Sorelle d'Italia

Le brave donne

Metto subito le cose in chiaro: non ho più intenzione di discutere con gli antiabortisti su cosa costituisce una vita, o sul diritto di una donna di scegliere di interrompere una gravidanza. Se pure la Chiesa Cattolica ammette casi in cui l’aborto è possibile, quel valore di per sé non è assoluto nemmeno per i più violenti anti-choicers al mondo. Quindi finiamola lì: è un diritto acquisito per legge, sulla base del fatto che un embrione non diventa un bambino per miracolo, ma per scelta di una donna, che ci mette carne e sangue (e a volte nemmeno la sua scelta è sufficiente). Ognuno agisce poi secondo coscienza personale, fede religiosa, quello che gli pare.

Mi interessa, però, la scelta di Sarah Palin, nominata vice di John McCain nonostante la sua inesperienza, in apparenza perché a) è una donna e b) è una donna conservatrice con un figlio down, avuto da poco quando ne aveva già quattro. Teniamo presente, qui, che Sarah Palin è più o meno un Presidente di scorta: se McCain dovesse vincere e successivamente tirare le cuoia, il nuovo Comandante delle Forze Armate e Capo dell’Esecutivo sarebbe questa bella signora di quarantaquattro anni, la cui scelta viene attualmente celebrata dal solito Foglio come meravigliosa e umana. In contrapposizione alla scelta di qualsiasi altra donna, il 90% negli Stati Uniti per la precisione. Il 90% delle donne che aspettano figli down decidono di interrompere la gravidanza. Questo, ovviamente, è un peccato delle donne americane, un segno della loro mancanza di carità, di abnegazione, di rispetto per la vita. Le donne di una volta, che non potevano scegliere, accoglievano questi figli con la stessa gioia di quelli sani.

Le brave donne di una volta. Le brave donne come Sarah Palin.

Giudicare gli altri per scelte del tutto personali è diventato uno sport nazionale. Sarah Palin sbandiera la sua scelta personale sotto il naso degli antiabortisti, guardate un po’, con me non avrete mai più il problema di andare a picchettare le cliniche dove le poche adolescenti che hanno ricevuto uno straccio di educazione sessuale vanno a farsi prescrivere la pillola (anche la pillola è MALE, per gli antiabortisti americani). Questo non è solo offensivo per le donne che decidono di non portare avanti una gravidanza, di farla diventare un bambino. E’ offensivo anche nei confronti di questo ultimo figlio, Trig, che da persona – peraltro persona con problemi fisici e mentali che richiederanno cure costanti per tutta la sua vita – diventa simbolo, strumento di campagna, guardate-che-brava, e voialtre che non ci riuscite siete meno che donne, siete meno di niente. Continueranno così: ad usare i malati per accusare i sani.

30 agosto 2008
12:42, sabato
Giulia Blasi
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Commenti : 25
 
25 commenti

(#) Quello che disse sara

sabato 30 agosto 2008 alle 16:04

1

ci ho pensato anche io, davvero.
ho pensato quasi che questa donna l\’abbia comprato questo figlio malato.
un po\’ spaventa.
ma…ad essere sincera…sapere che il 90%delle donne usa abortisce un figlio dwn, sinceramente,mi spaventa lo stesso.

(#) Quello che disse prosaica

sabato 30 agosto 2008 alle 19:11

2

Il 90 per cento delle donne abortiscono i figli down perché non hanno scelta. Un figlio down ha bisogno di molte cure. Non solo cure “di emergenza” ma di lunghe sedute col logopedista, col fisioterapeuta. La famiglia probabilmente ha bisogno di uno psicologo. Insomma, il figlio down ha bisogno di tanto tempo (in America sospetto anche di tanti soldi, vista la mancanza di un’assistenza sanitaria pubblica). Non per qualche mese o qualche anno, come i bimbi normodotati: per decenni.

