Sorelle d'Italia

Il mio molestatore impunito

 

«Mi scusi, devo fare una denuncia per stalking…» «Sto…che?». Da tre giorni giro per commissariati e caserme di Roma alla ricerca di un poliziotto o un carabiniere in grado di dirmi chi mai mi difenderà dalla persecuzione di un maniaco. Mi prende di mira soprattutto di notte con telefonate piene di oscenità. Da un po’ di tempo ha iniziato anche a venire a citofonare a casa. Alle due, alle tre: mi sveglio di soprassalto, corro alla finestra, ma lui è già fuggito. 

Lo racconto a marescialli e agenti. E’ un tentativo di chiedere protezione. Un tentativo disperato, quasi inutile. Dopo aver spiegato con chiarezza che per stalking intendo le molestie e che voglio denunciare qualcuno, inizia l’attesa.

 

Le denunce finiscono tutte nello stesso calderone. Si tratti di un furto di un’auto, di uno smarrimento di un portafogli o di una persecuzione al commissariato di Monteverde indicano a tutti la stessa saletta con una poltroncina lercia e odore di caffé stantio nell’aria. Dal fondo arriva la voce dell’agente: scandisce il numero di telefono della persona seduta accanto a lui, con il risultato che tutti noi in attesa potremmo appuntarcelo. Se non volessi far sapere in giro la storia che sto per raccontare ho scelto il posto sbagliato. 

«Avanti il prossimo», urla l’agente dieci minuti dopo, nemmeno fossimo dal dentista. Tocca a me, entro. Racconto, provo a far capire che ho paura, che dopo le telefonate e l’assalto al citofono non c’è che l’aggressione personale, la violenza. L’agente si avvicina, stavolta abbassa la voce e con lo sguardo annacquato che alcuni uomini usano quando vogliono apparire irresistibili mi dice: «Una questione d’amore, eh?». 

Non è esattamente Johnny Depp, quindi devio rapidamente: «No, ho l’impressione che si tratti di un problema con alcuni vicini, c’è stata una lite, o forse qualcosa sul lavoro, o semplicemente un pazzo ha scelto me…». Un po’ deluso, l’agente apre un cassetto. «Può fare la denuncia anche tramite Internet, ecco il modulo, mi raccomando descriva bene quello che le accade. Quante volte citofona?». «Una a settimana, più o meno». Vabbé, scriva tre, altrimenti non la guardano nemmeno la sua denuncia». Possibilità che qualcuno trovi il mio molestatore? «Mah, se non sa chi é e lui non lascia tracce telefoniche, non saprei…» Prendo il foglio, ringrazio e esco. Avanti il prossimo. 

Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna da mesi sta lavorando alla legge che dovrebbe portare risultati decisivi quando prima o poi il Parlamento la approverà: i molestatori, se fermati in flagrante, potranno essere arrestati e subiranno il processo in tempi rapidissimi. E quelle come me che subiscono le violenze ma non sanno chi le compie? Chi ci aiuterà mai? Il ministro ha annunciato anche una nuova sezione per la repressione dello stalking fra i Carabinieri con persone preparate ad ascoltare e aiutare le donne. 

Punto, decisa, verso la caserma Trastevere. Il carabiniere in portineria mi osserva con diffidenza: controlla il mio documento, non abito in zona e loro agiscono solo per aree di competenza, ma mi procura un colloquio con il maresciallo. Entro in un ufficio pulito, ordinato, il maresciallo ascolta con attenzione. «Non sospetta di nessuno? Allora non resta che chiedere i tabulati. Ci vorranno tre mesi per ottenerli». 

Dunque aspetto tre mesi. E poi? Se il mio molestatore telefona da una cabina? Se ha una scheda intestata a un extracomunitario o a qualcuno di irreperibile? Il maresciallo allarga le braccia. «Il nostro è un tentativo, non possiamo fare di più».  Alla caserma dei carabinieri dell’Aventino sono anche più chiari: «Se il suo molestatore chiama da una cabina non c’è nulla da fare: non possiamo di certo mettere un carabiniere lì in attesa. Queste cose accadono solo nelle fiction: a Roma abbiamo emergenze più gravi di cui occuparci». 

