All’ombra delle donne-medico
I medici sono in crisi, e lo sanno bene. Sono sempre meno numerosi, e fra un po’ a indossare i camici bianchi in corsia e nelle sale operatorie saranno soprattutto le donne. Non che qualcuno di loro ce l’abbia con le donne, sia chiaro, ma è anche evidente che la professione così come è non può reggere l’impatto di una così massiccia presenza femminile.
«Tra sedici anni in Italia ci saranno 70 mila medici in meno»: il presidente degli Ordini dei Medici, Amedeo Bianco, l’ha annunciato senza girarci tanto intorno: Rispetto al totale attuale di circa 280 mila medici vuol dire quasi un quarto in meno, un calo di 4 mila in media l’anno. Il motivo? Troppi pensionati rispetto ai futuri laureati.
Il calcolo dettagliato fa parte di una relazione di Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, la federazione che riunisce tutti gli Ordini dei medici d’Italia. «Basta fare la somma di tutti i medici che presumibilmente andranno in pensione dal 2011 al 2025 - spiega - Ogni anno si iscrivono 7400 studenti alle facoltà di medicina di tutta Italia. Di questi, 460 sono stranieri. All’incirca il 20% lasciano prima e quindi vengono immessi ogni anno 6250 medici. E’ stato così nel 2005, nel 2006 e nel 2007. Li sommiamo per 15 anni fino al 2025, sottraiamo chi va in pensione, ed abbiamo un totale di 190 mila medici, e quindi un buco di 90 mila unità. O, forse, qualcuno di meno, visto che non tutti andranno in pensione a 65 anni, anche perché la previdenza ora non favorisce chi vorrebbe lasciare la professione prima, anzi c’è la tendenza a restare. Diciamo che saranno almeno 70 mila medici in meno».
Un medico su quattro verrebbe cancellato, insomma. A meno che non si corra ai ripari. Luigi Frati, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia alla Sapienza un rimedio ce l’ha: «Aumentare il numero programmato di iscritti del 10%».
La crisi si inizia ad avvertire proprio da quest’anno. «Per la prima volta si registra quasi un pareggio tra il fabbisogno regionale di medici chirurgo (calcolato in base al numero dei medici, alle strutture ospedaliere e di persone assistite dal Servizio Sanitario nazionale) e laureati. «In base ai dati invece è ben probabile che nei prossimi anni i chirurghi inizieranno a scarseggiare», avverte Maurizio Benato. «Questa carenza può diventare un dramma se ci si arriva con questa società. Non lo sarebbe se invece vi fosse una ridefinizione del ruolo dei medici e del loro lavoro. Abbiamo i grandi ed enfatici ospedali, le strutture ad alta tecnologia. Mancano del tutto le strutture intermedie, a bassa tecnologia, dove convogliare la gran parte di quelli che ora sono i ricoveri ospedalieri: i malati cronici, le lunghe degenze, gli anziani in gran parte. La nostra popolazione invecchia rapidamente. Oggi gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 18% della popolazione, nel 2015 saranno il 22-23%. In termini di malattie e carico sulla sanità rappresentano un peso di non poco conto: alleggerire i medici di questo tipo di assistenza sarebbe un grande aiuto».
Insomma, meno medici ma più specializzati, quasi dei manager di un team multiprofessionale con diverse funzioni svolte all’interno da infermieri o figure specializzate. Prendiamo il pediatra, ad esempio: il medico si specializzerà in chirurgia pediatrica, e lasceranno agli infermieri il nursing, le fasi iniziali dello svezzamento, le attività di routine.
Dovrà cambiare il ruolo del medico di famiglia. Non potrà più rimanere chiuso nel suo studio da solo con il suo pacchetto di pazienti. Dovrà aprirsi ad altri medici associati e trasformare il suo studio in un poliambulatorio consortile in modo da svolgere il ruolo di un piccolo ospedale sul territorio.