E allora? Chi lavora per vivere cosa fa? Chi ha già tutto o quasi il suo tempo occupato? Deve rischiare, per un bimbo non ancora nato, di trascurare quelli che ci sono già? Il matrimonio? E (lasciatemelo dire, accidenti) la carriera faticosamente costruita?

Sarah Palin non ha nessuno di questi problemi. E’ tornata a lavorare tre giorni dopo il parto. Chiunque siano le persone su cui graveranno le richieste di tempo del neonato, non sarà certo fra loro – rinunce di carriera sembra che non le risultino necessarie.

Mi pare una scelta non così difficile. Nel mio piccolo, l’ho fatta anch’io: a 37 anni, ho rifutato l’amniocentesi. Perché pur non essendo la Palin, ho preferito rischiare di dover mettere il mio intero stipendio nelle mani di qualcuno che si occupasse di mio figlio malato mentre lavoro che rischiare di perderlo per il test (nel mio caso la gravidanza era gemellare e il rischio amnio assai maggiore).

Inoltre, ho scelto di non fare figli oltre i 40 anni, proprio per diminuire il rischio. La Palin ha fatto un’altra scelta; forse, al suo posto, l’avrei fatta anch’io. Purtroppo la stragrande maggioranza delle americane (il 90 per cento, pare) non sono al suo posto. Non ci vanno neanche vicino.

Infine, ricordo che questa simpaticona è contraria all’aborto anche in caso di malformazioni mortali; anche in caso di stupro. Che il Foglio la lodi, non mi stupisce: le donne normali, sì.

(#) Quello che disse prosaica

sabato 30 agosto 2008 alle 19:11

3

Il 90 per cento delle donne abortiscono i figli down perche’ non hanno scelta. Un figlio down, mediamente, ha bisogno di cure. Non solo cure “di emergenza” ma di lunghe sedute col logopedista, col fisioterapeuta. La famiglia probabilmente ha bisogno di uno psicologo. Insomma, il figlio down ha bisogno di tanto tempo. Non per qualche mese o qualche anno, come i bimbi normodotati: per decenni.

E allora? Chi lavora per vivere cosa fa? Chi ha gia’ tutto il suo tempo occupato? Si vuole rischiare, per un bimbo non ancora nato, di rovinare quelli che ci sono gia’? Un matrimonio? E (lasciatemelo dire, accidenti) una carriera faticosamente costruita?

Sarah Palin non ha nessuno di questi problemi. E’ tornata a lavorare tre giorni dopo il parto. Chiunque siano le persone su cui graveranno le richieste di tempo del neonato, non sara’ certo lei – rinunce di carriera sembra che non risultino necessarie.

Mi pare una scelta non cosi’ difficile. Nel mio piccolo, l’ho fatta anch’io: a 37 anni, ho rifutato l’amniocentesi. Perche’ pur non essendo la Palin, ho preferito rischiare di dover mettere il mio intero stipendio nelle mani di qualcuno che si occupasse di mio figlio mentre lavoro che rischiare di perderlo per il test (purtroppo succede, e nel mio caso la gravidanza era gemellare e il rischio assai maggiore).

Inoltre, ho scelto di non fare figli oltre i 40 anni, proprio per diminuire il rischio. La Palin ha fatto un’altra scelta, che forse al suo posto avrei fatto anch’io. Purtroppo la stragrande maggioranza delle americane (il 90 per cento, pare) non sono al suo posto. Non ci vanno neanche vicino.

Infine, ricordo che questa simpaticona è contraria all’aborto anche in caso di malformazioni mortali; anche in caso di stupro. Che il Foglio la lodi, non mi stupisce: le donne normali, sì.

(#) Quello che disse Thumper

sabato 30 agosto 2008 alle 21:48

4

Io credo che la scelta di abortire, come quella di non abortire, non debba essere soggetta a critiche di alcun genere.
Non si è sante perché si decide di avere un figlio sapendo che nascerà non normodotato, così come non si è cattive se si sceglie di non metterlo al mondo, questo figlio.

