Sorelle d’Italia

Sempre di luna e dito

Allarme du jour: le donne si comprano la Ru-486 su Internet, e spesso hanno problemi medici conseguenti a un aborto casalingo! Il presidente dei ginecologi italiani è allarmato!

Ma non mi dire.

Mi rendo conto che fumare dalle orecchie ogni volta che questa gente apre bocca è poco elegante, ma considerata la difficoltà che le donne italiane incontrano anche solo nel farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, per non parlare della corsa a ostacoli che è diventato interrompere una gravidanza, ora che così tanti ginecologi italiani - timorati di Dio, del Papa o semplicemente del primario - non effettuano più IVG. Oh, il 70%. Famo a capisse. Il 70% dei ginecologi non pratica IVG. E’ come se il 70% dei meccanici non riparasse le frizioni, nello specifico le frizioni del SUV, perché i SUV sono brutti e cattivi. L’interruzione volontaria di gravidanza è una procedura medica riservata ai ginecologi: se non vuoi praticarla, fai un altro mestiere, fai il cardiologo, fai il neurologo, levati di torno e lascia lavorare chi è in grado di tenere per sé i propri giudizi morali. Questa storia dell’obiezione è ridicola: un medico Testimone di Geova che lasciasse morire un paziente perché non vuole fargli una trasfusione verrebbe subito rimosso dall’incarico. Non capisco perché non si applichi lo stesso criterio a un medico cattolico. Non vuoi praticare le IVG perché la tua religione te lo vieta? Non fare il ginecologo.

Non è mica difficile.

Poi dicono che una abortisce in casa. Sai che novità. Lo si faceva anche prima della 194. Lo si faceva anche nell’antica Grecia. Lo si è sempre fatto. La 194 dovrebbe servire ad evitare proprio di farlo in casa. Invece di gridare allo scandalo contro le donne che fanno da sole, vedete di fare in modo che non ce ne sia più bisogno.

11 Luglio 2008
13:34, Venerdì
Giulia
Filed under : Cronaca, Salute
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15 commenti

(#) Quello che disse wonderely

Venerdì 11 Luglio 2008 alle 14:12

1

Sono d’accordissimo. Un medico non deve per forza fare il ginecologo. La ginecologia è una specializzazione che si sceglie. Se si sceglie di specializzarsi in ginecologia bisogna mettere in conto di dover praticare aborti. Se non si vuole praticare aborti non si fa il ginecologo, si fa altro. E’ semplicissimo!
Penso che un bambino delle elementari ci arrivi in due secondi…ma l’aborto è una risorsa per certi “medici” che magari sono timorati di Dio nel pubblico e poi nel privato fanno quello che vogliono…Non gli conviene arrivare a capire il ragionamento perché se no sarebbero i primi a rimetterci…

(#) Quello che disse MademoiselleAnne

Venerdì 11 Luglio 2008 alle 16:10

2

Basterebbe una legge seria che impone seriamente doveri e diritti. Basterebbe l’applicazione seria della legge che c’è e basterebbe stanare chi si fa i soldi sulla pelle della povera gente. Fare il ginecologo è un business: vuoi mettere seguire una paziente dall’adolescenza fino alla vecchiaia, e seguirla diciamo almeno una volta l’anno se va male, moltiplicato per il numero di pazienti che si hanno quanto rende? Non a caso, dati alla mano, ginecologia è la specializzazione più richiesta…

(#) Quello che disse wonderely

Venerdì 11 Luglio 2008 alle 16:13

3

Io voglio fare ginecologia, ma per aiutare le donne, non per fare come questi stronzoni…quando penso che c’è gente che sceglie ginecologia per prendere per il culo le donne mi viene un nervoso!!!

(#) Quello che disse Anna H.

