Donne a tempo determinato
Ho voluto provare perché in tanti me l’avevano raccontato, eppure poteva sembrare lo stesso una leggenda metropolitana. Se non ci credete, fatelo anche voi: provate a calarvi nei panni di un laureato trentenne, e scegliete come me una laurea di quelle a prova di critiche: ingegneria informatica. Parlo di una laurea completa, non di un corso breve, i tre anni che sono poco più di un diploma. Fingete di aver preso 110 e lode e di aver avuto già alcune esperienze di lavoro, scrivete il tutto in un curriculum, poi andate a cercare tra le offerte di lavoro quelle che fanno al caso vostro.
Sono stata una laureata trentenne alla ricerca di un lavoro per tutto il mese di ottobre, e ho voluto rendere anche più completa la mia inchiesta. Ho creato due curriculum quasi identici: cambiavano solo nome, cognome e sesso. Li ho spediti a oltre 80 aziende che il mese scorso cercavano un IT manager, un dirigente che gestisse le reti informatiche o qualcosa di simile. E ho fatto anche qualcos’altro: ho creato due curriculum per diplomati trentenni alla ricerca di un posto come programmatori del web, sistemisti, analisti informatici. Anche in quel caso esperienze di lavoro alle spalle, diploma con il massimo dei voti e curriculum del tutto uguali, eccetto nome, cognome, sesso.
Che cosa è accaduto? Che mi sono trovata in una giungla senza regole in cui, nei panni di laureata/o, ho trovato di tutto ma non un lavoro. Perché pur avendo referenze di tutto rispetto, copiate da un rispettato manager che da anni lavora con successo, laureati e laureate trentenni faticano a trovare lavoro come se la laurea, quella all’antica, cinque anni di studio, fosse quasi un ostacolo. E comunque, pur avendo referenze di tutto rispetto e sei-sette anni di esperienza alle spalle, i posti disponibili prevedono uno stipendio di massimo 2 mila euro netti al mese. E come diplomata/o ho capito che qualcosa potevo ottenere ma solo a patto di conoscere l’arte di saltare di liana in liana probabilmente per una vita intera.
Chi vuole conoscere il mercato del lavoro italiano deve provare prima o poi ad affrontare questo viaggio in un mondo in cui non esiste alcuna certezza. Lo stesso curriculum può essere selezionato oppure no, senza alcun tipo di criterio logico. Probabilmente a valere sono scelte puramente casuali e le pari opportunità sono del tutto sconosciute. In questo mondo selvaggio per la stessa figura professionale si può chiedere un diploma, una laurea breve o una specialistica senza che nessuno possa dire alcunché. E’ del tutto normale, ad esempio, che a chi cerca un lavoro come manager informatico la Mediolanum invii un’offerta nel settore bancario come Family Banker. E’ normale anche blindare i posti offerti, limitandoli alle persone residenti nella provincia dove ha sede l’azienda. E meno male che la Lega non è riuscita ancora a farne una regola.
Dei quattro trentenni che ho creato, a passarsela peggio di tutti sono i laureati: uomini e donne non ha molta importanza. La mia laureata si chiamava Emma Bongini, aveva 35 anni, una laurea in ingegneria informatico con il massimo dei voti, una buona esperienza di lavoro alle spalle, un posto da IT manager da trovare. Ha inviato oltre 80 curriculum in un mese: in isposta ha ricevuto una telefonata per un appuntamento di lavoro per una posizione superspecializzata dove avrebbe strappato un contratto solo se avesse saputo tutto sugli ascensori e se avesse avuto anche le certificazioni necessarie a garantire le sue conoscenze. E ha ricevuto anche una email per dirle che l’avevano scartata.
Il laureato si chiama Paolo Mosciarelli, ha 35 anni ed è il clone di Emma. Stessa laurea, stessi voti, stessa esperienza alle spalle e i curriculum a cui appendere una speranza per il futuro. Non lo ha contattato nessuno ma nessuno lo ha nemmeno scartato.
Fra i diplomati fin dall’inizio si respira un’aria diversa. La donna si chiama Giulia Michetti, ha 35 anni, un diploma di maturità, molti corsi di specializzazione e un’ampia esperienza di lavoro. Ha inviato oltre 100 curriculum e ricevuto 9 telefonate per fissare un appuntamento e andare a fare un colloquio. Tutti le hanno offerto un contratto a tempo determinato o a progetto. L’unico appuntamento per un contratto a tempo indeterminato l’ha avuto solo dopo che un uomo si è ritirato dalla selezione, non andando all’appuntamento.
Infine c’è Andrea Testelli, 35 anni, un diploma di maturità e un percorso professionale del tutto identico a quello di Giulia. Anche lui è alla ricerca di un lavoro come programmatore o analista. Ha inviato 84 curriculum del tutto identici a quelli di Giulia, li ha spediti a pochi minuti di distanza da lei ma ha ricevuto 2 telefonate per fissare un appuntamento. Poche, senza dubbio, però un’offerta era di quelle che non si possono rifiutare: lo volevano per un contratto a tempo indeterminato.