Son scelte difficili, sia in un caso che nell’altro.

Se poi si usa una scelta del genere per fare campagna elettorale, beh, …

(#) Quello che disse Michela

domenica 31 agosto 2008 alle 03:36

5

Solo il Foglio può stabilire un parallelo ideale tra il partito repubblicano americano e la parte politica italiana di cui Ferrara si è fatto sin dall’inizio strumento intellettualmente disonesto. Diversamente che da noi (e non sono sicura di volerla sempre chiamare fortuna) in America non esistono scelte private quando ti candidi a una qualunque carica pubblica. In America se qualcuno fosse divorziato risposato con figli di vari letti, in odore di corna e con processi a carico per ogni reato di entrambi i codici, nemmeno sotto acido gli verrebbe mai in mente di candidarsi come prima carica del governo. Perchè essere divorziato ti preclude la corsa alla presidenza senza se e senza ma. Avere o non avere avuto amanti, figli sani o malati, esserti fumato canne, essere bianco, protestante, nero, cattolico, pacifista, veterano, pro choice, a favore della pena di morte o della sodomia… tutto il privato, ma proprio tutto, determina voti. Sono le regole di un sistema elettorale lobbistico, dove non esiste il concetto di bene comune, ma la vittoria è basata sulla somma di quanti più interessi individuali possibili. Sara Palin sta agli antiabortisti come Barack Obama sta ai neri e Hillary Clinton alle donne over40. Che si parli di colore della pelle, di utero o di figli, nel gioco della strumentalizzazione vale tutto, e in quel contesto anche un figlio down è una carta come le altre. Non mi scandalizzo più che sentire la pelle o il sesso del candidato usati come argomento di marketing elettorale. Che poi il Foglio cerchi di marciarci su non è una novità.

(#) Quello che disse Giulia

domenica 31 agosto 2008 alle 09:43

6

Non è strettamente vero che un divorziato non può aspirare alla Casa Bianca. Reagan era divorziato e risposato, idem McCain, che ha accannato la prima moglie (Carol) per la più giovane e graziosa Cindy, attuale consorte. Quello che conta è che la “moralità” sia specchiata: per cui, quando arrivi a contenderti il posto per la Casa Bianca, quella moglie deve essere l’unica che hai.
Dopo, puoi fare quello che ti pare (Clinton e le sue multiple amanti, Rudy Giuliani e le sue tre mogli delle quali una tradita). Prima, in campagna elettorale, no.
Edwards, per contrasto, si è giocato la carriera per essersi trombato (e forse avere messo incinta) una regista di spot elettorali con cui lavorava. Beccato, ha dovuto confessare. Ora non vale più niente. Idem Elliott Spitzer, pescato con una prostituta.
Gli standard variano.
Certo, Barack Obama con il suo matrimonio romantico e le due figlie piccole è una grande attrattiva anche per i fissati della Famiglia Americana, nonché per i giovani, che in lui riescono a vedere un punto di attrazione fortissimo. Ma i giovani, in America, non votano se non in percentuali minime.

(#) Quello che disse koshka

domenica 31 agosto 2008 alle 14:48

7

Aggiungerei che la Palin si è dimostrata favorevole, anzi entusiasta di far trivellare in lungo e in largo il suo paese d’origine, l’Alaska, nel tentativo di alimentare l’illusione degli americani che il costo del petrolio per loro diminuirà.
In tal senso mi sembra che non si curi poi troppo di lasciare ai suoi “tanti” figli un ambiente più sano.

(#) Quello che disse negra

domenica 31 agosto 2008 alle 16:02

8

Io direi che ha scelto di tenerlo proprio per fare carriera in politica.