Venerdì 11 Luglio 2008 alle 16:20

4

Sottoscrivo. E purtroppo non siamo soli, anche nel Regno Unito - dove un sacco di donne irlandesi vanno ad abortire - hanno lo stesso problema.http://news.bbc.co.uk/2/low/health/6558823.stm

E andando oltre, sono sempre tutti in allarme quando si tratta di salvare un embrione, poi quando i bambini crescono e servirebbero buoni servizi sociali, scuole etc. per aiutare i genitori a gestirli improvvisamente si fa il vuoto.

(#) Quello che disse seralf

Venerdì 11 Luglio 2008 alle 21:42

5

Come dici tu le leggi dovrebbero servire ad arginare gli irresponsabili “fai da te”, ma il problema è che questi qua parlano di deontologia professionale solo per quello che pare a loro.
Dove è finita l’attitudine ad aiutare il prossimo? sennò voglio dire davvero l’analogia tra medicina e meccanica diviene calzante…

(#) Quello che disse granellodisabbia

Sabato 12 Luglio 2008 alle 10:57

6

Libertà di scelta? Il collega dice che il nostro Paese ha un’ottima legge sull’aborto.Sarà anche vero che,sulla carta,è una buona legge ma allora mi viene da pensare che è il Paese che non è buono,visto che non riesce a farla applicare.Per quello che riguarda il Codice Deontologico,accidenti,lo si leggesse di più…lo si applicasse veramente…

(#) Quello che disse snakebyte

Domenica 13 Luglio 2008 alle 00:57

7

Senza offesa ma i paragoni che hai usato sono del tutto sbagliati.

Ce n’è di differenza tra un meccanico e un ginecologo… e c’è nè di differenza tra un feto e una frizione.

Come c’è differenza tra una cura che servirebbe a salvare un uomo ed una procedura che ucciderebbe un feto.

In casi generali se una donna non abortisce, non è in pericolo di vita, per cui non vedo perchè un medico dovrebbe essere costretto ad una terapia del genere.

E’ vero che ci sono quei ginecologhi che di facciata non fanno aborti e poi li fanno in segreto facendosi pagare, molte volte anche in modo pericoloso, ma non si può risolvere il problema imponendo l’aborto a tutti, visto che oltre i medici furbetti ci sono anche quelli che non vogliono assolutamente e sinceramente uccidere un feto.

Non è neanche una questione di religione, visto che gli obiettori non sono solo cattolici.

Come ho già detto c’è molta differenza tra una trasfusione di sangue che sicuramente potrebbe salvare una vita e l’aborto.

Io sono contro l’aborto ma sono anche contro l’imposizione delle idee. Il libero arbitrio è questo: libertà di scelta… per cui se tu madre vuoi avere tutta la libertà di scegliere se abortire o meno, perchè sei così presuntuosa di imporre l’aborto ad un medico che non vorrebbe farlo?

E’ vero che un medico ha l’obbligo di curare un paziente ma il principio sbagliato è considerare l’aborto una cura… cosa che come ho già ribadito più volte sopra non è.

(#) Quello che disse Giulia

Domenica 13 Luglio 2008 alle 10:09

8

L’aborto è ANCHE una cura, in alcuni casi. In ogni caso, è una procedura medica legale: se lo si considerasse un omicidio, come suggerisci tu, non sarebbe legale.
Il punto è che sono tutti bravi a difendere l’embrione, ma della persona che deve farlo diventare una persona, e che ci mette budella, carne, sangue e salute, non frega niente a nessuno.
Per quanto mi riguarda, un feto non è una persona giuridica. Può essere una persona “emotiva” dal momento in cui la madre decide di portare a termine la gravidanza, ma prima di allora non è una persona, e la terminazione di una gravidanza non è un omicidio.
Si può “uccidere” qualcuno che è nato. Un’interruzione di gravidanza non uccide, termina una gravidanza.
Questo atteggiamento mentale, di giudizio costante nei confronti delle donne che decidono di abortire, è quello che permette l’agghiacciante situazione attuale: ginecologi che si fingono obiettori, medici che non danno la pillola del giorno dopo, donne che abortiscono con i farmaci anti-ulcera.

