La pagella.
Il giorno dopo Marco alza la mano in classe.
“Si?”
“Vorrei sapere una cosa sulla pagella”
“Dimmi”
“Perché non ho la media del 10”
Non finisce la frase con un punto interrogativo. Non è una domanda.
Sottintende già un’assoluta polemica scaturita forse a tavola, mentre mangiava coi suoi.
“Non hai il 10 perché in una materia hai preso 9. Per avere la media del 10 è necessario avere tutti 10. E noi insegnanti per il primo quadrimestre abbiamo deciso di arrotondare per difetto dando voti più alti nel secondo.”
“Ma io mi meritavo 10. Ho la media alta”
“Mi spieghi come fai a parlare di media se in classe non abbiamo neanche fatto le moltiplicazioni?”
“ Me l’ha detto il mio papà”
“Le decisioni della maestra non si discutono”
Gli avessi dato un quattro, potrei capirlo. Ma qui si discute di una media folle che quasi non ha senso ad essere valutata. Sono bambini di seconda elementare.
Si alza un’altra manina dal fondo della classe. E’ Giorgio.
“Dimmi”
“Il mio papà vuole sapere se può avere la mail della scuola per scriverle della pagella”
“No, Giorgio. C’è l’orario di ricevimento una volta al mese. Se vuole discutere lo si fa di persona. Non via mail”.
Ci manca solo questa.
Quando suona la campanella accompagno la classe schierata in ordine.
Di fronte mi trovo un plotone di mamme deluse.
La mamma di Marco, in particolare, è la più agguerrita.
Mi fissa torva.
Sorrido e saluto. A me hanno insegnato così.
Continua a puntarmi anche quando il piccolo la raggiunge.
Vedo che gli sussurra “che cosa ti ha detto’?” dal labiale.
Il piccolo farfuglia qualcosa, veloce.
Mi guarda.
Il labbro le trema. Il mento si raggrinzisce sotto il peso della delusione.
Riesce a non piangere. Almeno per un attimo.
Trattiene il fiato.
Poi espelle il sospiro controllandolo, facendogli mantenere una frequenza rasoterra.
Alla fine si scrolla dalla faccia quell’espressione e sorride.
“Bravissimo tesoro! E’ comunque una pagella bellissima”
Poi una lacrima le riga la guancia mentre se lo porta via.
Ma come sapranno gestirsi la delusione questi bambini?
Come impareranno a perdere?
Mi abbottono il cappotto e controllo che tutti i piccoli siano stati consegnati alle persone giuste.
Poi rientro per mettere in ordine i registri.
Ho sempre avuto la media dell’8. Un anno sforai anche con un paio di 9 .
E quando, tutta orgogliosa, feci vedere a mia madre la pagella, mi disse :
“E’ semplicemente il tuo dovere”.
“E’ solo il tuo dovere” è la frase tipica delle vecchie generazioni di genitori, che non ti davano MAI soddisfazione. Era molto triste ma decisamente istruttivo.
Mio padre diceva una cosa ancora più pesante quando portavo buoni voti: “hai fatto solo la metà del tuo dovere” … frase che all’epoca mi sembrava un mattone in faccia ma che oggi, anni e anni dopo, riconosco come qualcosa di molto istruttivo.
Mi chiedo onestamente come siano stati cresciuti questi genitori di oggi per essere talmente impreparati ad affrontare le difficoltà della vita (che poi vogliamo chiamare queste difficoltà!?)
A me non sembra che fosse poi così istruttivo e mi pare che entrambi gli atteggiamenti finiscano per creare i presupposti per non accettare un qualunque cedimento: i figli di questi “nuovi genitori” finiranno forse ad arrabbiarsi col mondo, a chiedersi perchè non hanno preso 10 e lo pretenderanno, quelli dei “genitori vecchio stile” a puntare il dito verso sè stessi, esagerare coi sensi di colpa perchè non hanno fatto abbastanza. Una via di mezzo è chiedere troppo?
Concordo con Marco: il tuo dovere un par di palle, direi io.
Lo diceva sempre mia madre, da grande per fortuna sono arrivata a dirgli in faccia la frase di cui sopra. Se vuoi fare dei tuoi figli degli insicuri, allora usa pure la frase del ‘dovere’. Se li vuoi far crescere, spiegagli sempre quello che fai e perché. Compreso dirgli ‘bravo’ se fa qualcosa di positivo, anche se è il suo dovere; e del resto non distruggerlo se non arriva a fare quello che dovrebbe. Le persone vanno incoraggiate, grandi o piccole che siano.
Genitori eccessivamente apprensivi ma anche tu parecchio arrogantella. E le decisioni delle maestre si dovrebbero eccome discutere, chi sei? Dio? Mi sembri uno di quegli insegnanti fascistodi.
PS: scusate i toni ma detesto ormai questo plotone indistinto tra uomini e donne (ma sono più donne perbacco) a cui basta una briciola di autorità per credersi stocaxxo.