La seconda cifra riguarda le donne. Oggi rappresentano il 35% del totale dei medici. Non sarà così in futuro. Ad essersi iscritte al primo anno delle facoltà di medicina italiane sono 4317 donne su un totale di 7673 studenti: 56 su 100, la maggioranza. Se si considerano i medici chirurgo per fasce di età si nota che tra i 25 e i 29 anni la percentuale delle donne è del 63,4%, tra i 30 e i 34 anni del 59,6% e tra i 35 e i 39 del 51,9%. «Questa femminilizzazione così profonda della professione richiede un’organizzazione molto diversa del lavoro - avverte Maurizio Benato - Perché in molte specialità è impensabile lasciare l’attività per un anno per fare un figlio e poi tornare come se nulla fosse. Chirurghi, urologi, anestesisti donne potranno fare i loro figli ma saranno necessari corsi di formazione per una riqualificazione e soprattutto dovranno superare una serie di step prima di tornare in camera operatoria».
«Lo stesso problema si sta ponendo anche in altri paesi. - Roberta Chersevani, presidente dell’Omceo di Gorizia, e unica donna a capo di uno dei 103 ordini medici in Italia, ha studiato a fondo il tema. - Che cosa fare? Molta formazione, senza dubbio, per recuperare dopo una gravidanza. Ma anche maggiore flessibilità: formule di lavoro part-time o di job-sharing, un posto diviso fra due persone finchè esiste la necessità per la famiglia. Oppure la banca delle ore che è allo studio anche in Gran Bretagna».
Per me è una cosa positiva se ci saranno + donne in ginecologia così ci saranno meno obiettori di coscienza (spero)xke una donna non penso si metta contro la 194. E poi bho non sn retrograda ma se un uomo si vergogna ad avere un androloga donna xke noi tranquillamente dovremmo avere un ginecologo uomo? che si sono bravissimi x carità, ma ho sentito di alcuni stupratori. Quindi io sono per dividere i medici, cioè x le cose che riguardano la ginecologia tornerei ad avere soltanto donne, è una questione di sicurezza poi, non è che non mi fido dei maschi ma ci sono le mele marcie come ovunque e in italia ne sentono, forse non credo perchè ci sono tanti ginecologi x carità non voglio essere sessista ma xke forse nn c’è rispetto per le donne rispetto ad altri paesi.
poi è una mia opinione bho.
[...] E’ come se molti andassero allo stadio, e altri alla musica da camera. E contano entrambi. Così all’alba del 30 giugno c’è una blogosfera che tifa per il “Trebbiatore” e quella che tira per il “Magnaccia”. Ma poi c’è quella che si occupa di altri temi, che sono politica e cose che vengono dalla vita. Come C’èWalter che parla dei ragazzi del centro Wind di Palermo (foto qui acccanto dal blog di Walter), cui oggi è scaduto il contratto. O Pennarossa che ricorda l’inaugurazione in Sicilia del monumento memoriale per chi è morto in mare cercando di raggiungere questo paese per lavorarci (foto sotto dal blog di Pennarossa). Ma anche la segnalazione che in Italia fra qualche anno ci saranno pochi medici e la maggioranza saranno donne - Sorelle d’Italia [...]
Ma che faccia tosta ha l’ordine dei medici e quei 4 primari che hanno in mano l’italia!
Ma chi si iscrive piu a medicina? a parte che e’ a numero chiuso ed entra solo chi ha i test gia risoluti (i figli dei famosi 4 primari) e i geni. Ma poi e’ cara ed entrano nella specializzazione solo i raccomandati.
Volete la mia storia?
iscritta a medicina, laureata solo con un anno fuoricorso ( per colpa dei baroni dei nostri atenei) massimo dei voti, non sono riuscita ad entrare in nessuna specializzazione, ero sempre la prima dei non raccomandati. Mio padre non era medico ( semplice operaio che si e’ fatto un sedere per mantenermi) ed io ne ho fatte di notti gratis al pronto soccorso per prendere punti! poi coprivo i medici di famiglia insomma mi sono arrangiata senza una lira per anni ( che vergogna!) e poi me ne sono andata a Londra, da Londra sono entrata nella specializzazione a Sydney ora sono a Melbourne, al mare al sole e con un buon stipendio che mi guadagno fino all’ultimo cent…e penso ai poveretti come me, figli di nessuno, bravi e senza futuro in una italia di disonesti ( vedi clinica santa rita e tante altre cosi)
Godetevi la vostra italia!










2008