e il mio prestigio sociale, mi concede la possibilità di apprezzare o denigrare anche tante altre caratteristiche dei miei consimili.

Impresa non facile, mi rendo conto, quando si ha una visione gnocco-centrica della vita perché di fronte alla propria perdita di virilità, diventa quasi impossibile stabilire parametri diversi con i quali osservare il mondo e l’insoddisfazione che deriva dai propri limiti finisce paradossalmente per tramutarsi proprio nella ricerca patetica e ossessiva di quei limiti da superare.

Il mio limite non è essere donna, non mi sento limitata dalla mia appartenenza di genere, non devo ossessivamente provare a me stessa di avere una gnocca funzionante e per questo non ho bisogno di ridurre all’osso (o meglio al pene) il genere maschile, posso permettermi di apprezzarlo e stimarlo anche per altre qualità che niente hanno a che vedere con la fisicità intesa come estensione del pene o, nel caso di berlusconi, della gnocca, e parimenti posso permettermi di valutare le esponenti del genere femminile a prescindere dalla loro appetibilità sessuale.

Il mondo è pieno di stupratori impotenti, di vecchi bavosi in cerca di compagne sempre più giovani, di uomini violenti animati dal proprio senso di inadeguatezza e di altri talmente spaventati dal potere della gnocca, dal costringere le donne a nascondere non solo quella ma tutto ciò che gli sta intorno e il fatto che questa frustrazione tutta maschile venga rivestita d’oro o accompagnata dalle buone maniere, non può rappresentare un’attenuante per le loro colpe.

E che non si illudano quelle donne che sul proprio corpo fondano la propria fortuna, la libertà di usare la propria femminilità come meglio si crede, è solo il rovescio della stessa medaglia tenuta saldamente in mani maschili. Sono loro a scegliere come spendere quella moneta, loro a decidere quale forma di libertà sia remunerativa e quale no. Se il nudo femminile non fosse pagato con moneta maschile, mi chiedo quante donne proverebbero il desiderio di esercitare questa forma di libertà.

Va bene, ho divagato, mi capita spesso, ma spiegare perché da oggi, secondo il metodo berlusconiano, vorrei appartenere alla categoria dei comunisti piuttosto che a quella della gnocca, non è facile. Per semplificare avrei potuto dire che da oggi, secondo le vecchie usanze comuniste, mi scindo, mi separo, mi dissocio, mi rimpasto e mi divido, avrei potuto dire che da oggi prendo atto che all’interno del mio genere di appartenenza ci sono delle divergenze insanabili e delle correnti di partito che non condivido, avrei potuto dire che su questi presupposti non è più possibile proseguire insieme sullo stesso cammino e infine avrei potuto malinconicamente concludere che nonostante la mia buona volontà, non posso venir meno ai miei principi nè posso tradire la fiducia di quella fetta di lettori che mi segue.

Il perché proprio da oggi è perché è di questi giorni l’apertura ufficiale nel nostro paese di una scuola di escort da esportazione, iniziativa che per me rappresenterà simbolicamente la data dalla quale non sarò più disposta a riconoscere a certe donne, nessun tipo di attenuante.
Non sto mettendo in discussione il sacro santo diritto di ogni donna di fare ciò che vuole, ma sto rivendicando il mio diritto a non subire le conseguenze di chi pur avendo adeguati strumenti di valutazione, sceglie consapevolmente di donare la nostra dignità di esseri umani ad un malato immaginario, un vecchio megalomane afflitto solo dalla sua vecchiaia e dall’inevitabile declino che questa comporta.
Prendo atto che anche come donna, come genere in cerca di una propria affermazione sociale, come categoria di persone consapevole che il punto dove le donne sono arrivate non è certo quello di arrivo, non tutte condividono lo stesso obbiettivo.

Io per esempio ritengo che preoccuparsi di raggiungere un ruolo considerato socialmente prestigioso senza preoccuparsi del fatto che per genere si è considerati individui socialmente inferiori, non lo si possa definire un obbiettivo raggiunto.
Il cane degli Obama sarà pure il cane della famiglia presidenziale del Paese più potente del mondo, ma sempre un cane resta.
Né potrò mai convincermi che il ruolo di pompinara geriatrica certificata ISO9002, la si possa definire una conquista del genere femminile.

