Rachida, quel ‘pessimo esempio’
La conoscete di sicuro Rachida Dati, ministro della Giustizia francese e neo-mamma. Carattere deciso, potete dire di odiarla o di amarla ma non di non sapere nulla su di lei. Dopo aver suscitato polveroni mediatici sulla sua passione per le spese a molti zeri, su una sua eventuale liaison con il presidente Sarkozy e sulla rivalità con la Carla Bruni in versione Eliseo, ha continuato a far parlare di sé. Ha portato avanti una gravidanza fiera e pesante, che non tutti avrebbero potuto sostenere sola com’era, facile, facilissimo bersaglio come ministro, e come donna, senza né un marito né un compagno né un padre ufficiale di sua figlia.
Per completare l’opera, è tornata al lavoro cinque soli giorni dopo il parto (cesareo oltretutto). Le femministe francesi non gliel’hanno perdonata: troppo rapida, troppo efficiente, in una parola un «cattivo esempio. Mercoledì scorso il ministro diventata mamma il 2 gennaio era già al primo Consiglio dei Ministri dopo le vacanze, sorridente e in forma smagliante davanti ai fotografi, fasciata in un tailleur nero attillato sulle sue forme sottili, e con i tacchi alti.
In Francia il congedo per le neomamme è di 16 settimane, di solito sei prima della nascita e dieci dopo. La commissione europea ha da poco proposto di prolungare il congedo maternità a un minimo di 18 settimane. In Italia, il congedo pagato minimo è di 5 mesi fra prima e dopo il parto. I medici suggeriscono che dopo un cesareo, tre settimane di riposo sono il minimo.
Rachida Dati, come ministro, non è tenuta a rispettare il codice del lavoro e da tempo circolano voci secondo cui non sia più nei favori del presidente Nicolas Sarkozy: il suo rientro a dir poco frettoloso al lavoro potrebbe servire a evitare possibili critiche.
Ma proprio questo non piace alle femministe: se tutte le donne tornassero di corsa al lavoro per timore di dispiacere ai capi, dove si andrebbe a finire? «È uno scandalo» protesta Maya Surduts, del Collettivo nazionale per i diritti delle donne. «I datori di lavoro possono servirsene», e dice che non bisogna «sedersi sugli allori delle conquiste» proprio mentre «queste vengono rimesse in discussione».
Florence Montreynaud, storica, presidente dell’associazione femminista «Cagne da guardia», madre di 4 bambini, sottolinea che «le donne hanno bisogno di quelle settimane per riposarsi» e si dice, anche lei, «scandalizzata». Ricorda «le lotte per i congedi maternità» e dice che Dati, «drogata di potere, riproduce le fatiche mostruose delle operaie degli anni Venti, quando un quinto partoriva in fabbrica». E si dispiace che l’atteggiamento della ministra divida le donne fra «superwomen» e «lavative».
Invece Marie-Pierre Martinez, segretaria generale dell’associazione per il Planning familiare, non vuole che Rachida Dati faccia da capro espiatorio in una società dove le regole restano «molto maschili». Il ministro «Non ha avuto scelta»: «era in gioco laprosecuzione della sua carriera perché nelle sfere del potere l’assenza equivale a chiamarsi fuori».
Ma siamo soltanto di fronte alla solita storia. Nel 1992, l’allora ministro socialista dell’Ambiente Segolene Royal (poi rivale di Sarkozy alle presidenziali del 2007), tornò molto in fretta al lavoro dopo il parto. Negli Stati Uniti nell’aprile 2008 Sarah Palin, che poi è diventata candidata repubblicana alla vicepresidenza, ha ripreso le funzioni di governatore dell’Alaska quattro giorni dopo la nascita del quinto figlio. Carme Chacon, il ministro spagnolo della Difesa era andata in Afghanistan al settimo mese di gravidanza ma si era presa poi sei settimane di congedo.
