Sorelle d'Italia

L’amore per colpirsi meglio

Io, dunque, mi sono presa un prepotente. Ma me lo sono presa dopo averne soppesato la fragilità, certa di non correre nessun rischio.

L’ho preso e l’ho fatto sentire a suo agio, accolto. Qualche volta gli ho piantato dei capricci ma, di fondo, ha sempre sentito di potersi fidare, di potersi scoprire senza paura. "Sei senza sovrastutture…", mi diceva stupito. Sentendosi a suo agio, è stato se stesso. Prepotente, quindi, ma di una prepotenza garbata, da lavoro ai fianchi, benché troppo ingenua per essere sottile: "Voglio che ti piaccia il vino frizzante e la musica classica, voglio che ti abitui a tenere RaiTre sempre accesa. Ti regalo una radio, te ne regalo due. Arrivo da te e la accendo, ma che musica senti? No, con i tuoi amici non vado d’accordo. Mi pare sempre che ti vogliano proteggere da me, mi sento soppesato e li mando al diavolo. Il tuo collega, per poco non lo meno in piazza delle Vigne, e pazienza se abbiamo 60 anni a testa. A volte dici delle parolacce e non dovresti, non è femminile. Il tuo blog mi pare un’indiscrezione, nel mio mondo non è ben visto parlare a un pubblico dei fatti propri. E la tua amica che si inalbera nel sentirmelo dire è un’aggressiva, non mi è simpatica e non voglio più vederla. Andiamo dai miei amici, piuttosto: te li faccio conoscere. Ah, sei con la tua amica? Quando finisci con lei raggiungimi all’aperitivo, voglio presentarti le mie persone care. Sì, ho detto quando finisci con lei." Ed è che questo è il suo modo di volere bene, semplicemente. Uno non è ciò che è per cattiveria, si è fatti così. Si è ciò che si può.

 

Io non facevo male a nessuno da un sacco di tempo. L’ultima volta che ho usato il mio potere sulle altrui emozioni allo scopo di ferire deve essere stata una quindicina di anni fa. Poi avevo smesso, mi ero riappacificata con i sentimenti. Non ne vedevo più il senso, non ne avevo motivo. Mi piaceva volere bene da adulta, in un mondo dove fidarsi è normale. Poi, qualche mese fa, ho sentito la nostalgia del fare soffrire.

Ero con un amico al tavolino di un bar, e lui raccontava della malvagità della sua fidanzata e di quanto ci stesse male e così via. Ed io ho esclamato: "Cavoli, però che brava! Io è un sacco di tempo, che non faccio soffrire nessuno in questo modo. In realtà non mi dispiacerebbe riprovare l’effetto che fa, sai? E’ un potere piccolo, sleale, lo so. Ma è un potere la cui mediocrità viene riscattata dalla grandezza della sofferenza che provoca. Dai, sì: ho voglia di fare soffrire qualcuno, dopo tanto tempo." Sembrava che stessi scherzando. No, invece.

Io non l’ho fatto con vera premeditazione. Fino a ieri pomeriggio manco sapevo di volerlo fare, mi ero scordata di quella vecchia conversazione. Io credevo di volergli bene, a quest’uomo. Davvero.

E poi, invece, ero comodissima nella sua confusione, nel suo non capire se davvero lo stessi ferendo e perché, nella lentezza con cui prendeva coscienza del fatto che lo stavo lasciando, senza un motivo apparente e nel momento in cui meno se lo aspettava. E che il suo vino frizzante e la sua radio ci avrebbero messo un attimo, a scomparire dalla mia vita, e lui con loro. E che, semplicemente, se a lui i miei amici non piacevano voleva dire che era lui a doversi fare da parte. Molto, molto semplicemente. Sì, lo so che non ci aveva pensato.  E la calma che sentivo dentro di me, nel mio sorriso e nella durezza delle cose che sapevo dirgli, mi scaldava.