Al commissariato di polizia del Celio nemmeno mi fanno salire in una stanza. E’ domenica, sono a ranghi ridotti e non hanno tempo da perdere. Un agente in borghese mi fa raccontare tutto in portineria. Ripeto per l’ennesima volta della persecuzione, della progressione delle molestie e della mia angoscia. «Che cosa può fare? Provi a chiamare una volante quando sente la citofonata. Abita in periferia? Allora, lasci perdere: impiegherebbe troppo tempo. Ma, scusi, non può cambiare scheda o staccare il citofono?».

 

 

26 gennaio 2009
00:57, lunedì
flavia amabile
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Commenti : 15
 
15 commenti

(#) Quello che disse FikaSicula

lunedì 26 gennaio 2009 alle 09:50

(#) Quello che disse elofoolish

lunedì 26 gennaio 2009 alle 11:01

2

visto che i violentatori vengono rimandati a casa,
a chi vuoi che importi che qualcuno ti citofoni?

(#) Quello che disse Paola

lunedì 26 gennaio 2009 alle 11:06

3

Scusate, solo un appunto alla forma, perchè leggo: “Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna”.. Perchè non usare : “La ministra” ?
Parler n’est jamais neutre (Irigaray)…Paola

(#) Quello che disse Spettatore di provincia

lunedì 26 gennaio 2009 alle 13:20

4

Ho conosciuto due ragazze che per anni sono state vittime di stalking. Inseguimenti a una certa distanza in auto, appostamenti fuori da supermercati o negozi e perfino fuori di casa; e poi telefonate, citofonate, pedinamenti attentissimi e invisibili a piedi che sfociavano in apparizioni improvvise.

Una di queste due ragazze ha cominciato ad andare soggetta ad attacchi di panico.
L’altra, più pratica, ha fatto in modo di mettere in guardia il pedinatore tramite un incontro con suoi amici risoluti (ma non ferini).

Entrambe le volte, a entrambi i racconti, mi sono meravigliato tantissimo di come la polizia, o i carabinieri, non potessero fare nulla, avessero le mani legate (e spesso non è che ambissero così tanto a sciogliersele..).
Anzi, credo sia una cosa veramente inconcepibile; una falla macroscopica proprio a livello legislativo. (E che poi la maggior parte delle leggi che esistono fanno fatica a essere fatte rispettare, è un’altra questione.)

(#) Quello che disse Marco Bastianello

giovedì 29 gennaio 2009 alle 16:25

5

Il problema è che il confine fra una condotta fastidiosa e una minaccia o un danno esistenziale non è poi così netto e quindi, specie se la cosa non è eclatante, prevale un garantismo di base, che ha pure i suoi perchè, rispetto ad un allarme che viene valutato come relativo e contenuto.
L’importante in realtà è proprio precisare questi limiti in modo che rispettino entrambe le esigenze di tutelare chi davvero rischia un’aggressione e di non perseguire condotte di per sè non propriamente lesive. Un altro nodo fondamentale è quello della difficoltà di prevedere se un certo soggetto possa o no compiere un reato (o reiterarlo, cosa che decide la concessione dei domiciliari) in base semplicemente a suoi comportamenti magari estremamente irritanti ma non perseguibili.
Chi ha in mente criteri oggettivi ed applicabili per risolvere la questione senza criminalizzare semplici seccatori si faccia avanti