In Italia è difficile trovare qualcuno che pensi che Rachida Dati sia un cattivo esempio.
Livia Turco: «Un cattivo esempio? E’ il contrario: la dimostrazione che si può avere i figli e lavorare anche in ruoli di grande responsabilità»
E’ giusto andare a lavorare così presto?
«Io ho avuto le doglie uscendo dal Parlamento e sono tornata a lavorare quaranta giorni dopo».
Quaranta, non cinque.
«Con il senno di poi forse a quaranta giorni dal parto non andrei alle Botteghe Oscure a fare una battaglia sulle quote rosa e mi godrei mio figlio il più possibile perché i primi sono mesi molto importanti.
E, quindi, meglio restare a casa un po’ di più dopo il parto?
«Questo posso dirlo ora che so che poi alcune scelte le pagano sia i figli che le madri. Ma quando si è giovani si può finire per essere travolte dalla voglia di tornare al lavoro un po’ prima, come è capitato a Rachida Dati e anche a me che sono tornata prima dei tre mesi di maternità. Ma non lo proporrei come modello. Non a caso ho voluto la legge che permette alle donne la possibilità di lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza e di restare un mese in più a casa dopo il parto. Penso, invece, che sia molto importante una tutela della maternità forte e vera ma anche che le donne dimostrino di poter conciliare al meglio la carriera con il ruolo di madri».
Elettra Deiana, onorevole di Rifondazione fino alla scorsa legislatura e una lunga militanza femminista: che cosa pensa delle femministe francesi che considerano il ritorno al lavoro di Rachida Dati cinque giorni dopo il parto «un cattivo esempio»?
«A me sembra che la scelta di una donna che si assume una responsabilità nei confronti di un figlio e di sé stessa vada rispettata anche se le scelte delle donne pongono sempre molte contraddizioni e quelle delle donne di governo finiscono per esporsi a rischi».
Rischi?
«Il padronato francese potrebbe utilizzarla come esempio nelle future richieste alle lavoratrici, i settori più legati alla tradizione accusarla di non tenere in debito conto la famiglia. Ma non è la sua scelta che non va. Io credo che le donne debbano essere libere di scegliere. Quello che non va è sempre più il rapporto donne e potere».
Che cosa non funziona?
«Anche Rachida Dati non è una donna che gestisce il potere da donna. Compete con gli uomini sul loro stesso piano, si è maschilizzata come le altre donne di potere. Non c’è mai il contrario, una femminilizzazione del potere. Le donne si emancipano e l’emancipazione si trasforma sempre in un’omologazione, non mette in discussione la cultura maschile. Perché, ad esempio, non c’è mai nessuno che solleva polemiche perché un padre è tornato al lavoro cinque giorni dopo la nascita del figlio?»’
io credo invece, che a volte, per dimostrare che siamo donne, e qindi ovviamente super, si esagero.
5 giorni dpo il parto una donna e’ una mamma, il figlio che ha dato alla luce ha bisogno della sua mamma, una mamma ha busogno di ricaricarsi per poter gestire al meglio figli e lavoro.
i filgi sono un grande dono mauna grande responsabilita’. si puo’(anzisi e0) ottime madri ed ottimi ministri, ma ognuno ha i suoi tempi che, purtroppo o perfotuna, devono essere rispettati.
forse rachida ha in qualche modo dovuto rirprendere i lavori, perche’ le voci su una sua sostizione sono molte. quindi forse era obbligata dalle circostanze.
pero’ penso che abbia sbagliato.
Mi ha battuta di 3 giorni…
Va anche detto che non credo che l’orario di lavoro di una ministra neo mamma sia equivalente a 8 ore in catena di montaggio. Anche secondo me è rientrata troppo presto, più che altro per il bambino che ha diritto ad avere la mamma accanto, ma sono convinta che lei abbia delle facilitazioni che molte altre donne non possono permettersi
Rachida Dati ha avuto una figlia, Zohra. Ora, io non so se lei sia stata costretta a tornare, o abbia voluto farlo. Ma da una donna che ha avuto il fegato di portare avanti una gravidanza così delicata mi aspetto che sappia prendere da sola le decisioni migliori per la sua bambina. E spero che la sua bambina cresca nella consapevolezza che sua madre era una donna indipendente in grado anche di fare scelte scomode.