E’ un figlio se decidi di metterlo al mondo. Altrimenti non è un figlio. Non è nemmeno una persona. Tutto il resto è religione, superstizione o convinzioni etiche personali che non possono diventare legge. E se vuoi fare il ginecologo, fai il ginecologo.

(#) Quello che disse snakebyte

Domenica 13 Luglio 2008 alle 13:29

9

La questione qui non è pro o contro aborto, questione complicata e delicata i cui scontri e discussioni sono anche inutili.

La questione qui è obbligare qualcuno a fare qualcosa contro i suoi principi e le sue idee (principi ed idee che non fanno male a nessuno).

La domanda che avevo posto è questa: se si vuole essere liberi di abortire, perchè imporre l’aborto a medici che non vogliono farlo?

Ci sono altri modi per ovviare al problema di quel 70%.

Il diritto all’aborto non può prevaricare il diritto di qualcun altro… essere ginecologo dubito che significhi solo ABORTO.

Si tratta di una questione che va oltre il conceto di aborto stesso: il rispetto delle libertà e idee altrui.

(#) Quello che disse Giulia

Domenica 13 Luglio 2008 alle 15:27

10

Il rispetto delle libertà ed idee altrui passa anche, credo, per la scelta di una branca della medicina che non preveda il rifiuto di una pratica. Perché se tu fai il ginecologo ma non vuoi praticare aborti in un paese dove l’interruzione di gravidanza è stata resa legale e sicura entro il terzo mese da una legge specifica, allora stai impedendo di fatto l’applicazione della legge stessa, nonché mettendo le donne che vogliono farvi ricorso nella condizione di dover rinunciare a quella scelta.
Non sono due libertà che fanno pari. Tu ginecologo ti potrai anche sentire salvatore della vita, ma c’è una donna in difficoltà che difficilmente si sentirà felice di averti aiutato a sentirti più buono e più puro.
Morale della favola: FAI-IL-CARDIOLOGO. Fai quello che ti pare. Se obietti, non sei adatto a fare il ginecologo. Perché fra i tuoi doveri c’è anche quello di aiutare una donna a scegliere una maternità consapevole, e se necessario, aiutarla ad interrompere una gravidanza indesiderata o pericolosa. Se questo non ti aggrada, fai altro.

(#) Quello che disse prosaica

Domenica 13 Luglio 2008 alle 15:37

11

Cara Giulia,

sante parole. Non ho niente da aggiungere.

Anzi si’, due parole a snakebyte: per la cronaca il rischio di mortalita’ derivante da gravidanza e parto e’ _maggiore_ di quello derivante da un aborto nelle prime dodici settimane. Quindi un medico che fa abortire una donna, anche solo perche’ questa preferisce non metter a rischio la propria salute (ad esempio, per dirne una, per tirar su i figli che ha gia’) si comporta esattamente come da giuramento di Ippocrate. Nei confronti di una persona, beninteso. L’embrione non e’ persona.

Tutti i bimbi che ci vediamo intorno, inclusi i miei, sono nati perche’ una donna ha generosamente messo in gioco la sua vita. E’ giusto che ognuno e ognuna di noi possa scegliere se rischiare la vita o no, indipendentemente dalle idee religiose del proprio medico.

(#) Quello che disse granellodisabbia

Domenica 13 Luglio 2008 alle 19:36

12

E pensare che,all’inizio,all’Art.3,il Codice Deontologico,sui doveri del medico,tratta,oltre che di tutela della vita,anche di tutela della salute intendendo per salute la condizione di benessere fisico e psichico della persona curata (il paziente).A: chi è il paziente? B:la trafila burocratica che per legge esiste,lascia il tempo alla donna che è LA paziente per il ripensamento.Nessuno dovrebbe intrufolarsi nel legittimo tempo messo a disposizione per riflettere.Vogliamo obiettare che non vengono applicate a fondo tutte le parti della legge?Questo non è legittima un diritto a prevalicare un altro diritto che è la libera scelta dell’individuo portatore di quell’evento fisiologico.Eppoi,diciamocela tutta una volta per tutte… L’Art.41,che concerne la IVG e il diritto all’obiezione di coscienza è in palese antagonismo ad una Legge dello Stato,il quale sa benissimo quali conseguenze ci sarebbero se si rendesse la IVG assimilabile ad un omicidio.

