Tutti gli uomini che non ho avuto
Io ho vissuto in Egitto da donna fedele al fidanzato che avevo allora e che era in Italia. Questo vuol dire che li ho conosciuti da molti punti di vista, gli egiziani, ma non da quello che è il modo per eccellenza di conoscere gli uomini. All’epoca, non mi ponevo il problema. Quest’estate, invece, tornando al Cairo, mi sono guardata attorno e sembrava improvvisamente decuplicata, la popolazione di maschi appetibili. E mi è arrivato del rimpianto addosso, una nostalgia delle cose non fatte che ha portato con sé una tristezza di cui non mi sono ancora liberata. Ed è che la fedeltà è, forse, l’unica zona della mia vita che mi ha causato sempre rimpianti. Come una specie di malattia volontaria che, d’accordo, te la vivi ma sai già che te ne pentirai, alla lunga.
Io non sono fedele per motivi di principio, moralità o coerenza. Da quel punto di vista, anzi, sono infinitamente più brava a teorizzare l’infedeltà che il contrario. E comunque non sono fedele di natura. A 46 anni, direi che non c’è uomo che non abbia tradito, fatta eccezione per quelli talmente fugaci da non lasciarmene il tempo. Però ho scoperto che esisteva un piacere della fedeltà, a un certo punto - tardi, l’ho scoperto, attorno ai 38/39 anni - e mi sono ritrovata a coltivarlo con stupore. E con un senso di intensità, anche, come un modo nuovo di amare che sorprendeva me per prima. E che continua a sorprendermi ogni volta, ancora. Una si intenerisce per un uomo e non vede più gli altri. Scomparsi, puff! Il mondo si riempie di esseri neutri e l’unico uomo è quello tuo. Un delirio, se ci pensi. Con una sua punta di perversione, anche, e proprio per questo attizzante, gustoso. Essere fedeli è bello, questo è il punto. E’ una cosa calda, amorevole da fare, e mantiene protette un sacco di magie, permette a un mucchio di cose belle di continuare intatte.
Finché dura la magia del rapporto in sé.
Poi no. Poi basta. Poi magari conservi il ricordo dell’amore (o dell’amoruccio) vissuto come di una cosa bella, ma ti rimane un retrogusto di tempo perso, di vita non vissuta che ti fa sentire impoverita, sciocca. Ed io - che ero stata fedele all’uomo migliore del mondo, mentre ero in Egitto, e che ancora penso che non lo troverò più, uno come lui o in grado di non farmelo rimpiangere, e che tuttora gli voglio un bene dell’anima e ci conto, su di lui, perché è finito l’amore ma non il rispetto, l’amicizia e tutte quelle cose lì - io, dicevo, giravo per il Cairo e mi sarei presa a schiaffi, quest’estate. I sorrisi che non sono stati miei, le pelli sconosciute rimaste tali, l’arabo imparato male e senza un vocabolo-affettivo-uno, ché so dire solo cose pratiche perché non ho mai dovuto dire quelle sciocche, e le cose mai scoperte e, pure, i dispiaceri scansati: tutte cose che non recupererò mai, che non sono lì ad aspettare me. Tutto passato come un paesaggio visto da un treno, tutto visto da dietro un vetro.
Impermeabilizza, la fedeltà. Fosse un abito, sarebbe una muta da sub. E bisogna viversela per forza - ormai l’ho capito - se si vuole vivere davvero un amore, ma sapendo che è mortifera, che non produce nulla se non l’intensità dell’amore a cui la dedichi. E che è sterile, visto che l’amore poi finisce comunque e che non è certo lei, a farlo durare.
Un regalo notevole da fare all’uomo amato, direi. Per me, un regalo che una parte di me estorce all’altra, e a cui poi ripenso, e che rimpiango. Sapessi essere ancora ragazza, sarei ancora capace di amare mantenendomi festosamente infedele, leggera. Non lo so fare più, invece, e non ne sono lieta. Pure il mattone dell’amore esclusivo, mi dovevo sobbarcare. Come se non ce ne fossero già abbastanza, di cose pesanti.