(#) Quello che disse Ele

giovedì 29 gennaio 2009 alle 19:04

6

Voglio raccontarti una storia.
Quando facevo…la quinta elementare, penso, la mia mamma è stata vittima di uno stalker per molto tempo.
Viviamo in un paesino della provincia di Novara, mia madre è sempre stata una persona riservata e addirittura solitaria, e mi ha avuta molto giovane, quindi siamo in un certo senso cresciute insieme, e lei per quanto fossi piccola non mi trattava con sufficienza, perché capivo che qualcosa non andava, ma anzi, si confidava con me e parlava di quello che le stava succedendo, cosicché anch’io potessi stare attenta a qualsiasi cosa strana potesse succedere.
Non ricordo proprio benissimo tutto quanto, ma so che lei ci stava malissimo, perché aveva due bambine e questa persona la perseguitava per citofono e telefono, lasciando nella buca delle lettere foto oscene. Mio padre non sapeva proprio che fare, a parte controllare in ogni secondo possibile se la cabina -sotto casa nostra, guarda caso- fosse occupata o se qualcuno si avvicinasse alla porta. Ma si fa presto a parlare: se non sei figlio dei nostri amici politici c’è da lavorare, e da casa devi uscire, punto. Quindi mia madre era perennemente stressata e spaventata, lo ricordo come un periodo bruttissimo, perché anch’io temevo che le succedesse qualcosa, ma soprattutto sentivo la sua paura che succedesse qualcosa a noi.
So che si rivolse al maresciallo della nostra piccola caserma di polizia, un uomo che veniva dalla Sicilia ed era abituato a ben altro. Quest’uomo la aiutò molto, facendo degli appostamenti vicino alle cabine del paese e aiutandola addirittura a combinare un fino incontro con il molestatore, e lui passò la lunga ora durante la quale mia madre lo attese accovacciato nel retro della macchina sotto a una coperta.
Da allora, e sono passati almeno quindici anni, il molestatore non si è fatto più vivo.

Ho voluto raccontartelo perché fa bene pensare che ci sono ancora persone diverse, persone seriamente intenzionate a fare del bene. La tragedia è che debbano essere un’eccezione, il caso fortunato di una vita, l’ago nel pagliaio. Probabilmente, nella sfortuna, mia madre ha avuto fortuna, perché il suo stalker forse voleva solo darle fastidio e, ancora, forse si è cagato addosso nel capire che era sotto controllo. Tutt’oggi, lei ha dei sospetti su chi potesse essere. Ma passano davvero pochi giorni senza che io mi chieda che cosa sarebbe potuto succedere, o potrebbe succedere ancora. L’unica cosa che so per certo è che sono stata fortunata ad avere una madre che credeva nella mia intelligenza abbastanza da raccontarmi tutto: mi faceva sentire utile, anche solo per farla sfogare, e ripensandoci è stato molto meglio che io potessi agire di conseguenza e proteggermi come potevo piuttosto che magari vivere nella totale inconsapevolezza e rischiare chissà che cosa, dal trovare la foto del pene di uno sconosciuto nella cassetta delle lettere a peggio.

Non so che cosa consigliarti per risolvere il tuo problema, forse se succedesse a me mi rivolgere a un investigatore privato, a costo di pagarlo col sangue. Vivo già sufficientemente nel terrore per il fatto di essere una donna che vive in Italia, grazie. Spero sinceramente che la persona che ti dà fastidio si riveli un povero coglione innocuo.

Ele

(#) Quello che disse remo bassini

domenica 1 febbraio 2009 alle 01:40

7

quello che segue è un pezzo di un vecchio post.

Ora, che son diventato grande, dirigo un piccolo giornale di provincia. Mi telefona una donna. Che poi incontro, per farmi raccontare, raccontare bene. Sul posto di lavoro è perseguitata da un tipo, sembra sia una persona disturbata. Dispetti pesanti. No: pesantissimi. Perché non è solo un dispetto ritrovarsi i vetri della macchina infranti. Assumo informazioni. Il tipo è noto. Prende di mira una donna per volta. Sceglie un soggetto debole. Poi magari si piazza di fronte a casa di questa “prescelta” dalle 23 alle 3 di notte. Fermo, appoggiato al palo della luce. A fissare la casa. Va oltre, il soggetto: aggredisce, picchia. Rimedia così denunce, che poi sbolliscono: la magistratura ha ben altro a cui pensare.
La faccio breve. Ieri sera riesco a mettere in contatto tre donne che hanno subito pressioni, minacce, botte anche. Perseguitate per anni da una persona malata. Donne che l’hanno denunciato, ma una volta c’è stata di mezzo l’amnistia, una volta la denuncia non era comprovata da prove e testimoni, una volta…
Hanno vissuto anni della loro vita in modo folle.
Accusate dai loro stessi mariti, magari: Se quello fa così vuol dire che lo provochi.
E i colleghi? I dirigenti? Il sindacato?
Mentre queste donne mi raccontano (dicendomi: tanto non si può fare niente) mi viene in mente un collega giornalista che fu messo sotto scorta per minacce ricevute dalla camorra. Per un anno e mezzo. Quando la gente mi incontrava, mi ha raccontato questo collega, si girava dall’altra parte.
Penso a lui. E a queste donne. Che hanno vissuto e stanno vivendo in mezzo a gente che si volta dall’altra parte. Così, dicono, non abbiamo guai alle nostre auto.
E penso alla storia del movimento sindacale del Merli, alla solidarietà.
Magari non era vero niente. Come i campi di concentramento: tutta retorica giudaico-comunista.
(Ho fatto un pezzo di fondo sul mio piccolo giornale, oggi. Ma dove viviamo?).

