Sorelle d'Italia

Orgogliosamente indecorose e libere: contro la violenza maschile sulle donne

Sabato scorso sono stata a Roma, all’assemblea della rete femminista e lesbica nazionale (Leggi anche questo primo report di Marina Pivetta su Il Paese delle Donne Online). Ve lo racconto dopo aver letto che il sindaco di verona flavio tosi è stato condannato per propaganda di idee razziste. Purtroppo per ogni buona notizia ce ne sono anche molte cattive: abbiamo l’ottantottenne che a Reggio Calabria ha ancora la forza di ammazzare la sua badante a fucilate e c’e’ la solita banda di fascisti che a Canicattì si è divertita a massacrare di botte un romeno. Poi c’e’ lo sgombero dell’Horus a Roma – alemanno dice che è solo l’inizio – per il quale si fa un corteo nel pomeriggio (i dettagli QUI) al quale mi spiace non partecipare. 

Prendere il treno, che costa un botto infinito, è sempre una gran cosa perchè posso incontrare tante persone diverse. E’ una di quelle situazioni nelle quali ascolti dibattiti politici, conversazioni private, trillate di telefonino che sembrano stagioni concertistiche degli amici della musica. Stavolta c’erano tante persone che venivano o andavano a manifestazioni e iniziative sulla scuola. Nella mia zona d’ascolto anche una strana coppia che si inerpicava in una conversazione nella quale lui spadroneggiava dicendo tante miserevoli e ardite spacconate. Infine all’arrivo la sorpresa: una volta tanto la capitale mi graziava. Niente pioggia. Un bel sole e una giornata limpida.

Andare a piedi mi sembra il minimo. Roma è una città bella da vedere e a me capita di attraversarla quasi sempre per mega cortei incazzati che finiscono in piazze precise che oramai conosco a memoria. Scopro una città di destra dove i turisti fotografano ogni rovina e ogni cantiere in costruzione che tanto per loro probabilmente è lo stesso. Ci vedo monumenti, fontane, persone. Arrivare alla Casa Internazionale delle Donne mi fa sentire a mio agio.  

Siamo un centinaio. Quelle di Flat. Molte le romane. Ma c’erano anche quelle di Palermo, Bari, Perugia, Firenze, Napoli, Milano, Bologna. Ci conosciamo più o meno tutte. L’anno passato lo abbiamo trascorso a discutere, confliggere, manifestare. Comincia Claudia che racconta come il quadro politico sia peggiorato rispetto allo scorso anno. Elenca le iniziative che abbiamo realizzato e poi racconta della brutta situazione romana. Spiega che l’assemblea romana si assume la responsabilità di organizzare un’altra manifestazione nazionale, proposta alla due giorni bolognese di giugno in una situazione non troppo entusiasmante per la verità.

Bologna personalmente l’ho vissuta come uno spartiacque tra il prima e il dopo. Come un momento che segnava la fine di una fase e avrebbe dovuto dirigersi verso qualcos’altro. Un momento difficile durante il quale si era discusso di processi decisionali senza arrivare a nulla di positivo o quanto meno giungendo a quella condizione di quiete apparente che determina l’immobilità: tutto resta com’e’ perchè non a tutte piace cambiare. 

Dopo Bologna si era un po’ congelata anche la discussione nella mailing list sommosse, ridotta a luogo di invio di comunicati stampa perchè delegittimata in quanto spazio di scambio e dibattito politico. Non ci sono stati altri momenti nei quali poter affrontare quanto c’era di sospeso e passata l’estate, con una situazione attorno che è davvero peggiorata, il problema della visibilità dei movimenti femministi si pone al di sopra di tutto. Si va avanti, senza guardare troppo indietro o impiegando energia e determinazione nella direzione che alcune immaginano come l’unica possibile.

La manifestazione del 22 novembre prossimo viene descritta come momento di denuncia contro la violenza maschile sulle donne, in casa, in famiglia, o per effetto del ddl carfagna, con la persecuzione delle sexworkers, o ancora per effetto della precarietà che costringe una donna ad accontentarsi del tetto che le offre il proprio carnefice per non finire in mezzo alla strada, per effetto del nuovo devastante piano per la scuola che ricadrà sulle donne che ancora purtroppo detengono tutta la responsabilità dei lavori di cura con i figli.

Con noi c’e’ Pia Covre che ci spiega qual’e’ la situazione, quanto è grave la persecuzione delle prostitute per le strade. Poi altre raccontano di iniziative già messe in atto e si illustra la campagna bolognese "Ci riguarda tutte" con gli ombrelli rossi e gli adesivi che recitano lo slogan "Anch’io sono una puttana".