E se la maternità non fosse uguale per tutti? se non tutte le donne vivessero la maternità così come siamo abituati ad immaginarla, descriverla, interpretarla?
Se provassimo a scrollarci di dosso il ruolo stereotipato di neo mamma?
Concordo con Vis. E poi, scusate, se te ne vai a fare il ministro è chiaro che sai bene che le tue faccende private verranno dopo i tuoi doveri di fronte al Paese. Sennò facevi l’impiegata, e te ne stavi a a casa i tuoi regolari tre mesi dopo il parto. Le scelte si pagano, tutte. E le pagano anche gli uomini, altrochè. Io la capisco, e approvo quel che ha fatto, anche se non so se sarei stata in grado di imitarla: il cesareo mi ha distrutto, e cinque giorni dopo camminavo ancora piegata in due. Onore al merito!
In linea di massima il fatto di aver dato la vita ad un altro essere umano penso si possa ragionevolmente mettere al primo posto tra i pensieri e le preoccupazioni di una donna,qualunque sia il ruolo e il lavoro che la donna svolge nella societa’:aver
la possibilita’ di veder crescere e svilupparsi una creatura
da noi generata e’ il dono piu’ bello al mondo.Questo tuttavia
non significa che madame sia stata troppo precipitosa nel rientro
al lavoro,un lavoro molto impegnativo non sempre equivale ad una
mamma poco presente e premurosa
Caso eclatante di strumentalizzazione di un fatto.Ella è andata contro il pensar,e soprattutto agir,comune.Ella,come personaggio pubblico,poteva cavalcar l’idea di mamma come le altre mamme e far si che molte potessero parzialmente immedesimarsi.Comunque è andata a lavorare dopo cinque giorni da un cesareo(sai,Tatalla,la percezione del dolore fisico è molto soggettiva.Evidentemente se la sentiva).Comunque qualcuno si è peritato di usare una scelta privata come cavallo di battaglia politico-sociale.Scusate ma l’idea che una scelta personale di una persona,ancorchè pubblica,venga adoperata mi infastidisce e mi infastidisce ancor di più che sempre ella abbia dovuto giustificarsi con la frase “mia figlia viene prima di tutto”.Chissà cosa sarebbe successo se avesse detto “E farvi una manciata di casi vostri?”
…Ma,si sa,la politica è una guerra e in guerra ed in amore tutto è lecito.Eppoi,la piccola,è figlia del peccato… :-O
il problema e’ accostare l’esperienza della ministra con quella di qualsiasi altra lavoratrice!
del resto chi non e’ un ministro sicuramente non avra’ tate che si occupano dei figli giorno e notte, massaggiatrici per far dimagrire e tornare in forma, governanti che fanno la spesa e la pulizia.
certo che lei puo’ tornare al lavoro 5 giorni dopo.
almeno fisicamente.
certo e’ che se fai un figlio forse le priorita’ dovrebbero essere un po’ riviste.
e’ vero visscontessa che non tutte vivono la maternita’ nello stesso modo.
le gravidanze sono tutte diverse, c’e’ chi riesce a lavorare fino alla fine dell’ottavo mese e chi deve stare a letto da subito.
ognuna di noi e’ diversa.
ma insomma dopo 5 giorni mi sembra un’assurdita’. io non ho un senso materno molto spiccato, ma credo che sia normale voler “conoscere” il proprio figlio e godersi i primi mesi di vita.
poi chiaro tornare alla vita normale e’ giusto e sacrosanto.
o senno’ uno si prende un gatto invece di fare un figlio eh!
