8 marzo e l’egoismo necessario
Per quest’anno, non parlo di massimi sistemi. Di macro situazioni. Di dati allucinanti su violenze e maltrattamenti, di stipendi ridotti alle donne a parità di lavoro, di lavoro che non si trova, e se si trova, dell’impossibilità o quasi di conciliarlo con la famiglia. E non certo perché non ci sia da parlarne, ma perché altri lo stanno facendo meglio e in modo più documentato di me.
Quest’anno vorrei una piccola rivoluzione che parta dall’interno, da casa, dalla famiglia, dalle relazioni di coppia. Un rivoluzione che si sintetizza in una sola parola. Smettiamola.
Smettiamola per un po’ di fare il pilastro senza il quale tutto crolla. Abdichiamo per qualche giorno, una settimana, qualche ora se proprio non ci riusciamo, al nostro ruolo di pivot attorno al quale tutto ruota.
Le mie esperienze di vita – con i genitori, i compagni, gli amici e pure i figli – dicono questo: se dai mille, mille ti verrà chiesto, sempre, per sempre; e se un giorno, per sbaglio, per stanchezza, dai 999, ti verrà domandato, con un po’ di stizza, come mai. Ma cosa succede se per un attimo chi si fa carico di tutto fa un passo indietro? Quasi sempre capita che dopo un po’ di lamentele e borbottii, chi era abituato a trovarsi la pappa pronta, inizia a cucinare. E’ sopravvivenza.
E allora ritraiamoci. Smettiamo di indovinare i bisogni di chi ci circonda ancora prima che vengano espressi e a fare i salti mortali per soddisfarli. Smettiamo di parcellizzare il nostro tempo dedicandolo tutto agli altri. Niente di drammatico, per carità, ché noi donne abbiamo il senso della responsabilità e la testa sul collo; ma smettiamo di fare. E vediamo cosa succede.
Magari ci sarà il frigorifero vuoto (pizza takeaway, anyone?), i bambini salteranno un giorno di scuola, il gatto rimanderà la vaccinazione. Si accumulerà un po’ di roba da lavare, ecchesaramai. Nessuno chiamerà la babysitter, qualcuno forse andrà in ufficio senza la camicia stirata, non arriverà la telefonata alla vecchia zia. Nulla di sconvolgente; solo un piccolo segnale per dare, a chi pensa che le cose succedano per magia, l’esatta percezione di quante cose facciamo, nello stesso momento, senza farle pesare.
Noi nel frattempo usciamo. Pensiamo. Prendiamoci cura di noi stesse. Copiamo dagli uomini quell’egoismo necessario a sopravvivere.
Intanto, domani si ricomincia.
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2010