Bah -__-’
Io con la maestra ci litigo: alla frase “non si possono fare attività creative in matematica alle elementari, solo cose noiose” volevo ammazzarla.
Però i voti sono responsabilità sua, sia la labile differenza fra 9 e 10, sia più in generale per qualunque cosa non sia una bocciatura.
E concordo con Marco e xlthlx: al liceo sono tornata a casa con un 10- in un compito (ai tempi in cui il massimo era di solito 8). Mia madre: “Perché meno?”. Non l’ho mai perdonata, né lei si è mai resa conto di aver detto qualcosa di sbagliato.
Capisco il tuo punto di vista, ma non lo condivido.
Se si danno dei voti, e questi voti vanno dall’1 al 10, non si può pretendere che poi un bambino non rivendichi quello che ritiene giusto, fosse anche in nome e per conto del padre e della madre.
La questione “arrotondo per difetto” non la trovo equa. Perchè?Se io studio tanto e mi applico altrettanto, perchè non mi deve essere riconosciuto? Perchè arrotondi per difetto, se io per prima, studiando e applicandomi, non arrotondo per difetto?
Merito 10, mi dai 10, merito 4, mi darai 4; se poi mi applicherò meno nel II quadrimestre, mi abbasserai la media
E non mi piace nemmeno quel “hai fatto il tuo dovere”. Ok, studiare è un dovere, e portare a casa la sufficienza pure; ma se io mi applico molto, mi dedico a questo mio dovere con particolare attenzione, dire “bravo” è una gratificazione
Altrimenti iil discorso si può ripercuotere su di te: hai fatto figli? Ti sei sacrificata? Hai rinunciato a molte cose? Hai lavorato come un mulo? Embè? Niente altro che il tuo dovere.
Tanto vale, allora, fare il minimo indispensabile e per il resto sgodazzo, così quando dirai che ho fatto solo il mio dovere, ne avrai motivo Spero di non apparire troppo acida
@laura: quello che dici è vero ed è giusto mettersi in prima fila per difendere ciò che si crede giusto … la cosa sbagliata è avere una madre che per prima reagisce ad un voto negato al figlio (giusto o meno che sia) piangendo!!
Non si può però dare l’esempio a tuo figlio che alla prima difficoltà o riconoscimento negato (e sai quanti ne capiteranno nella vita di suo figlio!) ti metti a piangere!! Se si comincia a reagire così per un 10 negato, più avanti nella vita, quando arriveranno le vere ingiustizie e le vere frustrazioni che faranno madre e figlio!?
Il discorso poi del “fare il proprio dovere” io con il tempo l’ho interpretata come : studiare e farsi una cultura, crearsi delle basi per quello che un domani sarà la tua capacità critica e la tua libertà di scelta è un dovere che si ha con sè stessi, non con i genitori ma questo è un discorso che ho afferrato ben più tardi.
Comunque a quell’età che uno ti dica che hai fatto “solo la metà del tuo dovere” come mio padre o che si metta a spiegare, come ha fatto mia madre, il perchè e il come lo studio ed il farsi una cultura serva poi in un futuro per noi stessi è uguale.
Si è piccoli per comprendere entrambi i discorsi e studiare alla fine è vista sempre come una rottura che tocca affrontare
Esistono maestre stupide, impreparate, svogliate. E’provato. (Da me, almeno). Quindi, insegniamo ai nostri figli a rivendicare i propri diritti, ma non ci mettiamo a rivendicarli al posto loro, chè magari non gliene importa niente del voto, o non dovrebbe importargliene. Sei contento a scuola? Ti piace imparare, anche se qualche materia non ti interessa? Sì? Benissimo! E’ tutto quello che conta. E al diavolo questi ridicoli voti…
I voti in decimi ai bimbi della primaria sono ridicoli…ma la ‘mater lagrimosa’ lo è ancor di più!Una notazione pratica:il voti alla fine del primo quadrimestre vengono arrotondati per difetto sì,ma quello che viene sottratto ai poveri pargoli viene loro ampiamente restituito alla fine dell’anno quando le ‘eccedenze’ servono a colmare eventuali ‘buche’ nella materia in questione o in altre materie…capisco che la classe insegnante italiana non sia la migliore del mondo,ma se solo alcune famiglie dessero un po’ più di fiducia a chi si occupa di istruzione da anni credo che psicodrammi del genere si verificherebbero meno frequentemente.
Ma davvero una madre ha pianto perchè suo figlio non ha preso tutti 10 alle elementari?
Ma davvero come insegnante ti sei sentita davanti ad un plotone di esecuzione?
Allora siamo noi l’eccezione? Noi genitori collaborativi con le maestre? Noi che abbiamo approvato la loro decisione di arrotondare i voti per difetto e non dare 10 al primo quadrimestre? Noi che in ogni caso lodiamo i figli per la bellissima pagella e soprattutto per l’impegno che ci hanno messo?
Boh, io che di solito mi sento tanto inadeguata come madre leggendo queste cose mi sento improvvisamente saggia e matura.







2012