Io la vedo in un altro modo. Sono patologicamente fedele (nel senso che sono stata fedele a gente che onestamente aveva perso ogni diritto alla mia fedeltà). E penso che quando ami una persona, o meglio, quando sei amato, l’amore che ricevi porti con sé una forma di responsabilità. Sei responsabile dell’amore dell’altro, che è un dono, e va rispettato e onorato. E se nei patti c’è che sarete monogami, quei patti vanno rispettati perché le persone che amano ti si offrono squarciate, aperte, ed è crudele approfittare di quello squarcio per ucciderle.
Haramlik, che bel post! Sottolinea molto bene la natura contraddittoria del rapporto a due, il desiderio di esclusività e la necessità di fare i conti con la vita, che è una, e una sola, e spesso fin troppo breve. Quanto sto lasciando, per non prendere? Quanto sto lasciando che potrei regalare a me stessa, ai miei ricordi, alla mia gioia? Eppure lasci, e senti di essere in pace, finalmente, ma dentro un’ombra di rimpianto te la porti, e quel rimpianto viene fuori quando stai male, quando vorresti poter accarezzare un ricordo di gioia, un ricordo solo tuo, e invece non ce l’hai, perchè ci hai rinunciato a favore della pace interiore. Siamo davvero sicuri che vivere bene significhi vivere con la pace dentro? Io no, non ne sono sicura, e qualche volta lascio che il tormento arrivi e mi attraversi. Ricordi solo miei, ma anche tormenti solo miei. Confessare, mai. Bisogna avere il coraggio di coltivare i propri rimorsi o i propri rimpianti, senza il perdono dell’altro, o la consolazione che ti dà sapere di aver tenuto lontano la “mala tentazione”…
Post meraviglioso. L’ho segnalato sul nostro blog: http://noirpink.blogspot.com/2008/09/segnalazione-il-rimpianto-dellinfedelt.html
Urka! stavo per pubblicare un post poi ho visto la Lia qui tra noi e mi sono frenata.
Che bello! ora leggo anche il post. Non l’ho ancora fatto che son tutta contenta:-)
Urka lo dico io, ché è bella ’st’accoglienza! ![]()
Potrei aggiungere ‘oh de lally’ e dire: benvenuta lia, ti aspettavamo
La fedeltà è il frutto della maturità, della capacità di donarsi totalmente all’altro. Giulia l’ha descritto benissimo: hai la responsabilità, il piacere, l’unicità di un dono particolare che è la totalità dell’altro. E se realizzi questo non ti poni (@ Tatalla) la questione di cosa perdi, perchè delusioni o no, amore eterno o no, hai vissuto l’esperienza al massimo. Prima di tutto tu. E in questi casi c’è dispiacere, ma non rimpianto.
Infedeltà vuol dire superficialità, dare poco valore al dono dell’altro, non saperlo cogliere e in fondo considerarlo una merce come tante altre.
E’ in fondo per vivere l’amore in pieno, sia per chi ama, che per chi è amato, non c’è nulla di più bello di sentirsi unici per quella persona: tu sai di esserlo, perchè lei/lui ha scelto te, solo te, per quello che sei e non sceglierebbe nessun altro.
Credo che fedele/infedele siano definizioni che hanno significato solo all’interno di una coppia, non come principi generali. Siamo io e il mio compagno - e non altri - a definire cosa sia il tradimento tra noi due, e non è affatto detto che l’esclusività sessuale sia il criterio principale per definirla.
Michela, non conosco assolutamente nessuno psicologo che separi neanche minimamente la sfera sessuale da tutto il resto della psicologia, soprattutto sfera affettiva, di una persona.
In sostanza usare l’organo sessuale come oggetto meccanico al fine del piacere ed essere totalmente affettivamente legata ad una persona sono in conflitto.