Perché, ad esempio, non c’è mai nessuno che solleva polemiche perché un padre è tornato al lavoro cinque giorni dopo la nascita del figlio?
Forse perché un uomo non si è portato il figlio in pancia per 9 mesi e non l’ha avuto attraverso uno squarcio nelle budella?
Ora devono dirci anche quanto dobbiamo riguardarci.
Elofoolish, quanti sono i papà che non si godono i figli nei primi mesi di vita? Nessuno gli romperà mai i coglioni. Se invece sei una donna, e cerchi di svolgere al meglio tutti i tuoi ruoli (madre, ministro, chi più ne ha più ne metta) sei immediatamente additata come immorale e di cattivo esempio. Io lo trovo davvero sconfortante.
Ritengo che ogni donna abbia il sacrosanto diritto di prendersi del tempo, dopo la gravidanza. Il fatto che una donna sia rietrata dopo cinque giorni, non significa che debbano farlo tutte. Diciamo che è una delle possibilità, ed è altrettanto sacrosanto che una donna possa decidere di rimettersi al lavoro non appena se lo senta.
spinoso tema…io spero di vivermi buona parte della gravidanza e i primi mesi di un eventuale bebé facendo NULLA! vivendo con un po’ di risparmi e coi soldi che porterá a casa il compagno. Ho la fortuna di fare un lavoro di quelli atipici che mi permetterebbe di stare “disoccupata” per dei mesi e poi eventualmente rimettermi a lavorare, certo accollandomi i rischi del caso. Credo dipeda anche da come si vive il lavoro e le proprie ambizioni: io lavoro per vivere, ed il fatto che faccio un lavoro che mi appassiona e coinvolge non significa che non resti un lavoro. Per me continua a venire dopo tutta una serie di cose quali: eventuale moroso e figli, famiglia, amici, mia salute fisica e psichica…Forse non saró ambiziosa. Rispetto chi dopo 5 gg deve o vuole tornare al lavoro. Io piuttosto mi prendo i libri in biblioteca ma sto a casa 1 anno con mio figlio. Credo che son cose che ognuna senta in maniera molto diversa e personale…Fortunata chi, come me, magari puó organizzarsi la vita in maniera da dare la prioritá che vuole alle cose. Molte non hanno scelta credo…
Saranno cavoli suoi? Oltretutto, lei cattiva perché non sta tutto il tempo colla bimba… e invece le altre, che oltre al neonato/a hanno la casa da pulire, il pranzo da preparare, e gli altri bimbi da badare? Lei ha fatto una scelta e francamente (visto tutto il resto della sua vita) sarei portata a pensare che sia la sua scelta, e non l’essere succube di qualcuno. E fare il ministro lo si fa per passione, non per soldi (dubito che ci siano ministri che “laorano per vivere”).
Quanto a cosa si può fare dopo il cesareo, c’è molta variabilità. So di gente che dopo cinque giorni faceva su e giù cinque piani di scale, e una poveretta che è tornata in ospedale perché si sono aperti i punti.
e’ solo esibizionismo, niente altro.
e mi piacerebbe sapere chi le tiene il bambino ……..
comunque non sa quello che si perde
Magari non si perde nulla. Si godrà la figlia come tutte le donne che lavorano (perché prima o poi, succede a tutte di tornare a lavoro). E riguardo a chi le tenga la bambina, sono assolutamente affari suoi.
Ho letto tutti gli interventi e ho riflettuto su tutte le posisizoni: ha fatto bene, ha fatto male, sono cavoli suoi, no sono cavoli di tutti…Ma sono tornata al mio primo pensiero: ha fatto malissimo.