Scusate il cinismo ma una che si dichiara anti-abortista e poi si fa fotografare con un mitra in mano non è per nulla rassicurante e il cinismo allora diventa una difesa

(#) Quello che disse Giulia

domenica 31 agosto 2008 alle 17:31

9

Molti conservatori fondamentalisti americani non vedono alcuna contraddizione fra la “difesa della vita” in embrione e l’offesa alla vita a mezzo arma da fuoco.
C’entra, credo, l’idea protestante di innocenza e colpevolezza. A differenza del cattolicesimo, secondo cui l’uomo nasce peccatore e poi passa la vita a farsi perdonare, i protestanti (non in generale, ma come linea generale) credono che le azioni dell’uomo dimostrino il suo essere o meno degno della Grazia divina.
Quindi, puoi essere giustiziato se uccidi, o ucciso mentre rapini, perché la tua vita vale meno di niente.
Però un embrione è puro.
Credo che il problema sia quello.
Ovviamente è folle, ma dove entra la religione c’è sempre un poco di pazzia.

(#) Quello che disse Marco Bastianello

domenica 31 agosto 2008 alle 17:52

10

Un antiabortista che, a quanto mi sembra di capire, è favorevole alla pena di morte?

(#) Quello che disse elofoolish

lunedì 1 settembre 2008 alle 12:13

11

neh in america credo siano pochi contrari alla pena di morte che siano o meno antiabortisti.
la difesa della proprieta’ privata viene prima di tutto, del resto il loro passato e’ il far west mica l’illuminismo…

(#) Quello che disse Anna Buba

giovedì 4 settembre 2008 alle 12:56

12

Leggo da Wikipedia su Sarah Palin:

“La Palin è di tendenze conservatrici: è favorevole alla pena di morte, è membro del movimento Pro-Life ed è socio della National Rifle Association.”

Alla faccia della coerenza!!! e secondo me è veramente troppo per una persona sola.

Mi verrebbe da dire: magari ti salvi dall’aborto e poi ti fa fuori lo Stato (o il vicino di casa con il fucile)

Saluti
P.S. Altre curiosità: è contraria all’educazione sessuale nelle scuole, alla contraccezione (sic), è per l’introduzione dell’insegnamento creazionista nelle scuole, è contro i matrimoni gay (ma va?), non crede alla causa umana dell’effetto serra ed è favorevole alle trivellazioni nel pacifico (insomma è il contrario di ambientalista…). Ah, dimenticavo, pratica la caccia…

(#) Quello che disse BlackCat

giovedì 4 settembre 2008 alle 23:56

13

Ma la signora gli prepara i pasti a suo figlio? Lo porta tutte le mattine all’asilo, sperando che non abbia nessuna crisi lungo la strada? Tutti i giorni lo accompagna dal logopedista, dal cardiologo, dal fisiatra, dallo psicomotricista, dal neuropsichiatra, attendendo le parole degli specialisti con il groppo in gola? Tutte le sere lo mette a letto, guardandolo con amore mentre ha gli occhi chiusi e sperando che i suoi sogni siano meno duri della vita che fa? Non credo proprio. E i figli è troppo comodo farli così. Che se ne vada un po’ affanculo la signora Palin, va… (scusassero lo sproloquio, eh)

(#) Quello che disse roberta sg

venerdì 5 settembre 2008 alle 11:09

14

la cosa che mi fa più schifo della questione è che sia stato “usato” -perdonate il termine forte- un bambino down per scopi elettorali. Il figlio down. una madre che usa il figlio down per farsi bella agli occhi del mondo in quanto madre coraggiosa e contraria all’aborto. Il rispetto per il figlio diverso dov’è? Mettere al mondo un figlio diverso e poi mancargli così di rispetto. Sarebbe stato meglio se avesse abortito.