Ci si sofferma molto su che tipo di manifestazione deve essere. La maggior parte immagina di non dover tornare indietro rispetto al metodo usato per quella del 24 novembre 2007. Alcune chiedono di andare avanti mettendo in discussione la riproposizione della dicitura manifestazione "di donne per le donne". Una compagna di Bari dice: "la definizione *di donne per le donne* non mostra la nostra dinamicità rispetto all’inizio." Qualcun’altra invece insiste nel dire che gli uomini che hanno voglia di occuparsi di questo problema dovrebbero mostrare la capacità di organizzarsi da soli.

Io dagli spalti sottolineo che sollecitare la nascita di movimenti separatisti di uomini non è una bella cosa. Lidia, che sta seduta davanti a me, appoggia e rilancia: un movimento separatista di uomini avrebbe lo stesso effetto devastante di un gruppo di soli bianchi. 

Il separatismo strategico della prima manifestazione non sembra più così strategico neppure alle Amatrix, componente dell’assemblea romana che pure all’inizio aveva sposato questa modalità. Si chiede di ammettere una formula che legittimi quanto comunque è già successo alla precedente manifestazione. Le donne in testa, con i gruppi separatisti, femministi e lesbici. I gruppi misti, gli uomini in coda, purchè non li si descriva come incontinenti che siccome non sanno proprio stare a casa allora gli si destina una coda di corteo per pietosa concessione.

Un pezzo della discussione ha riguardato la scelta dell’assemblea di donne fiorentine "Libere Tutte" di proporre manifestazioni locali comunicando la decisione di voler lavorare sul territorio per esigenza estrema di visibilità e di seguire delle lotte che richiedono una enorme energia. Solo un modo di misurare le proprie forze e di destinarle a qualcosa di necessario. Questa decisione è stata presumibilmente fraintesa e ha suscitato reazioni che non hanno tenuto conto della autonomia e delle difficoltà delle singole parti che compongono una rete. Si è comunque concluso di riproporre la faccenda alla prossima assemblea di "Libere Tutte" con l’intento di trovare una modalità che non confligga e allo stesso tempo rispetti la volontà di tutte. Ci sono stati più suggerimenti: da quello che invita a ripensarci, all’altro che consiglia di spostare la data altrimenti coincidente con la manifestazione nazionale – cosa che permetterebbe alle singole di andare a roma se lo vorranno e ad altre di partecipare all’iniziativa di firenze senza perdersi quella nazionale – a quello che comunque suggerisce di far partecipare una delegazione fiorentina per mostrare la propria presenza.

Infine il ragionamento si è arenato sullo slogan, scelto per applausi e potenza vocale più che per condivisione reale tra tutte (e comunque a me piace), e sulla piattaforma composta da punti che sono stati discussi senza essere articolati in un documento finale. Il punto è che in queste assemblee le forze sono sempre sproporzionalmente rappresentate in un senso o nell’altro e il tempo non basta per garantire una perfetta armonia e una efficace condivisione.

In un contesto caotico che non è realmente rappresentativo di tutte le parti della rete, che non si vuole dare regole (e lì si realizzano le tirannie dei luoghi destrutturati) e non vuole rimettere in discussione i propri processi decisionali è facile che avvenga quello che è avvenuto sabato scorso a Roma: una partecipante fiorentina di socialismo rivoluzionario ha presentato una serie di punti in forma di mozione da far approvare in alternativa a quelli che erano stati messi assieme come sintesi del dibattito. Poi c’e’ stato anche un’altro intervento che sottolineava l’esigenza di "votare" per stabilire i dettagli della piattaforma prima che ci ritrovassimo un documento che nessuno aveva scelto.

Le ragazze dal tavolo della presidenza hanno fatto un grande sforzo nel ricondurre l’assemblea ad una cosa più movimentistica che non avesse forme maschili da congresso di partito. Così hanno messo assieme i punti che articoleranno in un documento che sarà mandato in mailing list per essere approvato entro tre giorni. Questo teoricamente darebbe spazio anche alle iscritte della lista di intervenire e integrare semmai ne avessero voglia. Così per lo meno dovrebbe essere in una comunicazione costruttiva, certo non ostruzionistica, che applica metodi decisionali integrati che si compongono di momenti fisici e assembleari e momenti virtuali che accorciano le distanze con le donne che non possono essere presenti.

Se ne avessi avuto il tempo mi sarebbe anche piaciuto dire alla femminista che ha proposto la mozione alternativa che nelle assemblee aperte varrebbe di più il metodo del consenso che raggruppa ogni intervento per rappresentarli tutti in egual modo. Senza rapporti di forza, fazioni o correnti interne. Ma di tutto questo abbiamo già parlato mille volte e dunque non mi dilungo oltre.