Perchè è un ministro di uno stato, come anche l’Italia, che tutela le madri lavoratrici (o almeno ci prova), perchè dimostra così di non aver bisogno di badare a se stessa e alla bimba da sola perchè ha uno stuolo di aiutanti che lo fanno al posto suo, perchè dimostra di non essere una lavoratrice come tutte le altre nel bene e nel male ovvero di non volere/potere godere dei diritti che hanno conquistato le donne lavoratrici. Insomma come la giri e la rigiri nono ho trovato nulla di positivo nella sua azione. Chiaro che se non fosse un personaggio pubblico il mio pensiero sarebbe che sono assolutamente cavoli suoi, ma non saremmo nemmeno qui a discuterne.
Saluti
brava anna buba, esattissimo
Io non lo so, a chi lascia la figlia Rachida. Magari alla babysitter, magari alla mamma. Come fanno milioni di donne. E anche se così non fosse, continuo a vederlo come un aspetto legato strettamente alla sua vita privata.
Il fatto che una donna decida di tornare a lavorare a 5 giorni dal parto non esclude che qualsiasi altra donna abbia tutto il diritto di prendersi più tempo. Dove sta la libertà di scelta? Sono tutte cretine, le donne, che hanno bisogno di qualcuno che stabilisca per loro dei termini?
In tutto ciò, ancora non mi avete spiegato perché lo stesso appunto non venga fatto anche ai papà-lavoratori.
Giusto.Certo.Visto che è un personaggio pubblico non è più una persona…
Da quel che si è detto qui non parrebbe che la Ministra fosse così libera di scegliere in quanto è stato ventilato che fosse in pericolo la sua carriera politica. Se è così trovo sia oltremodo ingiusto proprio perchè la carriera degli uomini non può essere messa in pericolo da nessuna “paternità” come può esserlo la maternità per le donne.
I personaggi pubblici sono tali nel bene e nel male di ciò che rappresenta la loro posizione, Rachida andando a lavorare a 5 giorni dalla nascità di sua figlia non dimostra vieppiù di essere persona “umana”, sa più di “robot”…
In quanto ai papà lavoratori non c’è molto da dire: possono astenersi dal lavoro per paternità solo se la mamma non lo fa per maternità…mi pare…e come ha detto qualcun’altro non è che il figlio esce proprio dalle loro viscere…Questa diversità è “La Diversità”!
Si vede che,allora,anch’io non sono una persona umana…
@granellodisabbia, sì, forse sei un po’ cyborg
Forse l’essere “umani” andrebbe visto un po’ più a 360 gradi.
Se invece di un personaggio pubblico fosse stata la dirimpettaia di pianerottolo sarebbe cambiato qualcosa?Assolutamente no.Mi rammento la famosa foto della targa di Sircana.Siamo sempre pronti a guardare,come dice la bibbia,la pagliuzza nell’occhio degli altri e mai a pensare che se una persona fa una scelta privata questa deve rimanere un fatto suo.Casomai sarà la figlia della Dati che potrà evere parola in merito…
Ciao,Anna Buba.Buona TUA maternità.
Abbiamo già dato…buon proseguimento anche a Voi
e comunque questa esibizione, fatta solo per salvarsi la poltrona, non le è servita. ovvio che tanto saprà, da politica, riciclarsi in altri modi.
Se lo fa una donna è esibizione. Se lo fa un uomo, è la norma. C’è qualcosa che non va, non trovi?
io penso che sia esibizione e politica anche in un uomo
Pensi che sia percepito nello stesso modo dalla società?
Mamma mia che vergogna…se il femminismo è questo…
Il femminismo è la libertà delle donne, nel senso che devono essere libere di fare ciò che vogliono, mica di sottostare a dei canoni impartiti dalle stesse femministe..
Se Rachida ha voluto tornare al lavoro, non capisco chi sono le “femministe” per giudicarla in questo modo…sono tutti giudizi gratuiti degni del peggior ignorante.
[...] femministe francesi avevano lanciato subito l’allarme: è molto pericoloso il ritorno troppo rapido di Rachida al lavoro, a cinque giorni da un [...]
ma si va bene







2012