(#) Quello che disse Michela

venerdì 5 settembre 2008 alle 11:40

15

A me non scandalizza affatto.
Se si fosse saputo che la paladina del no all’aborto aveva abortito un figlio malato, non sarebbe stata additata dagli avversari per la sua mancanza di coerenza, usando di fatto il figlio morto per screditarla?
Cosa dire di Cindy McCain che lotta contro il cancro e viene definita coraggiosa, come se un malato che si cura fosse automaticamente migliore di un sano? Usano una malattia per accreditarsi, ok. E’ squallido? Non sono sicura che sia molto più squallido che ergersi paladino della famiglia tradizionale cristiana quando si hanno situazioni di vita che tutto sono fuorchè quello, come accade qui.
Noi le incoerenze le stigmatizziamo. Perchè le coerenze sarebbero invece strumentalizzazioni?

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 5 settembre 2008 alle 11:45

16

Michi, per quanto mi riguarda non è la coerenza ad infastidirmi, ci mancherebbe. E’ il fatto che il prodotto di questa coerenza venga usato a fini elettorali; e il fatto che chi sostiene la scelta di Sarah Palin come unica via virtuosa e morale la sbandieri per provare che lei è brava e quelle che invece abortiscono no.
La libertà di coscienza implica anche il rispetto per le libertà altrui. Io non giudico Sarah Palin per la sua scelta di portare avanti la gravidanza. Giudico il suo diritto ad usare quel bambino come bandiera.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 5 settembre 2008 alle 11:45

17

(Cindy McCain ha il cancro? Non era Elizabeth Edwards?)

(#) Quello che disse Michela

venerdì 5 settembre 2008 alle 11:59

18

Giulia, siamo nell’ambito del marketing più spinto. La Palin è il prodotto perfetto per un settore di mercato elettorale americano preciso e ben identificato, che è antiabortista proprio perchè crede esattamente che chi abortisce sia una persona peggiore degli altri. In una campagna elettorale come quella non devi solo avere delle idee molto chiare: devi incarnarle, esserne icona immediatamente riconoscibile. La Palin è salita sul palco con tutti i figli, ma Obama ha fatto esattamente la stessa cosa. Il fatto che siano figli sani non inficia di un grado la considerazione che i bambini non dovrebbero essere usati per vincere elezioni. Ma oggettivamente io la differenza tra l’uso di un figlio sano e quello di un figlio malato non la vedo. Se i coniugi Obama non avessero avuto figli da sfoggiare sul palco, avrebbero perso il target che pensa che chi non ha figli non può capire i problemi di chi ha figli, e magari ci avrebbero aggiunto che Michelle Obama è una donna che pensa solo alla carriera.
Il gioco dell’identificazione non consente sfumature etiche come lasciare semplicemente i figli a casa.

p.s.
hai ragione, è la Edwards. Ma il discorso sulla strumentalizzazione non cambia.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 5 settembre 2008 alle 12:36

19

Michi, scusa, ma non sono per niente d’accordo: un figlio sano è “famiglia americana”, un figlio malato è “donna coraggiosa e rispettosa della vita” (mentre le altre non lo sono). La malattia di Trig è stata comunicata, usata, rimarcata ed esibita. Non è solo un figlio di cui si parla, è un figlio di cui si parla perché ha la sindrome di Down: Willow e Piper Palin, che non sono incinte, non sono in guerra e sono sane, hanno avuto considerevolmente meno screen time di Trig, Bristol (incinta) e come diavolo si chiama quello più vecchio che è in Iraq.

(#) Quello che disse Anna Buba

venerdì 5 settembre 2008 alle 13:18

20

Le proprie condizioni familiari non sono cose da sbandierare: non c’è nessun merito o demerito nell’aver figli sani o malati che siano o non averne per niente, o che studiano o che vanno in guerra o fanno figli a loro volta…
I meriti o demeriti sono quelli che si conquistano sul campo e la signora in questione può soltanto prendersi l’appellativo di “grande stronza”.
Con tutto il rispetto…
e a un certo punto, della politica americana, chissenefrega!?! Tanto repubblicani o democratici che siano non c’è poi tutta quella differenza

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 5 settembre 2008 alle 13:23

21

Errore, Anna Buba: fra governi repubblicani e democratici esistono differenze sostanziali di approccio all’economia, ai diritti civili e al benessere sociale, non sono come PD e Pdl una faccia una razza.