(#) Quello che disse Giulia

domenica 1 febbraio 2009 alle 18:36

8

Marco, bisogna avere un’opinione piuttosto bassa delle donne, se si pensa che possano ricorrere alla giustizia per fermare “semplici seccatori”. Col semplice seccatore posso avere a che fare in maniera diretta, dirgli di andarsene affanculo e lui ci va: è un seccatore. Lo stalker o molestatore che dir si voglia è un filo più persistente e minaccioso di così.

(#) Quello che disse Spettatore di provincia

domenica 1 febbraio 2009 alle 21:03

9

(Giulia, grazie)

(#) Quello che disse Marco Bastianello

domenica 1 febbraio 2009 alle 21:55

10

@Giulia Il punto è che la legge in questione potrebbe avere questo punto debole. Affidarsi al buon senso per dire che non è un caso possibile, semplicemente non serve. Prima di tutto perchè tale buon senso è esterno alla legge e non fa testo e poi perchè, nonostante tu ragioni come se la reazione di una donna, la sua percezione della cosa, le sue idee su cosa sia suo diritto o no fare e su cosa sia dannoso o no per lei siano predicibili e standardizzate. E invece non è così, per niente. Il livello di litigiosità (inteso come numero di cause per motivi anche minimi) è piuttosto alto in Occidente, sia fra uomini che tra donne. Il fatto che possa capitare che un vicino si senta danneggiato perchè il tuo albero gli fa ombra alla casa (esempio ipotetico) o cose simili dovrebbe far capire come, nel caso ci sia una legge che permette di pretendere dal prossimo qualcosa, ci sarà sempre qualcuno, magari per una soglia di tolleranza decisamente bassa o per semplice cattivo carattere, che la userà anche contro il senso della misura. E non va bene.
Inoltre il seccatore alla malora, alla prima volta, tipicamente non ci va: solitamente ha suoi motivi per fare ciò che fa (anche il semplice godimento ma non solo) e può essere anche insistente. Ma va distinto da un potenziale attentatore.

(#) Quello che disse remo bassini

lunedì 2 febbraio 2009 alle 01:29

11

penso che ognuno abbia le sue esperienze, ma sebbene questo sia un grande problema irrisolto, va tenuto presente che ogni molestatore ha una sua storia e tante peculiarità.
vi faccio un esempio di molestatore.
- “punta” una donna per volta, la studia attentamente.
- poi la spaventa, per esempio con un topo morto che la vittima di turno trova nell’armadietto.
- poi le fa capire che lui conosce la legge e che lei mai e poi mai avrà prove e testimoni
- poi, per chiudere in bellezza, farà dispettucci da poco (tipo tagliare i copertoni dell’auto) a chi, per caso, offrisse solidarietà alla donna.
dimenticavo
- il soggetto in questione è talmente “sciroccato” nel cervello che non ha paura delle botte…

io – per esperienza personale – dico che c’è solo una soluzione: cercare di isolarlo creando una catena di solidarietà che protegga la vittima di turno.
io ci ho provato ma non vi nascondo che un po’ di paura ce l’ho: per il mio gatto, il mio cane…
e ho tanta rabbia in corpo: perché la solidarità, quella vera (non discorsi da intellettuali) è diventata un ricordo.

