Noi e voi
Serata d’estate in un paesino ciociaro arroccato su una collina, uno dei tanti borghi perfettamente conservati e dalla manutenzione impeccabile che punteggiano la provincia. Due uomini e io, si chiacchiera delle solite cose, rapporti uomo-donna, aspettative sociali per un sesso e per l’altro, condizione della donna. E mi colpisce una frase del mio fidanzato:
Non si può continuare a ragionare in termini di "noi e voi". Il "noi e voi" andava bene quando c’era bisogno di una rottura. Negli anni ‘70, quando le donne non avevano diritti, "noi e voi" era giusto. Adesso bisogna ragionare per il bene comune, non muro contro muro. Il muro contro muro non porta al bene comune.
"Noi e voi". Esiste ancora un "noi e voi"? A volte penso di sì. Quando il ministro delle Pari Opportunità se ne esce che le donne devono essere facilitate nel part time per potersi prendere cura di bambini e anziani, "noi" siamo quelle che curano, "voi" quelli che invece possono continuare a lavorare. Quando ripenso alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, "noi" siamo quelle che non hanno diritto alla salute, "voi" quelli che hanno scritto e difeso una legge indifendibile. Quando si parla di sesso, "noi" siamo quelle che sono implicitamente tenute a fare attenzione, a centellinare, a proteggere, a distribuire con parsimonia, "voi" quelli che hanno il dovere altrettanto implicito di inseguire, corteggiare, esibire, assediare. Ci sono molti "noi" e "voi" nella cultura di questo paese, molte disparità anche in senso contrario: una donna (la cui "essenziale funzione", secondo la Costituzione, è quella di badare a casa e bambini) ottiene l’affidamento dei figli quasi in automatico. Un automatismo che è comprensibile, ma non più giustificabile: i padri che si prendono attivamente cura dei figli sono sempre di più, e sono sempre meno disposti ad essere messi da parte per il pregiudizio che vuole le madri meglio equipaggiate per provvedere ai bisogni della prole. "Noi", gli angeli del focolare; "voi", gli imbranati che non sanno cambiare un pannolino o preparare una pappa. Offensivo per entrambi.
Esiste quindi ancora un "noi" e "voi", se non altro perché le differenze biologiche, nella nostra cultura e legislazione, vengono ancora adottate come linee guida per la divisione dei ruoli. Femmine passive, ricettive, accoglienti, trattate alla stregua di incubatrici; uomini potenti, normativi, decisionisti, al comando, rappresentanti dell’ordine sociale, proprietari morali di qualsiasi seme venga impiantato nelle suddette incubatrici. Chi non si ritrova nello stereotipo - donne che non vogliono saperne di famiglia, uomini bravissimi con i figli, donne che studiano ingegneria e vogliono costruire gli aerei, uomini che amano badare alla casa, donne che si accoppiano con altre donne, uomini che si accoppiano con altri uomini, donne con cromosomi XY, uomini con la vagina - si trova in difficoltà, spiazzato, scoperto, emarginato. Chi si affanna a mantenere la distinzione fra "noi" e "voi", i tradizionalisti che credono nel beneficio sociale di un ferreo mantenimento delle posizioni, difficilmente possono rendersi conto che "uomo" e "donna" non sono due blocchi unici i cui rispettivi privilegi sono scolpiti nella pietra.
"Noi" e "voi" non è qualcosa che mi piaccia o che io personalmente sostenga. E’ qualcosa che mi viene imposto, quando noto, ad esempio, che la maggioranza degli uomini non sente l’esigenza di garantire la salute riproduttiva delle donne, e la maggioranza delle donne dà per scontato di avere un ruolo di preminenza nella vita dei propri figli. Non c’è ancora una percezione di "bene comune": grazie anche alla politica del Vaticano, i due sessi rimangono arroccati su posizioni antagoniste, e vengono trattati non come individui ma come funzioni sociali la cui sopravvivenza dipende dal mantenimento di qualsiasi potere venga loro concesso.
Sono d’accordo con entrambi ma propendo di più sulla posizione del tuo fidanzato. D’accordo con te per quanto concerne una analisi nuda e cruda di come siamo messi, specie rispetto al sostegno dato alle persone dalla società (in astratto) o dallo Stato (concretamente, parlando di diritti civili, pari opportunità, e quant’altro). D’accordo con lui rispetto alla responsabilità e all’attitudine individuale, auspicabile in tutti\e e doverosa secondo me presso quelle e quelli che più hanno lucidità per notare le cose che dici.
In pratica credo che il punto sia che anche se è faticoso, e probabilmente lo è proprio molto di più per chi è maggiormente vittima di questi “malfunzionamenti”, credo sia essenziale fare gruppo tutti e tutte insieme, concentrandoci sulle cose che accumunano gli essere umani, non su quelle che li dividono. A quel punto si può partire dal guardare crudamente ciò che tu dici e cercare in prospettiva di arrivare tutti alla percezione condivisa di ciò che dice il tuo ragazzo, che mi sembra l’unica possibile, nel lungo periodo.
Completamente d’accordo. E non bisogna nemmeno essere tanto eterodossi per non ritrovarsi in quelle categorie di “noi”, basta avere un po’ di personalità e di autonomia di giudizi.
Non si tratta, ovviamente, di noi CONTRO loro; ma di far riconoscere che queste categorie esistono, e vengono quotidianamente impiegate per analisi politiche e sociali, per iniziative legislative e per giudizi professionali, eccetera. Ma quello che dobbiamo fare è insegnare a noi stesse a riconoscere quel noi, insegnare a loro a uscire da quel loro, insomma non usare tali categorie ma superarle.
Uh, ho detto una cosa molto anni Settanta, dopotutto. ![]()
E’ la cultura che ci plasma.Quello che gli esperti defiiscono imprinting della struttura sociale. Ecco perchè alle bambine si danno i bambolotti ed invece ai maschietti le auto. Neanche a me piace il Noi e Voi, anche a me piacerebbe sentir parlare di invididui!
Clelia
D’accordissimo con te, Giulia. Dunque, mamme e papà all’ascolto: diamoci da fare perchè i nostri bambini,già da ora, non pensino mai che “lei è una femmina, deve giocare con i bambolotti; io invece, che sono un maschio, posso giocare alla guerra”. Bambolotti e guerre, rosa e azzurro, femmina e maschio: i nostri figli guardano il mondo attraverso i nostri occhi. Diamoci una regolata.
Funestata da un padre probabilmente frustrato nei suoi sogni di avere un figlio maschio, che per questo mi ha tirato su a botte di “Le donne sono meno intelligenti, è provato”, mi schiero con Giulia e soprattutto con Tatalla per fare, da neomadre di femmina, la mia parte. Se “i figli guardano il mondo attraverso i nostri occhi”, i miei saranno sempre ben aperti. Augh, ho detto.
Vacanze. Compro un materassino pieno di Gormiti per mio figlio e uno pieno di Winx per mia figlia. E però ho anche mescolato un po’ le cose e quindi lei andava sul materassimo dei Gormiti ma lui non ha mai minimamente sfiorato quello delle Winx. Non solo: un giorno lei era fieramente accoccolata sul materassino dei Gormiti (che io spingevo!), incontriamo un barilotto di nove-dieci anni. Guarda mia figlia, poi guarda me con aria decisamente disgustata: ”I Gormiti sono per i maschi: dovevate comprarle le Winx!”










2008