(#) Quello che disse Anna Buba

venerdì 5 settembre 2008 alle 14:01

22

@Giulia. sei un’ottimista! I democratici sono solo un po’ meno peggio. E poi s’è visto in questi anni che differenza: hanno solo fatto scelte differenti su chi andare a bombardare.

Inoltre sono mesi che i giornali vanno avanti in prima pagina co ’sto Obama, le primarie, la clinton, maccaine e ora la talebana: ma basta!
Gli italiani già non si occupano della propria politica, figuriamoci quella degli altri!

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 5 settembre 2008 alle 14:07

23

Personalmente mi occupo di questa e di quella, ma soprattutto, è ingenuo pensare che quello che avviene in America non ci riguardi nemmeno un po’. Il governo italiano sotto Berlusconi sta cercando da anni di replicare il sistema americano, senza tenere conto né dei suoi svantaggi, né della sua scarsa adattabilità all’Italia. Inoltre, immaginati che tragedia per la Lega dover fare i conti con un presidente figlio di un immigrato africano, meticciato con una donna bianca americana: roba che Calderoli si sveglia di notte sudando freddo per il terrore che un nègher gli scopi la figlia.

(#) Quello che disse Michela

venerdì 5 settembre 2008 alle 16:20

24

GIULIA:
“…un figlio sano è “famiglia americana”, un figlio malato è “donna coraggiosa e rispettosa della vita” (mentre le altre non lo sono).”

Se il problema è: “uso del bambino”, Trigg va tutelato esattamente come sono tutelati gli altri figli degli altri candidati, cioè zero. Finchè vedo un bambino di chiunque sul palco delle convention (ma nelle piazze a manifestare vale identico), Trigg è solo uno in più. Non è la sua malattia che aumenta il mio fastidio.

Se invece il problema è che l’uso del bambino serve alla madre per dire di essere una donna migliore delle altre, non capisco dove stia lo scandalo: per perseguire l’ideale di beatificazione del candidato, qualunque mezzo spendibile mediaticamente è buono, bambino compreso. Se una figlia minorenne incinta può affossare il tuo consenso elettorale, un figlio down può risollevarlo: la logica è esattamente identica.

Quando accetti che si possano strumentalizzare le relazioni, allora vale tutto.

L’esempio delle figlie di Obama che sarebbero state meno mediaticamente esposte, per me è facilmente spiegabile: non sono elettoralmente spendibili; confronta invece quanta esposizione ha Michelle rispetto a Cindy, e ti rendi conto della sproporzione a vantaggio di Mrs Obama. Barack spende la moglie, proprio in quanto sua moglie, che gli serve molto più delle figlie. Palin spende il figlio down, proprio in quanto suo figlio, che sicuramente le serve più del marito. E ribalta la minaccia di vedersi usare contro gli altri figli, assai più imbarazzanti, sventolandoli come debolezze ben gestite che avvicinano alla gente normale.
Qualunque cosa possiamo pensarne noi, ha degli spin doctors con i controcazzi.

(#) Quello che disse Lotje

giovedì 11 settembre 2008 alle 17:47

25

Mi sembra che è facile giudicare l’uso del figlio per scopi elettorali. Tutti saranno accordo su questo. I repubblicani hanno idee che li compromettono in posizioni dubbiosi.

cmq. Quello che trovo interessante come olandesa, è che potrebbe essere igualmente facile di giudicare vostra mente italiana per la valore della famiglia, le ‘donne di una volta’ che non hanno ‘mancanza di carità’. Io preferirei qualcuno che abortisce quando gravida di una bambina down sopra una donna Sarah Palin, protrettrice della famiglia conservatrice del nuovo milennio. Che ne dici di questa dilemma?

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