E quindi tutti quelli che hanno chiamato hanno chiesto di Giulia, la diplomata, e non di Andrea, il suo clone al maschile, per i loro contratti a progetto o a tempo determinato, tutti accompagnati da frasi del tipo: ‘iniziamo con un contratto di questo tipo, poi vedremo…’. Tutti soprattutto da iniziare di corsa perché l’azienda aveva appena avuto una commessa impegnativa e doveva trovare in pochissimo tempo chi la realizzava. E per essere sicuri di risolvere il problema in fretta e spendendo il meno possibile, in genere, si preferisce chiamare prima le donne: sono loro quelle che si accontentano sempre e prendono tutto quello che arriva.
E quindi se le donne diplomate e specializzate si adattano a fare una vita alla Tarzan, liana dopo liana, saltando da un contratto a tempo determinato all’altro, da un contratto a progetto all’altro possono riuscire a assicurarsi un po’ di soldi alla fine del mese. Per l’uomo diplomato e specializzato, le possibilità di trovare un lavoro precario sono meno alte ma, con un po’ di pazienza e tenacia, a lui l’offerta di un contratto a tempo indeterminato prima o poi arriva.
Loro, le aziende coinvolte loro malgrado nella ricerca, cadono dalle nuvole, smentiscono. Laura Nocera, responsabile delle selezione e della gestione delle risorse umane della Esedra: ‘Siamo in tante persone a controllare le richieste. Può capitare che qualcuna sfugga!.’
Nulla di tutto questo è una sorpresa. Il terzo Rapporto sul lavoro atipico in Italia lo diceva con chiarezza qualche mese fa: ’Il rischio di essere impiegati in forma precaria diminuisce con l’età ma è sempre maggiore per le donne (sostanzialmente il doppio nelle classi 35-44 e 45-54 anni La probabilità di essere “precario” in età adulta è maggiore per chi lavora nel Mezzogiorno: il 23% delle lavoratrici meridionali nelle fasce di età centrali (35-54 anni) vive il disagio dell’instabilità occupazionale – contro il 14.6% delle donne che vivono nel Centro e il 9,5% di quelle del nord – instabilità nella quale, in ragione dell’età relativamente avanzata, rischiano di restare intrappolate’. E poi: ‘Se in media l’orizzonte temporale per chi è occupato con un contratto temporaneo non supera l’anno nel 70% dei casi, tra le donne è oltre il 76% e per più di un terzo i sei mesi’.
Beh posso testimoniare per esperienza personale che nel mercato informatico se si ha un po’ di elasticità e di esperienza lavoro lo si trova, sia con lauree brevi che specialistiche. Ovviamente lo stipendio massimo è come dici sui 2000 euro, ma vogliamo buttarli via con questi chiari di luna?
C’è gente che si fa due ore al giorno di treno per lavorare 10 ore e guadagnare si e no novecento euro, questo mi indigna molto: io personalmente la maggior parte delle offerte che ho ricevuto e rifiutato le ho scelte in base alla difficile raggiungibilità (dovevo sommare alle 8/10 ore di lavoro richieste altre due o tre di mezzi) ed ai progetti. Nel settore informatico soprattutto la cosa veramente deplorevole è che in genere si viene reclutati come consulenti, e cioè si incontra un commerciale simpaticissimo che condivide tutte le nostre esigenze e che poi ci spedisce dal cliente, in posti che non abbiamo mai visto e a contatto con gente che non sappiamo neanche che effetto ci fa “a pelle”. E far presente tra le proprie necessità quella di non finire sulla luna è qualcosa che genera nei casi peggiori la perdita dell’opportunità (”ma questo che va cercando, il lavoro sotto casa?”) nei casi migliori un tiro a rialzo (”vorrà che gli offriamo di più”), tutte e due mi sono capitate più volte.
Io credo che la faccenda sia che bisognerebbe garantire per tutti la raggiungibilità dei posti di lavoro (penso soprattutto nella mia esperienza ai pendolari colleferro-roma e simili, che più volte ho visto stipati come merci), che se fosse garantita credo avrebbe impatti anche sulle case, altro tema essenziale per i giovani che cerc ano lavoro. E poi bisognerebbe convincere tutti a non accettare, anche in gravi difficoltà, lavori pagati magari trecento euro o stages infiniti o reclutamenti tramite società di consulenza che annullano quello che ritengo essere un principio essenziale dell’intelligenza emotiva: il sentirsi a proprio agio in un ambiente e con certe persone. E sul lavoro anche in temrini di produttività, è fondamentale.
Che bello questo Post, Flavia!
Io sto attraversando una strana fase: dopo il licenziamento in tronco ho deciso di fare la freelance. Dopo i primi mesi passati a fare inutili colloqui, ho cominciato a lavorare come esterna… beh… sono fioccate un paio di proposte di assunzione a tempo indeterminato. E sai che c’è? Che ho detto di no.