(#) Quello che disse Marco Bastianello

lunedì 2 febbraio 2009 alle 09:40

12

@remo E’ un identikit classico o è una tua conoscenza, questo tipo?
Mi chiedeo se ci sia davvero bisogno di una legge specifica o se uno così, ad esempio, non sia comunque ampiamente denunciabile per reati già esistenti: danni in sede civile, minacce, violenza privata, ecc. Se poi sono questi reati ad essere sottovalutati o non abbastanza perseguiti non è istituendone uno nuovo e non proprio chiarissimo che si risolve.

Qual’è stato il comportamento delle forze dell’ordine in quell’occasione? (Non si può affidarsi alla buona volontà dei privati, amici e parenti, sennò vuol dire che siamo alla preistoria della convivenza civile)

(#) Quello che disse roby

lunedì 2 febbraio 2009 alle 10:18

13

no, non è la stessa cosa. Anche perché nessuno – prima di questa legge sullo stalking – poteva denunciarti semplicemente perché te ne stavi lì fuori da un portone, per l’ennesima volta, a ‘tormentare’ la tua vittima con la presenza (e con tutto il resto). E la vittima non poteva fare denuncia di persecuzione, perché formalmente non esisteva nel codice. Teniamo conto che l’assillare/assediare una persona incrociando perennemente il suo cammino è uno degli aspetti della persecuzione ma anche quello che mina di più la stabilità emotiva, anche perché la vittima sa benissimo che c’è anche il resto. La ‘letteratura’ insegna: molte delle donne vittime di violenza sono state spesso prima di tutto vittime di stalking.
Prevedere un reato di stalking anche se non è di per sé risolutivo per arginare la violenza dilagante nei confronti delle donne, serve comunque a inserire una tutela in più almeno sul piano legislativo e…a forza di ripeterlo, magari anche le forze dell’ordine ‘meno volenterose’ lo impareranno. Le forze dell’ordine in fondo sono un riflesso della nostra società e a fronte di tanta ignoranza e ‘medievalismo culturale’, esistono anche persone di buona volontà pure lì dentro…e di grande preparazione e sensibilità. Andrebbero valorizzati, diciamo così, invece tendono a scomparire in un mare di menefreghismo, che è un po’ la malattia nazionale. Basta sentire quel che dice l’uomo comune su argomenti legati appunto alle dinamiche di genere.
Comunque in questi casi vale la pena secondo me rivolgersi alle associazioni femminili tipo l’UDI e tante altre che di queste cose si occupano da anni, con un team di avvocate, psicologhe, ecc.

(#) Quello che disse remo bassini

lunedì 2 febbraio 2009 alle 20:24

14

marco: è un esempio. Vero.

(#) Quello che disse dafne

domenica 12 luglio 2009 alle 15:44

15

chi viene è vittima di stalker dovrebbe dirlo ai genitori e poi se la storia continua chiamare la polizia. io purtroppo ho il brutto vizio di volere fare tutto da sola e quando quel giorno sono stata vittima di stalker una mia amika mi ha detto che dovevo assolutamente dirlo ai miei genitori- ma lui nonostante le continue minacce si chiamare la polizia ha ancora il coraggio di scrivermi. la mia zucca così testarda vorrebbe chiamare la polizia ma allo stesso tempo non lo vorrebbe fare. anche perchè cosa volete che vi dica la polizia? se l’ uomo è all’ estero, pensate che vi dicano “certo noi andremo all’ estero solo perchè uno ti kiede sex show”… no purtroppo ai giorni d’ gg anke la giustizia nn fa bn il suo lavoro quindi l’ unica cosa da fare è risolvere i propri problemi da soli perchè se qualcuno riufiuta la sua richiesta d’ aiuto diventa ancora più difficile risolvere il problema xkè nn sai da ke parte iniziare; mentre se fate tt da sole vi riesce meglio capire la situazione.

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