Un’altra discussione è stata quella che ha visto alcune impegnate a chiarire che la manifestazione non dovrebbe essere partecipata da donne di partiti e sindacati così come non sarebbero gradite le donne disobbedienti che erano presenti all’assemblea nazionale. 

Per le prime si è trattato di una estremizzazione del concetto di autonomia da partiti e sindacati (niente bandiere e organizzazioni politiche che ambiscono a cavalcare) che viene ribadito nella sintesi finale. Per le seconde si tratta di una esigenza posta da femministe e lesbiche che fanno parte della rete delle donne di bologna e che spiegano come le femministe disobbedienti in realtà snobbano tutto il movimento in sede locale per poi cercare spazio nella dimensione nazionale. Le compagne di bologna ricordano poi anche come in un intervento fatto in una assemblea, una ragazza del gruppo disobbediente (QUI l’audio di Angela del Tpo di Bologna) abbia definito tutti i coordinamenti delle donne come soggetti che applicano "meccanismi di governance" e abbia detto della rete femminista e lesbica che usa il separatismo per tenere fuori la radicalità.  Infine ha entusiasmato le altre partecipanti al meeting con una infelice battuta – "Le abbiamo spazzate via!" – riferito a tutte noi altre.

Le ragazze del Tpo sono comunque quelle che nell’ultimo anno hanno fatto un presidio davanti una farmacia per rivendicare la vendita della pillola del giorno dopo che è costata loro un tot di denunce. Hanno organizzato il benvenuto a giuliano ferrara in chiave mista, non separatista. La stessa Angela ha motivato le parole usate in quell’assemblea e a suo modo si è scusata via mail spiegando che si era trattato di un equivoco.

Al di la’ dei conflitti che dunque sono stati posti in assemblea quello che viene fuori è un insieme di realtà diversissime tra di loro che hanno difficoltà a parlarsi. La cosa strana è che poi quando serve però queste donne, magari non insieme e in mille forme diverse (e sarebbe meraviglioso se queste mille forme riuscissero a coesistere senza cadere nella tentazione di cancellare le differenze perchè difficili da gestire), sono tutte al lavoro o a presidiare le piazze. E questo, per ora, forse, è quello che più conta. Di tutto il resto possiamo parlarne poi, anzi no. Continuiamo a parlarne: perchè metodi, pratiche e contenuti sono la sostanza del nostro agire politico, cioè quello che fa la differenza. Senza dimenticare che ci sono appuntamenti ai quali non possiamo mancare. Perciò vi ricordo che oggi – 21 ottobre – c’e’ un presidio importante a Bologna, che il 25 novembre c’e’ una giornata contro la violenza alle donne a Niscemi e a Palermo il 28 novembre le malefimmine stanno organizzando una marcia notturna.

Eccovi la prima sintesi che è stata inviata in lista dopo l’assemblea:

L’assemblea ha deciso di indire una manifestazione nazionale a roma il 22 novembre 2008 contro la violenza maschile. Non siamo riuscite a produrre un report in breve tempo ma abbiamo tutti gli interventi e chi vuole li può richiedere in rete.
Per questo elencherò brevemente i punti decisi per la piattaforma che verranno sviluppatti da un piccolo gruppo di lavoro rappresentativo delle realtà locali, e mandato in rete al più presto per essere approvato nel giro di 3 gg.
Quindi per punti:
antifascismo, antirazzismo, antisessismo
antimilitarismo
contro la violenza maschile su donne e lesbiche
contro la violenza in famiglia
contro il femminicidio
contro la violenza istituzionale. riforma scuola e università, lavoro, ddl carfagna
contro la criminalizzazione della prostituzione
contro la violenza transfobica.
per l’autodeterminazione e la libertà di tutte

L’assemblea ha ribadito più volte l’autonomia del movimento da partiti e sindacati, e l’autorappresentazione in piazza.
Per questo il corteo avrà le stesse caratteristiche dell’anno scorso. Cioè uno spezzone separato di sole donne e lesbiche (per capirsi) e dietro quegli uomini…
La manifestazione sarà di donne per le donne (anche se questa dizione non convince moltissime di noi) 

Ci sono proposte sullo striscione di apertura quello con più consensi è stato: contro la violenza maschile, insieme libere e indecorose.

21 ottobre 2008
16:19, martedì
FikaSicula
Filed under : Gender, Personale, Politica, Proposte, Segnalazioni, Società
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