Sotto al grembiule niente
Anche questa l’abbiamo scansata, per poco, piccola mia, ma il maestro unico e il gembiulino e quell’orario dimezzato con una vecchia signora che viene a prenderti a mezzogiorno e mezzo di fronte al portone di scuola, non ci riguardano più.
Ormai sei grande, la mattina ti alzi da sola e con il tuo zaientto in spalla affronti quel breve tratto di strada che ti separa dalla tua scuola, un edificio austero e bellissimo come un antico manicomio con le grate alle finestre e i muri esterni sempre verniciati di fresco in chiazze di un colore giallo troppo brillante per la patina di un edificio antico.
Ci piace la tua scuola affacciata su un’antica piazza del centro dove i piccioni vivono ancora appollaiati su quello che forse è l’unico vespasiano rimasto in città e ci piace quell’allegra atmosfera di anarchia che si respira tra i corridoi della tua scuola.
Seconda media e un corpo professori completamente rinnovato, si ricomincia da capo ma ormai siamo abituati ai cambiamenti e ogni anno è come la prima volta, come quel primo giorno di elementari e la maestra Rosa e la maestra Emma, sparite, inghiottite, facogitate da un sistema scolastico che non è in grado di garantire un insegnante fisso neanche per un solo anno. Si ricomincia, piccola mia, con i professori che chiedono aiuto ai genitori perchè i ragazzi sono troppo vivaci e dopo tane belle parole sulla collaborazione, sull’integrazione, sul rapporto scuola famiglia, finiscono inghiottiti da un sistema che non ha alcun rispetto né per gli insegnanti, né per i genitori ma soprattutto per voi giovani studenti costretti a studiare nell’ora di geografia il pil senza sapere neanche dove sia Milano. Ma tutte queste cose, piccola mia, non te le posso spiegare perchè sei ancora troppo giovane per mettere in discusssione l’autorità e così mi invento le favole come quando eri piccola e non volevo dirti che il cacciatore di Biancaneve squartava la pancia del lupo cattivo.
Ti racconto le favole, ti parlo di un mondo che non c’è, del rispetto per gli altri, di quello per la natura e per gli animali e quello per chi è più grande di te. Ti parlo di un mondo nel quale bisogna impegnarsi e studiare per diventare uomini e donne migliori mentre sullo schermo della televisione passano delle ragazzette nude poco più grandi di te che sculettano e si dimenano di fronte alle telecamere. Ti parlo del valore della solidarietà, dell’amicizia e della lealtà mentre da un telegiornale giunge l’ennesima notizia di una ragazzetta poco più grande di te, stuprata, picchiata e ammazzata dai suoi coetanai. Ti parlo di responsabilità mentre la tua insegnante sparisce a metà anno senza aver neanche corretto il tuo temino sul valore dei rapporti umani. Ti parlo di continunità, di sicurezze, di affetto, di quel tenero affetto che sbocciava per ogni nuovo insengnante e per ogni nuovo alunno che arrivava nella tua classe. Ma i nomi si appannano nella memoria e la scuola è solo un luogo nel quale non si impara più il nome del compagno di banco o dell’insengante, ma si impara a campare, a tirare avanti, a diventare furbi.
tutto questo mi fa abbastanza male, a dirla per intero.
A me avevano raccontato un sacco di favole, e ora faccio una fatica bestia ad accettare la realtà; questa realtà. Ma probabilmente è un problema mio.
L’anti-spam word mi diceva di digitare MADRE.Mai coincidenza fu più adatta.Ti faccio una carezza.A te ed a tua figlia e ti auguro,come auguro alla mia,di stringere i denti e di trovare(e selezionare?),come è capitato a me,le persone che abbiano “negli occhi e nel cuore la stessa canzone”.
Viss, alla fine del tuo post mi sono venuti i brividi. Di Paura.
Perchè purtroppo hai colto moltissime verità. E oggi, tra Alitalia, crisi finanziare, crolli, uragani, il mio conto già in rosso a metà mese tra assicurazione auto e affitto, e le facce sorridenti in tv, davvero mi viene da piangere.
ma dai,
giusto ieri sera la vezzaliha detto che ce la possiamo fare,
ad essere ottimisti, visto come e’ ottimista il silvio.
embe’ anch’io lo sarei avendo il suo 730…
Perchè, invece che raccontare di un mondo migliore sperando che si avveri da sè, non ci ha detto, la generazione precedente, che non si stava impegnando per farlo diventare realtà. Sono cresciuto per un mondo e me ne ritrovo davanti un altro: quello per cui mi sono preparato non è neanche il futuro, oggi nessuno ci crede più e io neanche nel mio paese mi sento più a casa.
Se educhi un bambino a certi valori devi sputar sangue per cercare che poi trovi quello che gli hai raccontato o almeno possa impegnarsi su quella strada. Altrimenti crei un infelice







2012