25 aprile 2009
01:50, sabato
Viscontessa
Filed under : Politica, Società

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  • nessuno.
Commenti : 5
 
5 commenti

(#) Quello che disse Ale

sabato 25 aprile 2009 alle 07:08

1

Sono completamente d’accordo e non credo, appunto, che quella sia realmente libertà (rappresentarsi con il nudo, quando alla fine il corpo sei tu, non qualcosa di estraneo, mi dico).
Manca la consapevolezza nella maggior parte delle donne. Quelle che l’hanno sono etichettate come “femministe” (in senso dispregiativo e da qui capisco la profonda ignoranza che impera in questo paese) oppure “maschi mancati” o vari generi di offesa, pur di non riconoscere un pensiero altro e quindi l’essere e esserci di una donna. Perché la donna non può pensarsi, ma deve essere pensata, costretta a trovare la sua dimensione nelle riviste, nella continua, costante manipolazione del corpo e dell’anima che i media, la moda le impongono giornalmente. Il pensiero le è precluso (e anche quando il suo ambito di attività è quello scientifico, regna sovrana l’etichetta, la visione di lei come essere disponibile, in ogni senso e la costrizione a rappresentarsi secondo i canoni di questa società).

Rifiutarsi di indossare una “gonna” equivale ad una morte sociale, me ne sto rendendo conto sempre di più. (Ed è per questo motivo che il matrimonio è di per sé una scelta nefasta, per me.)

(#) Quello che disse Milena

sabato 25 aprile 2009 alle 08:52

2

Ho trovato il tuo post davvero interessante. Purtroppo, nella società moderna, democratica e occidentale, è ancora forte l’etichetta di donna oggetto (di cui si prende in considerazione solo la “gnocca”) e la donna soggetto, libera, dinamica e con una propria identità viene ogni giorno schiacciata dai tanti “cazzoni pelosi” che decidono le linee da seguire per le società i cui viviamo. La televisione, i modelli di donna velina e i veri reality show, non fanno che peggiorare la situazione; però, se penso al successo del tuo blog e agli articoli interessantissimi che scrivi, in me si accende una piccola speranza. Anche nella scrittura, nella forza del pensiero e nella lettura impegnata possiamo trovare una donna interessantissima.
Grazie, per quello che fai.
Milena

(#) Quello che disse Spettatore di provincia

sabato 25 aprile 2009 alle 09:35

3

Quando ieri ho letto l’articolo sul Sole 24 ore avevo temuto che il mio rancore verso quelle tizie fosse venato di maschilismo; questo post ha fugato i miei dubbi, te ne ringrazio.

(#) Quello che disse seralf

domenica 26 aprile 2009 alle 16:33

4

Condivido tutto, il punto è proprio che bisogna tenere una linea di demarcazione tra chi esercita la propria libertà per farsi strumento di messaggi “dannosi”, e chi no. Non dico che queste tizie non possano essere dei genii della politica, ma certamente non avranno (nè lo cercano!) modo di dimostrarlo. Esemplare è il caso Carfagna, dove l’atto stesso del criticarne la nomina ha dato adito a critiche tutte tese a dimostrare una discriminazione sessista nei suoi confronti. Il punto come dici te non è che siano o non siano donne, gnocche o non gnocche, il punto è che sono politicamente incapaci e scelte come quarti di manzo solo per mattere la “faccia” (diciamo la faccia) ad una intellighenzia (anche qui: se vogliamo definirla tale :-) che sta dietro e tira loro i fili. Sono brave davvero? può darsi, pechè no: facessero il normale iter politico e vediamo se la spuntano.
Occhio che il passo successivo sarà per il cavaliere cavalcare l’adozione delle “quote rosa”, non facciamoci infinocchiare

(#) Quello che disse elofoolish

lunedì 27 aprile 2009 alle 09:00

5

certo questo e’ un genio, del male ma e’un genio…

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