La batosta è stata così forte che non ho più voglia di permettere alla gente (e ai datori di lavoro) di decidere dei miei week end, delle mie serate, come se fossi cosa loro. No. Ora se qualcuno ha bisogno, paga. Se c’è un’urgenza nei week end, paga.
Ho un prezzo.
E decido a chi dire di no. Guadagno decisamente meno, ma vivo meglio.
La libertà ha un gusto tutto suo.
E il tempo: il tempo che ho ritrovato è inebriante, ha un gusto tutto particolare che non sono più disposta a barattare con troppa leggerezza.
Ho deciso che faccio la lavoratrice a tempo determinato. E la donna libera per sempre.
: )
Sono un laureato (in Lettere!) 34enne, e, fermo restando che dal punto di vista strettamente lavorativo mi ero reso conto da tempo di avere sbagliato facoltà nonché percorso formativo, nelle mie esperienze di ricerca di lavoro ho appurato anche che parecchie volte a consentire la precedenza sono… le conoscenze! Del tipo: cerchi un segretario/a (o chi altri)? guarda, ho un amico/a che.. conosco uno/a che … (Sì, lo so, acqua calda)
Oppure, una stessa persona all’interno di un’azienda passa da una mansione all’altra senza esperienze o formazione pregresse: così un segretario/a può diventare un redattore/trice senza corsi particolari o simili, lasciando a casa chi invece ha una specializzazione.
Grande ammirazione per questa tua ricerca.
Essendo io un trentenne ingegnere informatico, che sta per finire pure il dottorato di ricerca, questo post sembra quasi ritagliato su di me.
La questione delle liane mi fa venire qualche brivido e purtroppo devo concordare in pieno con la vignetta. L’estero sembra (ma può esserlo?) la soluzione di tutti i mali.
Valentina, la libertà è il più bel lusso di questa società. Hai fatto una grande scelta
io sono una donna trentenne a tempo determinato E infatti a gennaio saluto tutti a scappo all’estero. Mi offrono una posizione che qui non ho e non otterrò mai.
Molto interessante l’esperimento, cmq. Proverò anch’io indicando nel curriculum qualche info appetibile (3-4 figli, in attesa del quinto o cose simili).
bella prova, molto interessante questa indagine.
Tristemente, conferma ciò che ho osservato in un paio di uffici dove ho lavorato. Donne pronte a farsi carico di un sacco di lavoro, per non dire di no, non sentirsi in colpa, abituate a fare il mulo da soma. A parte che è possibile dire di no, ma nessuno ce lo insegna – e far valere i nostri diritti – il problema è che dicendo sempre sì e smazzulando tonnellate di lavoro per gli altri, continueranno a darcene, perchè siamo brave ed efficienti. Andassero affanculo, va’!
Congratulaziioni e falla girare, che c’è bisogno di smascherare queste cose da V° mondo!
lavorare stanca, ma davvero… cmq calcolando che pochi di noi vivono di rendita o incontrano uomo/donna che li mantiene, direi che farsi largo nel mondo del lavoro attuale é davvero dura, soprattutto se non hai l’elasticitá a 360°. Come se uno che non vuole trasferirsi in australia fosse un fallito! e se volessi stare a casa mia, io?! mah, molto interessante l’inchiesta, brava flavia. Io so solo che col lavoro che faccio, all’estero e di estrema mobilitá e a tempo totalizzante in situazioni che possono essere disagevoli…mi rendo conto che sto pensando che forse fare un figlio significherebbe rinunciarvi, perché chi contratta una “panzona” per un contratto a progetto? E che se fossi un uomo non avrei questo problema. cmq sono le dinamiche di sempre! poi ci ritroviamo che a 42 anni ci facciamo imbottire di ormoni e cure e posizioni tantriche perché il primo figlio NON arriva…chissá come mai…son cose…
dimenticavo, un applauso per la valentina creativa qui sopra!! evviva il “tempo”!!
Flavia, questo sì che un lavoro da giornalista! Avercene, come te! Un inchino virtuale alla tua dedizione
Bello questo articolo.
Però scusa…2000 euro, averceli. Con laurea in fisica, 10 anni di esperienza, e posto a responsabilità (unico programmatore e responsabile del sw di una macchina – scusa sto sul vago-), arrivo solo a 1600 euro.
Sono d’accordissimo con LaDonnaCannone: troppi a volte giocano col nostro senso di colpa e con la nostra scarsa capacità di dire NO.
Ste, hai ragione ma quella cifra era riferita a una posizione dirigenziale, un IT manager inquadrato come quadro
Ok, allora ne convengo, è una presa per i fondelli.
Oltretutto non conosco nessuno che lavori nell’informatica che abbia orari da cristiano, e da quadro gli straordinari non te li pagano, perciò sono 2000euro e non un centesimo di più.
Ripeto, presa per i fondelli.
Gran bell’inchiesta.







2012