Se ami veramente una persona VUOI essergli fedele, perche’ vuoi sempre donargli il meglio e il tuo vero piacere, massimo, e’ stare con lei.
Certo che la fedelta’ ha senso solo in una coppia, la fedelta’ richiede un legame che abbia un minimo di durevolezza.
Trovo che il tema dell’infedeltà sia in assoluto uno dei più interessanti. Io credo sinceramente che quello che proviamo, quello che siamo abituati a considerare normale e dovuto (la fedeltà) di normale non abbia proprio niente. Non me ne abbiano a male le ragazze che credono nella fedeltà come valore morale dell’amore. LE rispetto molto. Personalmente credo che fedeltà, amore e sesso abbiano poco a che vedere. Gli uomini l’hanno capito da un po’. Noi stiamo sempre lì a viverci i rapporti un po’ come un sacrificio… O almeno… questo è quello che mi sembra di vedere in giro.
Io credo onestamente che l’infedeltà sia spesso necessaria all’equilibrio. Bellissimo post comunque. Davvero! : )
Valerio, non condivido la lapidarietà di una sentenza come: “se ami veramente una persona VUOI esserle fedele”; esprime un giudizio su chi invece, pur amandosi come e quanto gli altri, sceglie di vivere la coppia come luogo di apertura e libertà, non di immolazione di istinti che sono naturalmente volatili. E su questo credo che abbia già detto bene Valentina.
Parti dal pregiudizio di sapere con certezza cosa sia la fedeltà, e quindi anche l’essere fedele.
Valerio affidi troppe responsabilità alla sfera sessuale, la carichi di troppe aspettative.
L’animo umano è molto più complesso degli schemi nei quali cerchi di confinarlo idealizzando l’amore come se questo non fosse un sentimento umano soggetto ad una serie di fattori che dipendono molto dalla personalità di chi lo prova, ma una sensazione oggettiva, univoca, esclusiva.
Ci sono persone che si amano per tutta la vita, unite da un sentimento forte ed esclusivo e da una complicità e un’intesa straordinari ma per i quali, fortunatamente, il desiderio massimo non è sempre quello di stare di con l’innamorato. Anzi.
Caro Valerio…IO sono una psicologa, anzi, una terapeuta della coppia e della famiglia. E sul rapporto tra sfera sessuale e sfera affettiva di una persona e, soprattutto, di una coppia, ne avrei di cose da dire! Quel che chiamiamo “io” non è affatto così limpido come lo dipingi tu, nè lo sono le nostre motivazioni, i nostri desideri, il nostro tirannico inconscio. Siamo creature complesse, e credere che la volontà possa indirizzare completamente i sentimenti mi sembra un tantino semplicistico. Ma se la tua posizione riflette la tua esperienza, che dire? meglio per te. ![]()
Ha ragione Michela: solo una coppia può definire quale sia il concetto di fedeltà (infatti ho specificato: “Se nei patti c’è che sarete monogami”, perché alcune coppie non lo sono e non soffrono per questo). La fedeltà è normalmente associata al sesso, ma si può declinare in molti modi. Io la intendo come rispetto totale dei patti stabiliti all’interno della coppia, e dell’amore offerto dall’altro. Un’estensione della lealtà, per capirci.
Proprio bello questo post. Schietto, profondo, sincero. Condivido buona parte di ciò che scrivi, l’ho provata, ma non ci ho mai costruito su un ragionamento così articolato.
La fedeltà ci agisce, per così dire.
Invecchiando, io che volavo gaia di fiore in fiore, mi sorprendo a sentirmi in colpa per un pensiero ‘diverso’….
Forse è ora che mi conceda un po’ di riflessione sul tema!
Mi spaventa, però, l’idea di non essere più in grado di reggere i tumulti del cuore. Di facassarmi le ossa invece di volare. E la paura è come la fedeltà: pesante e paralizzante.
Grazie!
Mi piace questo post. ![]()










2008