Sento un friccicorìo dentro, adesso, dell’umana preoccupazione e, sì, un senso di colpa con cui fare i conti con la maggiore coerenza possibile. A me, ieri sera, piaceva fargli del male. Mi piaceva abbastanza da potere sacrificare quest’uomo a una sensazione che non provavo da tempo. E lo rifarei anche.

Assumere la propria cattiveria deve avere una qualche utilità. Quella di renderci meno giudicanti, magari. E comunque l’età adulta dura un attimo, tutto sommato: il tempo di fare figli e crescerli, credo. Poi non è più necessaria.

I ragazzini lo sanno, che l’amore non è uno sport per signorine. La novità è che appena si smette di essere grandi si ricomincia a giocare, con più cattiveria di prima.

 

8 febbraio 2009
13:43, domenica
Haramlik
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Commenti : 9
 
9 commenti

(#) Quello che disse granellodisabbia

domenica 8 febbraio 2009 alle 14:05

1

Prepotenza garbata?Dove,scusa?

(#) Quello che disse giulia f.

domenica 8 febbraio 2009 alle 17:43

2

Santo cielo, mi hai scoperchiata con questo post. Mi è arrivato dritto in mezzo al cuore. E’ che io non sto con un prepotente, però ci sono due-tre cose assolutamente “mie”, ci sono dentro fino al collo. Beh, grazie. Adesso vado a riflettere.

giulia

(#) Quello che disse seralf

domenica 8 febbraio 2009 alle 18:07

3

Però attenzione che molto spesso si acconsente a quella che tu chiami “prepotenza” altrui, assecondandola, nel tentativo di piacere. Questo è sbagliato, e premesso che lo sbaglio è ovviamente anche nello sguardo dell’altro che non riconosce in essa una forzatura (almeno se effettivamente vengono vissute le cose come racconti tu), non ci si dovrebbe poi lamentare a distanza di tempo se qualcuno ci si fa male.
Se lo hai lasciato hai fatto bene a fare un tuo atto di coscenza… non ho una idea precisa di quanto ci sia voluto, e poi il tempo è sempre relativo alle due persone, però se lui sta soffrendone o è scemo (e non credo) oppure hai indugiato un po’ troppo.
(non lo dico per addossarti “colpe”, ma solo come spunto di riflessione… che poi credo sia un po’ quello che dici nel post)

(#) Quello che disse Michela Murgia

domenica 8 febbraio 2009 alle 18:19

4

E’ un post assolutamente bellissimo.

(#) Quello che disse FikaSicula

lunedì 9 febbraio 2009 alle 12:40

5

:)
scrivi la continuazione?
baci

(#) Quello che disse nickthequick

mercoledì 11 febbraio 2009 alle 11:12

6

Che cazzata. Hai mollato una persona di cui non ti poteva fregare di meno e ora fai l’elogio della cattiveria. Facile così: prova a mollare qualcuno nello stesso modo quando sei irrimediabilmente innamorata. Poi sappimi dire.

(#) Quello che disse tatalla

sabato 14 febbraio 2009 alle 00:49

7

Poveraccio, Nick: legge l’arte e non la riconosce neanche…Sei grande, ragazza.

(#) Quello che disse granellodisabbia

domenica 15 febbraio 2009 alle 14:07

8

Due cose mi colpiscono.Una è la frase “…certa di non correre nessun rischio”,l’altra è l’interpretazione del significato del senso di colpa.Il senso di colpa non serve a renderci meno giudicanti bensì serve a prendere coscienza della sofferenza dell’altro(ma anche propria!) ed a mettere un freno alle nostre pulsioni distruttive.Sofferenza causata volutamente(semmai puoi analizzare il perchè di questa parola).Perdonami ma non credo che ci sia in gioco l’amore in sè quanto la fine di un gioco a cui tu non vuoi più giocare… Grazie comunque per la sincera analisi di un pezzo della tua vita.
Delia

(#) Quello che disse nickthequick

mercoledì 18 febbraio 2009 alle 15:21

9

Arte? Quale arte?
(alle elementari e alle medie quando scrivevo mi chiedevano di spiegare la mia affermazione: nel caso del commento 7 sarebbe assolutamente necessario…)

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