(#) Quello che disse Nino

Lunedì 14 Luglio 2008 alle 11:08

13

Non condivido l’approccio secondo me eccessivamente radicale del post. Anche in medicina, esistono situazioni limite (vedi il recente caso di Eluana) in cui francamente avrei già grosse difficoltà a decidere per me, non vorrei decidere per altri.

Sull’aborto, in particolare, io rispetto chi fa (veramente) obiezione di coscienza. Il vero errore delle legge attuale (frutto dei soliti compromessi politici, ma forse inevitabile) secondo me è stato quello di permettere l’obiezione di coscienza al di là dell’inevitabile transitorio. Mi spiego. Ad un certo punto lo Stato Italiano emana una legge che prevede la possibilità della IVG, secondo certe regole. In quel momento, un/a ginegologo/a cattolica (o comunque non favorevole all’IVG) che operava in una struttura pubblica si sarebbe trovata ad essere “obbligata” ad effettuare una operazione contraria ai propri principi etici e morali, e quindi si è permesso di esprimere la propria obiezione. Bene. Ma da quel momento, almeno da quel momento, tutti i concorsi e le assunzioni per strutture pubbliche dovevano esplicitamente proibire la obiezione di coscienza, pena decadenza. A questo punto (a distanza ormai 30 anni) nelle strutture pubbliche non ci sarebbe più nessun obiettore, e non ci sarebbe la carenza di medici che effettuano IVG. E se uno/a vuole fare il ginecologo e non praticare aborti, può sempre lavorare nel privato.

(#) Quello che disse Massimo Moruzzi

Sabato 19 Luglio 2008 alle 22:35

14

è pazzesco. a new york, i tassisti islamici che non volevano lasciar salire per motivi religiosi del cazzo i cani in auto, neppure i cani dei clienti non-vedenti, sono stati presi, giustamente, a calci nel culo. Qui, invece…

(#) Quello che disse Giorgio

Lunedì 21 Luglio 2008 alle 12:25

15

Caro Snakebyte, vedi, se tu le metti sul piano di “imporre a qualcuno di fare qualcosa contrario ai suoi principi” vai troppo lontano e nella direzione sbagliata. Siamo tutti contrari a “imporre a qualcuno di fare qualcosa contrario ai suoi principi”…la questione è assi più prosaica e assai più semplice, si tratta di un problema di contratti di lavoro, di flessibilità dei lavoratori e di esigenze dell’azienda ospedaliera pubblica. Non voglio neanche arrivare a dire, come Giulia, che l’obiettore non faccia il ginecologo e faccia il dentista o il neurologo…per quanto mi riguarda faccia pure il ginecologo, purchè lo faccia PRIVATAMENTE e PUBBLICIZZI in modo chiaro ai suoi clienti che per motivi suoi (religiosi, morali, azzisuoi) NON pratica certe terapie e NON prescrive certi farmaci (es pillola del giorno dopo)

In modo altrettanto chiaro al momento dell’assunzione deve dichiarare questa sua preclusione e io, dirigente dell’azienda pubblica, devo essere libero di NON ASSUMERLO o se lo assumo
devo essere libero di TRASFERIRLO o di LICENZIARLO se a sua preclusione mi impedisce o mi rende molto difficoltosa l’erogazione di un servizio che fa parte dei miei obiettivi aziendali. Così come l’HR manager di Beretta non è obbligato nè molto propenso ad assumere operai pacifisti non si capisce per quale motivo le aziende ospedaliere pubbliche debbano assumere gente che per suoi motivi, anche nobilissimi e rispettabilissimi (nè più ne meno di quelli degli operai pacifisti) debbano accollarsi dipendenti che non fanno pienamente il proprio lavoro….

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