Scacciafighismo, un’analisi sociologica
Mi viene da dire delle cose sulla parola "scacciafiga".
Sì, lo so che potrei parlare d’altro. Che ne so, delle file e file di gnocca tirata a lucido al congresso del Pdl, ad esempio. Che si mormora fosse arrivata lì a mezzo casting. E invece no, mi viene "scacciafiga", e quindi scacciafiga sia.
Definire "scacciafiga": non so se sul Devoto-Oli ci sia, ma comunque a occhio e croce direi "n. volg. spreg., che risulta ostico al genere femminile; che provoca l’allontanamento delle donne da un luogo o argomento; estraneo alla cultura e agli interessi femminili; (fig.) noioso, pedante."
Notare la finezza di quel "fig.". Allora, la cosa da dire sul termine "scacciafiga" è che, ogni volta che viene usato, qualcuna si inalbera e dice che si tratta di un termine sessista. Perché non esistono argomenti intrinsecamente estranei al genere femminile: ci sono donne fra gli ingegneri, i medici, i calciatori, i sistemisti. No, le donne fra i calciatori non sono solo quelle con le tette grosse che sculettano in televisione. E santiddio.
Il punto, credo, è che non esiste un argomento scacciafiga. Scacciafiga può essere solo la modalità con cui viene trattato. Voglio dire, esistono migliaia di donne appassionate di calcio, ma io personalmente non ne conosco nessuna, oltre l’adolescenza almeno, il cui umore dipenda dalle sorti della Roma o dell’Inter. Lo scacciafighismo calcistico (e sportivo in generale) è una roba seria. Qua dove vivo io, poi, non vi dico. Ilary Blasi che era laziale e si è convertita romanista per amore del marito è del tutto assimilabile alla regina Noor di Giordania che si converte all’Islam per sposare il re. Passare da una squadra all’altra implica un cambiamento radicale del proprio sistema di valori.
Dice: eh ma le Louboutin le Birkin Sex and the City la settimana della moda Brad Pitt. Ve la metto giù semplice: un gruppo di donne assembrate per vedere Brad Pitt (o comprare delle Louboutin, come preferite) non è la normalità. Ma un gruppo – molto vasto – di uomini che inneggiano a un gol dell’Inter tutti in coro, vestiti con ridicole sciarpette sintetiche, esposti alle intemperie per ore, intenti a sbeffeggiare (nel migliore dei casi) o fare a botte (nel peggiore) con i sostenitori della squadra avversaria, ecco, questo è normale. Normalissimo. Un uomo urlante allo stadio non è automaticamente un cretino. Una donna urlante fuori da un cinema per la prima di Sex and the City ha smarrito il ben dell’intelletto. E’ la modalità ad essere diversa. Non la sostanza.
Una donna che memorizzi tutta la lista del cast di I Love Shopping viene considerata disturbata. Non è, invece, strano che un uomo ricordi a memoria tutte le formazioni della Nazionale di calcio dall’82 in poi. Una donna che sia in grado di discutere nei minimi dettagli le caratteristiche di creazione di una Birkin, o lavora nel settore della moda, o è una cinese di Casal di Principe, o è affetta da disturbo ossessivo-compulsivo. Un uomo, invece, può discutere nei dettagli della forma fisica di Kakà parlandone come se fosse un parente prossimo, e nessuno lo trova particolarmente strano.
Non è l’argomento. E’ il modo. E va da sé che la cultura che monopolizza l’argomento monopolizza anche la modalità di discussione. Non è sessismo, lo scacciafighismo esiste.
Ho scoperto il vostro (e i vostri!) blog leggendo e frequentando quello di Valentina (Maran)… Mi è piaciuta moltissimo l’analisi che hai fatto, hai evidenziato e “ribaltato” aspetti che comunemente si danno per scontati, a cui tutti siamo abituati culturalmente… E poi è la prima volta in vita mia che sento il termine “scacciafiga”… Ne ho di cose da imparare (e disimparare!). Complimenti e a presto! Laura
Però a me il termine scacciafiga piace, come suono.
brava.
Ci pensavo giusto l’altro ieri, Giulia Blasi, vedendo Biscardi dalla Bignardi. Io invece arrivo qui da un blog che parla di scarpe, gossip, divette e argomenti futili ma non per questo automaticamente stupidi, di certo non noiosi come il calcio, il cui fascino non capirò mai.
Giulia, questo tuo post è la miglior risposta che il mio (sotto) potesse desiderare.
Ma soprattutto, è un’opera sostenuta da una poesia che oltrepassa il tempo e lo spazio.
Questa tragedia, si ispira a numerose fonti.
Tuttavia solo Giulia ha saputo elevare al rango di mito questa tragica storia d’amore e di morte.
vedo che è stato già detto, ma lo ripeto:brava.
Un post scacciaidiozia
bello, ioseph
“Ciascun sesso ha a che fare con la follia. Ogni desiderio ha a che fare con la follia. Ma, a quanto pare, un desiderio si è preso per saggezza, misura, verità e lascia all’altro sesso il peso della follia che non voleva attribuirsi, o riconoscersi.”
L. Irigaray, “Sessi e genealogie”
Giulia, sei un mito!
giuly, solo tu potevi andare a beccare un termine simile: mai sentito!!! bel post!







2012