Sorelle d'Italia

Dimmi come vuoi che sia





Avevo promesso un post per l’otto marzo. Non scrivo da un po’ e questa occasione mi pareva buona per ricominciare. Poi è arrivato l’otto marzo e mi son dimenticata. Non del post ma del fatto che fosse l’otto marzo.

Dev’essere accaduto per via del fatto che sapevo che anche questo otto marzo non mi sarebbe piaciuto. Sapevo che non mi sarebbe piaciuto e inconsciamente l’ho dimenticato fino a quando ho acceso la televisione e ho visto donne, tante donne che parlavano e lo facevano in tono serio.

Mancava serietà in questi anni nel parlare della festa della donna, mancava, tra la gioia di riscoprirsi donne per un giorno all’anno, il peso che grava su questa condizione e l’averlo ritrovato oggi nel l’otto marzo del 2009 non è una bella notizia.

Non lo è perchè quando ero bambina pensavo che nel 2009 mi sarei ricordata, come testimone di un evento eccezionale, di questa ricorrenza con la stessa nostalgia con la quale si ricorda un giocattolo che ha fatto il suo tempo. Immaginavo che avrei raccontato a mia figlia di quando tanti anni prima si festeggiava in un giorno particolare dell’anno, la donna. Immaginavo di raccontarglielo per osservare una espressione stupita nel suo visto e invece lei sente come me tutte quelle donne parlare di violenza, di maltrattamenti, di diritti di fatto diversi tra uomini e donne, e non si stupisce affatto come se le avessi trasmesso geneticamente quel senso di rassegnazione che di tanto in tanto provo anche io. La rassegnazione non alla condizione femminile intesa nel senso classico, quel genere di rassegnazione che ho letto tante volte nello sguardo di mia nonna o di mia madre, ma la rassegnazione moderna che ti colpisce quando ti rendi conto di esser parte di un meccanismo, di un ingranaggio, di un gioco più grande di te dove gli altri ti costringono a ricoprire un ruolo tuo malgrado.

Una rassegnazione più profonda e lacerante, quella che ti mette di fronte ai tuoi sbagli e le tue responsabilità, quel genere di rassegnazione che ti costringere ad ammettere che hai sbagliato tutto e che tutti i tuoi sforzi sono andati nella direzione esattamente opposta a quella che avresti dovuto imboccare.

Siamo diventate brave, talmente brave nel nostro intento di dimostrare tutto ciò che siamo in grado di fare, da non renderci conto che questa presunta bravura sia sfruttata da chi ci ha sempre considerato solo uno strumento. Uno strumento procreativo, uno strumento lavorativo, uno strumento abbellitivo, uno strumento politico.

Sante, sante donne molestate, stuprate, violentate ma basta cambiar canale e con un click diventiamo puttane.

Ora dimmi cos’altro vuoi che io e io lo sarò.

 

 

 

 

9 marzo 2009
01:06, lunedì
Viscontessa
Filed under : Personale
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Commenti :1
 
1 commento

(#) Quello che disse granellodisabbia

lunedì 9 marzo 2009 alle 16:40

1

Sul serio,Viscontessa,?Sul serio sei così rassegnata?Occhio alla tua bambina…

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